L'orario di lavoro a 60 ore settimanali

..... La fattoria degli animali ....

 

A Bruxelles discutono per cambiare l’orario di lavoro
La proposta della presidenza finalndese Ue: il lavoratore potrà «scegliere» una settimana lunga 60 ore

 

- i punti più controversi della proposta

- per la Fiom, proposta inaccettabile

di Alberto d’Argenzio (dal manifesto del 5 novembre)

 

Il tempo stringe per la direttiva europea sull’orario di lavoro. Martedì la Presidenza finlandese ha riunito i ministri del lavoro dei 25 per un consiglio straordinario con all’ordine del giorno la revisione di questa norma comunitaria, da mesi campo di battaglia politico tra chi vuole totale mano libera per le imprese sull’orario di lavoro, come il Regno unito, e chi, almeno a parole, vuole un miglior equilibrio tra vita professionale e personale, come Francia e Spagna. E il tempo stringe perché la Germania, prossima Presidenza di turno della Ue non ha alcuna voglia di trovarsi tra i piedi questo dossier assai conflittuale a livello sociale e sindacale, e soprattutto perché la Commissione ha già pronta la procedura di infrazione per ben 23 Stati membri su 25, tutti "fuorilegge" secondo l’attuale testo della direttiva - che risale al 1993, emendato nel 2000.
Oggi solo Italia e Lussemburgo «rispettano la normativa»; 19 paesi la infrangono sul tempo di guardia; 21 sul riposo compensativo; 4 sul periodo in cui viene calcolato l’orario massimo di lavoro e altri 4 sull’opt out individuale, ossia sulla rinuncia "volontaria" al limite massimo di ore settimanali.
Ma tutte le infrazioni verrebbero sanate di colpo con la nuova direttiva, che di fatto regolarizzerebbe ciò che finora è proibito; ossia l’opt out (la "scelta" dell’orario tendente all’infinito); la possibilità di calcolare l’orario di lavoro sulla media di un anno e non di 4 mesi; e l’esclusione dal conteggio dell’orario di lavoro del riposo durante i turni di guardia - che invece la Corte di giustizia definisce tempo «lavorato».

Per mettere ancora più fretta ai 25 la Commissione potrebbe far partire le procedure di infrazione, già pronte, in ondate successive, dando priorità ai casi più gravi ma soprattutto iniziando a incriminare «quelli che hanno messo i bastoni tra le ruote dell’accordo», sottolinea un esperto del dossier.

Nel mirino di Bruxelles potrebbe così finire chi vuole normalizzare l’opt out, come Londra, ma anche chi, ipocritamente, dice di non volere possibili orari maratona, ma poi abusa delle maglie larghe della legge per praticare l’opt out di fatto, come Francia, Spagna e Grecia.

Per concludere un’intesa, la Presidenza finlandese presenterà martedì una nuova proposta che si muove su un asse assai pericoloso. Il limite massimo di 48 ore di lavoro settimanale diverrebbe un limite "soft", leggero, completato da un limite invalicabile di 60 ore. In più, verrebbe permesso l’opt out individuale, come chiede il Regno unito, la cui legislazione pone come tetto massimo 78 ore settimanali. Inoltre verrebbe inserita una «clausola di revisione» di tale opt out, ed è proprio su questo punto che al momento verte la battaglia politica. «E’ tutto tranne che una clausola di revisione - attacca un diplomatico italiano - in realtà perpetua senza limiti l’opt out individuale. È piuttosto una clausola di rinvio sine die". La pensano così anche Spagna e Francia, ma Londra ha con sé la maggioranza degli Stati, soprattutto grazie all’appoggio dei nuovi membri dell’est.

Soddisfatta l’Unice, la Confindustria europea, che però punta ancora più in alto: vorrebbe un opt out ancora più semplice, soprattutto per le piccole e medie imprese, e che il conteggio dell’orario di lavoro su un anno, e non su quattro mesi, diventasse la regola, non l’eccezione. Critica con la proposta è invece la Ces, la Confederazione dei sindacati europei, secondo cui «lavorare più di 48 ore è pericoloso». Ancora più critico l’europarlamento, tanto sull’«opt out volontario», che di volontario non ha quasi nulla vista l’impossibilità di scegliere in cui spesso si trova il lavoratore, quanto sul conteggio delle ore di riposo durante le guardie. «In prima lettura - spiega Alejandro Cercas, relatore del rapporto su questa direttiva - avevamo cercato di trovare un equilibrio tra salute, sicurezza e flessibilità, ora la proposta finlandese continua a privilegiare la flessibilità». Cercas invita i 25 a rivedere al meglio e non al peggio l’accordo votato dal Parlamento l’anno scorso, e promette battaglia nell’Eurocamera in seconda lettura. Intanto è chiaro che l’orologio procede al contrario: era il 1919 quando la Oit, l’organizzazione internazionale dei lavoratori, fissava in 48 ore il limite massimo lavorativo per settimana. Ora i 25 rischiano di mandarlo in soffitta.

 

Ecco i punti più «controversi»

Opt out, flessibilità per 12 mesi,tempo «di guardia» decurtato

 

Orario maratona. La durata massima dell’orario di lavoro viene fissata a 48 ore, ma, «volontariamente», il lavoratore potrà prolungarle fino a 60, calcolate su una media di «tre mesi». L’accordo tra impiegato e datore di lavoro che "scelgono" l’opt out avrà durata massima di un anno, rinnovabile. «Ogni lavoratore - specifica poi il testo - potrà ritirare il suo assenso durante i primi tre mesi dalla firma, con effetto immediato, informando il datore di lavoro per iscritto». I dati sul lavoratore in opt out dovranno essere conservati e messi a disposizione dell’autorità competente.

 

E la sua clausola di revisione. È questa la pietra del contendere. Ogni Stato membro che decide di utilizzare l’opt out dovrà inviare, dopo i primi 2 anni di attuazione e dopo una consultazione con le parti sociali, un rapporto alla Commissione Ue indicando «ragioni, settori, attività e numero di lavoratori in opt-out, oltre agli effetti sulla loro salute e sicurezza», in pratica delle cavie. Allo scadere del terzo anno, Bruxelles presenterà un rapporto comulativo accompagnato «se necessario», da proposte «appropriate per ridurre gli orari eccessivi». Dopodiché ogni Stato dovrà esaminare l’uso che fa dell’opt out «in vista di una sua fine graduale». Spagna, Francia, Italia chiedevano di fissare un termine massimo di anni all’uso dell’opt out, invece di questo meccanismo che di fatto ne rinvia ad altra data un’eventuale eliminazione.

Peggio 12 che 4. Gli Stati potranno decidere di introdurre ancora più flessibilità nell’orario di lavoro calcolando la media settimanale di 48 ore non su 4 mesi come accade ora ma su 12. Il cambio di calcolo potrà avvenire per accordo collettivo tra le parti sociali o per legge o decreto-legge, emanato dopo consultazioni con le parti sociali.
 

Tempo di guardia. Sempre dopo un accordo collettivo o per legge, previa consultazione delle parti sociali, gli Stati potranno escludere il tempo di guardia «inattivo» (sonno, pasti o altro) dal conteggio dell’orario di lavoro. Così si "viene incontro" alla maggioranza dei paesi che si lamentano dei costi del sistema sanitario, perché l’attuale normativa Ue considera tempo di lavoro «tutte le ore di guardia». E guarda caso sulla «guardia», come sul riposo compensativo si registra il maggior numero di infrazioni. Con la nuova direttiva non ci saranno più infrazioni, ma magari qualche rischio in più per la salute pubblica.

 

Proposta inaccettabile per la Fiom

Sabina Petrucci: «Daremo battaglia a Bruxelles. Ma si muova anche la politica»
 

Carla Casalini


Una delle posizioni più decise contro lo stravologimentro dell’orario di lavoro è quella della Fiom, il sindacato italiano dei metalmeccanici Cgil. «Non poteva finire che così», commenta la responsabile Fiom per l’Europa, Sabina Petrucci, di fronte all’ipotesi della nuova Proposta finalndese. Il compromesso al ribasso votato dall’europarlamento, in effetti, rischiava di sboccare in un ulteriore peggioramento, una volta arrivato nelle mani della Commissione, dei governi, di altri interessi.
«Noi continueremo a dare battaglia e a fare pressione sui parlamentari italiani perché i diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro e vita di milioni di persone in Europa siano tutelate, e abbiano voce», garantisce Petrucci. E di fronte all’eventualità di una accelerazione nella riunione di Bruxelles martedì prossimo, la dirigente sindacale annuncia: «la Fiom farà pressione sulla Fem, la Federazione dei sindacati metalmeccanici europei, perché si possa prendere una posizione comune chiara, prima di martedì».
Già il «compromesso» votato dal parlamento europeo era stato subito dichiarato «inaccettabile» dalla Fiom - a differenza delle posizioni più possibiliste di altri sindacati - perché prevedeva una possibile flessibilità di «48 ore settimanali» di lavoro per 12 mesi , nonostante prescrivesse l’obbligo della contrattazione, perché nei fatti permetteva di prolungare per un intero anno l’orario. Così come l’opt out, previsto anche solo per 3 anni, «minava alle fondamenta la contrattazione collettiva, e la rappresentanza collettiva, dei lavoratori», sottolinea Petrucci.
Su due punti in particolare la Fiom fissa i suoi obiettivi imprescindibili: eliminazione dell’opt out; e riduzione del periodo di flessibilità a 48 ore per un massimo di 4 mesi. Certo, la battaglia non sarà semplice, giacché già la stessa posizione della Cgil ci pare un po’ più "morbida", per non parlare della blanda critica della europea Ces, che per strada si è ulteriormente stinta.
Con Petrucci, discutiamo della strada minacciosa perseguita dai vertici di Bruxelles. «La discussione in Europa e nella Commissione - conferma - su alcuni temi che coinvolgono i diritti dei lavoratori sta diventando preoccupante. E sarà presto in discussione anche la Direttiva sul «distacco dei lavoratori». Per intenderci, se ad esempio una società croata vince un appalto in Italia, e vi «distaccano» i suoi dipendenti, potrebbe regolarli con i, più bassi, salari e diritti della legge croata