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Da diverse assemblee di lavoratori degli "uffici delle entrate" arrivano attestati di solidarietà verso quei lavoratori che hanno subito perquisizioni corporali e domiciliari a seguito del così detto scandalo delle violazioni in materia di informativa fiscale. Le assemblee dei lavoratori denunciano l'esagerazione costruita attorno a fatti che sono del tutto ricorrenti nella gestione delle informazioni fiscali in forme normate e previste dalla stessa legislazion che dichiara "essere accessibile pubblicamente" la conoscenza in merito alla dichiarazione dei redditi dei cittadini.
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Le RSU di Roma 5 ed il personale riunito in assemblea oggi 6/11/06 manifestano la loro solidarietà ai colleghi vittime delle perquisizioni corporali e domiciliari nell’ambito dell’inchiesta del c.d. spionaggio fiscale. Hanno parlato di illeciti accessi fatti da questi colleghi alla banca dati dell’anagrafe tributaria, ma un fatto è illecito quando è contrario a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume: in che casistica si inquadrano quei centoventotto colleghi?!? Ce lo deve spiegare il nostro vice ministro così solerte a denunciare i propri collaboratori!! Anche perché se ci troviamo di fronte ad un comportamento illecito si può tranquillamente usare lo stesso aggettivo tutte le volte che, per rendere più fondato un nostro accertamento fiscale e quindi per FARE RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO numerico e monetario così caro ai nostri dirigenti, interroghiamo la situazione reddituale e patrimoniale di soggetti terzi (clienti, fornitori, parenti ecc..) rispetto al nostro contribuente. Vorrà dire quindi che ogni volta che dovremo procedere a tale tipo di iniziativa ci faremo espressamente autorizzare dal nostro responsabile, PARALIZZANDO così l’operato dell’Ufficio. Riguardo poi alle risultanze mediatiche di tale avvenimento c’è da dire che nessuno dei nostri rappresentanti al Parlamento è a conoscenza delle modalità e della tipologia del nostro lavoro: si passa da coloro secondo i quali con i nostri potenti strumenti informatici saremmo in grado immediatamente di conoscere fino all’ultimo centesimo depositato presso le banche dei contribuenti a quelli che invece ritengono che ci sia una sorta di filtro che impedirebbe ad alcuni colleghi di procedere oltre una determinata interrogazione solo perché non autorizzati! Insomma la confusione regna sovrana ed a farne le spese siamo noi, già in passato bersagliati dall’opinione pubblica la quale ora è sempre più convinta di aver pensato il giusto tutte le volte che ci classificava solo fannulloni! Riguardo poi alla sicurezza informatica del nostro lavoro si brancola nel buio. Da chi vengono gestite le nostre password? Chi, oltre noi, può accedere al sistema informativo dell’anagrafe tributaria? Quali sono le protezioni che l’Agenzia adotta a difesa di tale strumento? A questo punto una posizione da parte dei vertici dell’Agenzia è doverosa! Nel frattempo saremo costretti a fare da soli, evitando di dare informazioni per telefono, chiedendo un’espressa delega ai contribuenti quotidianamente presenti allo sportello, domandando un’autorizzazione scritta ai nostri dirigenti in presenza di terzi rispetto al soggetto verificato.
I Lavoratori dell’Agenzia delle Entrate Ufficio di Roma 5
I LAVORATORI DELL’AGENZIA ENTRATE DI VARESE RIUNITI IN ASSEMBLEA IL GIORNO 2 NOVEMBRE 2006
Alla luce della gravità dei fatti accaduti nei confronti di colleghi indagati per i casi di presunto “spionaggio fiscale” - sottoposti a umilianti perquisizioni personali, domiciliari e del luogo di lavoro - intendono con la presente esprimere piena solidarietà e fiducia nei loro confronti.
Sentite altresì le dichiarazioni rilasciate dal vice ministro Vincenzo Visco e da altri esponenti politici contenenti affermazioni e parole di una gravità inaudite nonché dai vertici dell’Agenzia, che dimostrano la scarsa o nulla conoscenza dei meccanismi di funzionamento della banca dati dell’Anagrafe Tributaria, della tipologia dei dati - pubblici o meno - in essa contenuti e delle possibilità concesse ai funzionari riguardo alle operazioni di ricerca eseguibili sulla stessa;
Considerato che tali dichiarazioni risultano fortemente lesive della dignità e dell’onestà dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate;
Profondamente delusi dalla mancanza di un qualsiasi intervento chiarificatore da parte dei nostri vertici, nazionali e regionali, per il caso di “spionaggio fiscale”, montato su episodi marginali che possono essere sintetizzati con l’espressione “scoperta del segreto di Pulcinella”. Infatti, le dichiarazioni dei redditi sono accessibili a tutti; gli atti notarili sono rilasciati in copia dall’ufficiale rogante, a semplice richiesta; i dati catastali, ipotecari e quelli relativi ai beni mobili registrati sono a disposizione di chiunque ne faccia richiesta (l’Agenzia del Territorio ed il Pra vendono abbonamenti alle proprie banche dati). “I panni sporchi si lavano in famiglia” secondo un noto proverbio che l’Agenzia in questo caso non ha voluto seguire. Si è preferito delegare ad altri piuttosto che svolgere direttamente dei controlli interni che avrebbero sicuramente consentito di distinguere i casi di semplice curiosità da quelli di “spionaggio” (ma quale spionaggio ?). Solo in seguito e valutati concretamente i fatti, si sarebbe potuto adire l’Autorità giudiziaria. Si è persa l’ennesima occasione per sottolineare quanto di buono e di concreto ogni giorno i funzionari dell’Agenzia realizzano, in termini di assistenza al contribuente e di recupero effettivo di imposte evase;
Considerato che le enormi inesattezze e i ridicoli commenti comparsi sulla stampa e in televisione hanno danneggiato in maniera pesante l’immagine dell’Agenzia delle Entrate e dei lavoratori impegnati quotidianamente in una attività istituzionale di particolare delicatezza, centrale per il raggiungimento degli obiettivi economici del Paese;
RITENGONO OPPORTUNO E DOVEROSO L’INTERVENTO DA PARTE DEI VERTICI NAZIONALI E LOCALI DELLA AGENZIA DELLE ENTRATE AL FINE DI FORNIRE UNA CORRETTA INFORMAZIONE IN RELAZIONE A QUANTO ESPOSTO.
La magistratura, i vertici delle agenzie, il vice-ministro Visco, aspettino che i fatti dicano ciò che è successo davvero. Se la prendano con chi ha realmente fatto attività di spionaggio (anche se noi dubitiamo che vi sia qualcuno che ne ha fatta realmente) e poi, visto che non sono stati capaci di offrire solidarietà, chiedano scusa a tutti gli altri, a partire dai colleghi che hanno già condannato senza che abbiano fatto nulla di rilevante.
Rimangono fiduciosi in attesa di riscontro, ma allertati nel riservarsi di assumere insieme agli altri Uffici, ulteriori iniziative, in mancanza di adeguate risposte da parte dell’Agenzia.
Varese, 02/11/2006
I lavoratori dell’Ufficio di Varese
I LAVORATORI DELL’AGENZIA ENTRATE DI BOLOGNA 2 RIUNITI IN ASSEMBLEA
alla luce della gravità dei fatti accaduti nei confronti di colleghi indagati per i casi di presunto “spionaggio fiscale” - sottoposti a umilianti perquisizioni personali, domiciliari e del luogo di lavoro - intendono con la presente esprimere piena solidarietà e fiducia nei loro confronti.
Sentite altresì le dichiarazioni rilasciate dal vice ministro Vincenzo Visco e da altri esponenti politici contenenti affermazioni e parole di una gravità inaudite, che dimostrano la scarsa o nulla conoscenza dei meccanismi di funzionamento della banca dati dell’Anagrafe Tributaria, della tipologia dei dati - pubblici o meno - in essa contenuti e delle possibilità concesse ai funzionari riguardo alle operazioni di ricerca eseguibili sulla stessa;
considerato che tali dichiarazioni risultano fortemente lesive della dignità e dell’onestà dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate;
considerato che le enormi inesattezze e i ridicoli commenti comparsi sulla stampa e in televisione hanno danneggiato in maniera pesante l’immagine dell’Agenzia delle Entrate e dei lavoratori impegnati quotidianamente in una attività istituzionale di particolare delicatezza, centrale per il raggiungimento degli obiettivi economici del Paese;
RITENGONO OPPORTUNO E DOVEROSO L’INTERVENTO DA PARTE DEI VERTICI NAZIONALI E LOCALI DELLA AGENZIA DELLE ENTRATE AL FINE DI FORNIRE UNA CORRETTA INFORMAZIONE IN RELAZIONE A QUANTO ESPOSTO.
Rimaniamo in attesa di vedere e constatare nei fatti che i vertici dell’Agenzia delle Entrate si pronuncino sulla vicenda.
Bologna, 31/10/2006
I lavoratori dell’Ufficio di Bologna 2
Ufficio di Genova 1
Il personale dell’Agenzia delle Entrate di Genova 1, riunitosi in assemblea sindacale su richiesta del SALFI, il giorno 02 novembre alle ore 10 , in merito ai fatti del c.d. “spionaggio fiscale”, approva quanto segue:
Respinge la campagna diffamatoria in atto, volta da un lato a ledere l’immagine dell’A. F. dall’altro, alla delegittimazione delle migliaia di operatori dell’Agenzia delle Entrate che quotidianamente svolgono il loro lavoro al servizio esclusivo dello Stato, proprio nel momento in cui la politica dichiara la volontà ad una serrata lotta all’evasione fiscale in questo Paese.
Rivolge un invito ai colleghi delle Agenzie ed alle Organizzazioni Sindacali tutte, ad esprimere fattiva solidarietà a coloro che stanno vivendo sicuramente momenti difficili, nella assoluta convinzione che nella stragrande maggioranza dei casi, essi siano colpevoli di superficialità e leggerezza e non di altro.
Chiede agli Organi direttivi dell’ Agenzia, di assumere iniziative adeguate alla tutela dell’immagine dei lavoratori finanziari e di dettare inequivocabili regole in merito agli accessi alle banche dati, affinché episodi di strumentalizzazione giornalistica e di processi sommari alle intenzioni, non abbiano in avvenire a ripetersi.
Rimane fiducioso in attesa di riscontro, ma allertato nel riservarsi di assumere insieme agli altri Uffici, ulteriori iniziative, in mancanza di adeguate risposte da parte dell’Agenzia.
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