|
Intervista a Gianni
Rinaldini, segretario generale della Fiom. Che lancia un messaggio
al governo
«Smettiamola di farci del male»
Sabato in piazza contro la precarietà: «Il
centrosinistra assuma come priorità i diritti sociali e del lavoro.
Via la legge 30, la Bossi-Fini e la riforma Moratti». La Finanziaria
«è condizionata in negativo dai vincoli di bilancio. Va modificata».
Nessun patto per la produttività contro i contratti nazionali.
«Altrimenti il governo imploderà per mancanza di un progetto
alternativo»
Gabriele Polo
«Sulla Finanziaria si sta giocando una partita
che mira a creare i presupposti per dare il colpo di grazia ai
diritti del lavoro e arrivare a un nuovo assetto politico coerente
con tale obiettivo. Questo è il senso del pressing che sta facendo
Confindustria, anche se non sa ancora quale sarà il perno
istituzionale di un simile gioco. E' una partita pericolosissima».
Gianni Rinaldini giudica il confronto attorno alla manovra economica
con la prospettiva del dopo-Finanziaria. Ma prima ancora pensa alla
manifestazione del 4 novembre contro la precarietà, appuntamento che
il segretario della Fiom considera decisivo per il futuro dei
rapporti di lavoro. E da lì che partiamo.
Abbiamo alle spalle una settimana di polemiche che hanno
sconvolto l'organizzazione della manifestazione di sabato. Vogliamo
fare il punto? Il 4 novembre contro cosa e per cosa si scende in
piazza?
La manifestazione è stata indetta per mettere al centro
dell'iniziativa politica e sociale la lotta alla precarietà, ormai
divenuta la filo conduttore delle relazioni sociali. Per questo
chiediamo l'abrogazione della legge 30 sul lavoro, della Bossi-Fini
sull'immigrazione e della riforma Moratti della scuola. Cioè una
nuova legislazione per il lavoro e per i diritti di cittadinanza.
Nel frattempo è stata presentata la Finanziaria e ci si
prepara a «riformare» le pensioni. Non è possibile far finta che
questo non incida sul 4 novembre...
Sabato scendiamo in piazza per dare ai diritti del lavoro una
prospettiva di più lungo respiro, che si misura con la Finanziaria,
ma anche con ciò che accadrà da gennaio nell'annunciata
ridefinizione degli assetti contrattuali. Per quanto riguarda la
Finanziaria, il suo impianto risente negativamente della scelta di
rispettare rigidamente i vincoli di bilancio, di una campagna
elettorale centrata attorno al cuneo fiscale come soluzione di tutti
i mali. Nella manovra possiamo incontrare alcune cose interessanti e
positive (contro il lavoro nero e per la regolarizzazione degli
immigrati, ad esempio), ma perché segni almeno una piccola
inversione di tendenza rispetto al recente passato servirebbero
alcune correzioni: modifiche alle aliquote fiscali per fare in modo
che chi sta sotto i 45.000 euro di reddito ci guadagni qualcosa e il
superamento dei ticket ospedalieri. Solo per dirne due...Parigi
Detta così, quella del 4 novembre potrebbe intendersi come
la prima manifestazione di sinistra contro il governo Prodi...
Noi non vogliamo far cadere il governo - quello è l'obiettivo della
manifestazione del 2 dicembre di Berlusconi - ma chiediamo a questo
governo una nuova politica sociale fondata sulla valorizzazione del
lavoro e sul superamento della precarietà. Questi sono gli obiettivi
che avevamo quando l'abbiamo indetta - ben prima di conoscere i
contenuti della Finanziaria - e che sono stati confermati anche dopo
recenti polemiche e alcune defezioni.
Però le cose si sono messe in modo che oggi più d'uno,
soprattutto nel sindacato, dice che la Fiom è rimasta sola, isolata
dalla stessa Cgil.
Non credo che la Fiom sia sola, sicuramente non si sente tale. Ci
sono state alcune defezioni individuali, perché va ricordato che fin
dall'inizio l'unica categoria che aveva indetto il 4 novembre è
stata la Fiom. E' vero che siamo in presenza di un comunicato della
segreteria Cgil che a mia memoria non ha precedenti. Nemmeno durante
le durissime giornate di Genova del 2001. Per quanto mi riguarda la
riuscita del 4 novembre rimane la priorità. Le considerazioni sulla
situazione e sulle polemiche interne alla Cgil le farò dopo quella
data.
E allora parliamo del dopo. Il quadro politico e sociale è
in grande movimento: ne intravedi una direzione precisa?
Siamo di fronte a un'offensiva esplicita della Confindustria tesa a
far aderire il quadro politico alla centralità assoluta
dell'impresa. Su pensioni, precarietà, assetti contrattuali si
giocherà anche il futuro del governo e della politica. Ma non
sappiamo ancora con quale esito.
Cioè?
Cioè sono in molti a voler far saltare Prodi, a lavorare per una
soluzione centrista, però la «variabile Berlusconi», per ora, frena
questo esito. In sintesi non credo che Confindustria abbia ancora in
tasca una soluzione politica alternativa, mentre ha in mente
obiettivi di merito chiarissimi. Anche per questo meglio sarebbe se
il governo evitasse di farsi logorare, prendendo l'iniziativa,
dandosi una progettualità chiara e alternativa ai progetti
padronali.
Per esempio?
Per esempio sul Tfr. Qui c'è un problema delicato di
democrazia, perché i lavoratori impiegati in imprese sopra i 50
dipendenti non possono essere messi di fronte a una scelta tra la
previdenza complementare e la «consegna» del Tfr nelle mani del
governo. In primo luogo perché il Tfr appartiene a loro e hanno il
diritto di poter pronunciarsi sul suo utilizzo. Su questo non sono
stati consultati, gli si impone un semplice bivio. In secondo luogo
perché così il confronto sulle pensioni è già segnato dalle due
opzioni «proposte». E in negativo.
Insieme alle pensioni si prepara il confronto sui contratti.
Il patto per la produttività di cui si parla rischia di consegnare
alle imprese la gestione unilaterale degli orari di lavoro, da
definire con un accordo confederale azzerando il ruolo delle
categorie. Per poi spostare sul piano aziendale la contrattazione
sulle retribuzioni. In questo modo - è il vecchio obiettivo di
Confindustria che i meccanici conoscono bene - il contratto
nazionale diventa un semplice passaggio burocratico, l'impostazione
solidaristica scompare, la contrattazione aziendale diventa
puramente adattiva rispetto alle esigenze d'impresa. Con tutte le
divisioni del caso. Per la Cgil ciò costituirebbe una vera e propria
mutazione genetica. Per questo considero preoccupanti le aperture
già fatte da alcuni dirigenti sindacali. Mentre la Cgil dovrebbe
dire esplicitamente che su quei contenuti non è possibile nessuna
trattativa.
|