Pensioni, nell'Unione è di nuovo bagarre
«Il programma non è vangelo»: la dichiarazione di Vannino Chiti riaccende le polemiche. Prodi difende la manovra, che cambia ancora: bolli auto, norme sull'Iva, Irpef «più giusta»

Carla Casalini

«Il programma non è vangelo». Vannino Chiti butta un macigno nello stagno turbolento del centrosinistra proprio mentre si sono appena spenti gli echi rassicuranti sul vertice dell'Unione di fine settimana, che avrebbe rimesso insieme le varie forze della maggioranza fin qui in perenne conflitto - «non c'è nessuna fase 2», riassumeva infatti al termine il segretario Ds Fassino. Bene, il suo collega di partito e ministro per i Rapporti con il parlamento, ci pensa subito a smentirlo - in una intervista al Corsera - mettendo in dubbio che il «Programma dell'Unione», stilato per mesi onde mettere d'accordo tutte le forze differenti nella coalizione guidata da Prodi, possa essere un testo vincolante nell'azione di governo. E guarda caso, il tema che Chiti solleva è, di nuovo, la «riforma delle pensioni».
Prevedibile la levata di scudi contro la crudezza di simile dichiarazione da parte della sinistra della maggioranza. «Se il programma non è il Vangelo, Vannino Chiti non è dio», motteggia il segretario di Rifondazione Franco Giordano, chiarendo: «in quel testo la "riforma delle pensioni" non c'è, e noi non accetteremo nessuna imposizione». Gli fa eco dal Prc il sottosegretario allo sviluppo economico Aklfonso Gianni. E per l'occasione perde un po' di aplomb istituzionale anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti: «Il mandato che gli elettori ti danno è un mandato vincolante».
Il capogruppo dei Verdi alla camera, Sergio Bonelli, mette in campo Romano Prodi contro la sortita di Chiti, per parlare a tutti i moderati dell'Unione (infatti, non era venuta proprio dai leader di Ds e Margherita l'intenzione di cambiare «rotta» sulla finanziaria e la politica di governo?). Il Programma è «la Costituzione dell'Unione», premette Bonelli. Poi richiama esplicitamente il vertice del week end, e indirettamente Prodi (che ha insistito sul programma come «bussola» dell'azione), apostrofando il ministro. «Faccio fatica a capire la sue parole, quando proprio nell'incontro di sabato si è ribadito che il lavoro dell'unione nei prossimi cinque anni è l'applicazione del programma». Nel Pdci, altolà a una «riforma» delle pensioni dal capogruppo alla camera Sgobio, e da Manuela Palermi (capogruppo Pdci-Verdi al senato, la quale a Chiti rimprovera il «pessimo servizio» fatto alla tenuta del governo Prodi, «l'unico governo - sia chiaro - che noi riconosciamo».
Insomma, corre sottopelle il timore che continuino giochi per cambiare la natura, se non la guida, della compagine di governo. Nella sinistra Ds Cesare Salvi commenta mordace: «Vogliono fare il Partito democratico per poter tagliare le pensioni?». Dalla Rosa nel pugno si dicono d'accordo a cambiarle; e Lamberto Dini offre subito il suo sostegno al governo per fare «le riforme». Mentre Chiti nella giornata certca di «correggere» le proprie parole, ma ricodando che «nel programma si parla di verificare l'andamento della precedente legge Dini sulle pensioni», nei Ds interviene il ministro del lavoro Cesare Damiano a ricordare che c'è l'accordo con i sindacati per riesaminare tutta la materia pensioni a gennaio, che Cgil, Cisl, Uil hanno firmato, sul tema, «un memorandum molto preciso». Si tratta di decidere se si vuole anticipare qualche punto («definire subito i "lavori usuranti"» che andrebbero esclusi dall'aumento dell'età di pensione, ha infatti insistito di nuovo ieri Nicola Rossi, sostenuto dallo stesso Chiti).
Nella bagarre dal Molise si fa sentire sulla finanziaria e sull'operato del governo Romano Prodi: la destra sta conducendo sulla manovra una «campagna di controinformazione impressionante, per suscitare ansia nel paese». Il premier non se ne sente impressionato perché «io non faccio più tasse, come scrivono qui sui manifesti, ma tutti le pagheranno, le tasse; e la gente ha capito che la musica è cambiata, che siamo gente seria: lo vedo dal gettito delle imposte che aumenta».
Per ora, però, sulla finanziaria non cessano le ansie, anche perché cambia a ogni ora: la commissione bilancio ieri si è aggiornata con davanti il compito di esaminare mille emendamenti. Il governo, mentre garantisce che non accetterà l'emendamento parlamentare dell'Ulivo per elevare al 45% l'aliquota Irpef per i redditi sopra i 150 mila euro; per coprire il sostegno ai pensionati over75 anni annuncia un superbollo per tutti i veicoli «inquinanti». Assicura che ha «rimodulato» di nuovo le aliquoter in modo che tutti i redditi sotto i 40 mila euro non ci rimettano. E avverte che non sarà più «automatica» la «compensazione» dei 'crediti Iva' per «abbattere il pagamento delle imposte dovute»: per la «compensazione» si dovrà presentare domanda «sei giorni prima» all'Agenzia delle entrate.