|
Tfr
Un accordo sbagliato Che apre tanti dubbi
Giacinto Botti*
Nel modo sbagliato, governo, sindacati e
Confindustria hanno deciso sul Tfr dei dipendenti escludendoli da un
percorso democratico sui contenuti dell'accordo. E poco importa
quello che spiegheremo ai lavoratori per convincerli che l'accordo
non modifica, anzi in parte migliora la condizione precedente: la
sensazione è di essere stati «espropriati» del loro salario per
favorire interessi altri e per aiutare il governo a fare «cassa».
Il governo spera, con la formula silenzio-assenso, di ottenere dai
lavoratori delle aziende oltre i 50 dipendenti un gettito di circa 6
miliardi di euro, che verranno girati alla Tesoreria di Stato e
forse utilizzati per le Infrastrutture; ma le mancate entrate
possono mettere in discussione tutto l'impianto costruito. Il metodo
seguito e la formula antidemocratica del silenzio-assenso non
serviranno ad ottenere massicce adesioni: la diffidenza verso l'Inps
e i suoi buchi di bilancio non è diversa da quella verso i fondi
pensione, come testimoniano le adesioni ferme al 15%. Con l'accordo
si persevera nel cambiamento della natura del Tfr, e di per sé
potrebbe essere un fatto positivo se i soldi del Tfr fossero, con
diritto di scelta consapevole, indirizzati a favorire e sviluppare
il sistema previdenziale pubblico, a migliorare il montante
individuale, o all'apertura di un fondo integrativo per una pensione
migliore in futuro. Se servissero a costruire un patto
intergenerazionale con i giovani che svolgono un lavoro precario o
sono stati assunti dopo quella contestata riforma Dini che ha
prodotto evidenti conseguenze negative. Ma non è questa la
direzione, e l'impressione è che l'universalismo del sistema
pubblico subisca un ulteriore ridimensionamento.
Si sancisce un'ulteriore divisione non solo con i lavoratori precari
e con chi ha pochi anni di lavoro, ma tra i lavoratori di aziende
sotto e sopra i 50 dipendenti. Nel 94,4% delle imprese sotto i 50
dipendenti, circa 6 milioni di lavoratori avranno condizioni di
scelta obbligata diversa dagli altri 5 milioni delle aziende sopra i
50 dipendenti. E nelle prime, dove il sindacato è poco presente, i
lavoratori saranno «sollecitati» dal padrone a lasciare il Tfr in
azienda, o «indirizzati» verso assicurazioni private compiacenti.
L'aspetto più preoccupante dell'accordo non sta nell'oggi ma in
quello che delinea per il futuro. Si privilegia la previdenza
privata complementare aprendo i luoghi di lavoro ad assicurazioni
che venderanno rivalutazioni «da sogno» in concorrenza con i fondi
chiusi formulati con accordo sindacale.
Un assalto ai soldi dei lavoratori da parte di professionisti che
avranno di fronte sindacalisti e delegati con poca attitudine, per
fortuna, a spendersi per indirizzare i lavoratori verso i fondi
pensione chiusi. Si accetta come percorso obbligato, a causa del
continuo regresso del coefficiente di sostituzione, il ricorso alla
previdenza integrativa per avere in futuro un pensione decorosa. Il
rischio è di abbandonare il terreno del miglioramento del sistema
pubblico a ripartizione, che rimane l'unico in grado di garantire i
principi Costituzionali di democrazia sociale, contro la logica
liberista del mercato. La scelta, affrettata, sfugge alla
riflessione critica sui pericoli di un sistema finanziario che
indirizza le scelte di investimento avendo come unico riferimento il
profitto e sui fondi pensione, che sono anche soggetti a crisi e a
fallimenti, come ci ricorda il professor Gallino. E deve far
riflettere il fatto che i fondi di investimento e le assicurazioni,
che non rispondono a nessun criterio di sviluppo industriale e di
valore sociale, sono proprietari della metà dell'industria mondiale,
anche di una parte di quella presente in Italia. Ma anche per i
fondi chiusi esiste il problema di una gestione democratica degli
investimenti.
Nel futuro tavolo sulla previdenza, non sarà consentito, pena la
rottura con la nostra rappresentanza, percorrere la strada seguita
con il Tfr. Si dovrà avviare un percorso democratico, di costruzione
con i lavoratori di una piattaforma da avanzare al Governo. Il
tavolo dovrà servire a definire e a rilanciare il sistema
previdenziale pubblico, includendo la possibilità di utilizzo del
Tfr per un sostegno a favore dei lavoratori dipendenti e sanare il
rapporto con le nuove generazioni.
* Segretario Cgil Lombardia
|