Lo strano mondo

Dove tutti decidono per te e tu devi solo stare zitto

E SE PROVASSIMO A DIRE DI NO ??

 

Solo qualche decennio anno fa succedeva che se si chiedeva dei soldi ad uno prima lo si deveva sentire e vedere se era d'accordo (altrimenti, come ovvio, si sarebbe trattato di un furto).

Solo qualche anno dopo ci si cominciava a domandare (con un po di imbarazzo) se era così necessario andare sempre a chiedere al tizio il permesso di prendergli dei soldi dalle tasche. La cosa cominciava ad essere vista infatti come un dispendio di tempo rispetto all'"urgenza" delle cose.

Ora, nell'epoca della Wanna Marchi, è invece diventato normale che io ti prendo i soldi e solo se il tizio si incazza allora fermo la mano.

 

Un esempio??.

Immaginiamo delle Wanne Marchi che dal video promettono pensioni integrative da finanziare con i vostri Tfr. Cominciano col dirvi che L'inps è allo sfascio, che prenderete pensioni da fame, che il futuro è nei mercati finanziari, nel giocare in borsa i vostri soldi per farli fruttare meglio ecc.

Immaginiamo che vi dicano (dal video) che questa è l'offerta, la loro proposta di investimento, e che se entro tot giorni non dite nulla, loro considereranno valido il contratto e che verranno a casa vostra a prendervi i soldi. Magari voi protesterete quando verranno ma ormai la frittata è fatta.

Se poi estendiamo a tutto questo meraviglioso modo di stipulare contarti, alle assicurazioni, alle televendite in generale, alle proposte di investimento su questo o quel titolo, ci renderemmo subito conto che passeremo la vita a spedire raccomandate con ricevuta di ritorno per comunicare (prima che il tempo utile scada, sennò siamo fregati) il nostro esplicito diniego all'offerta.

In fin dei conti è questa la questione del silenzio-assenso, ultima e brillante invenzione dei moderni mercanti di affari.

 

Fa specie che a questo si siano ridotti i sindacati confederali che così facendo non dimostrano altro che la loro gran voglia e convinzione di voler diventare soggetti finanziari. Infatti già così ragionano. Basta vedere i commenti del dopo accordo sul TFR:

Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ''la creazione dei fondi cambiera' il capitalismo. I lavoratori potranno entrare nel governo delle imprese

Per Luigi Angeletti, leader della Uil, l'accordo ''cambiera' il Paese e lo rendera' piu' moderno''

Più chiaro ancora quanto Epifani ebbe a dire nel 2005 rispetto ai ritardi nell'avvio delle pensioni integrative "una gravissima perdita di tempo nell'apertura di un mercato rilevante" .... così facendo si 'genera una grandissima perdita di tempo nell'apertura di un mercato importante, segnando un tappo pesantissimo nel determinare aree di sviluppo'. ..... la nascita dei fondi pensione è importante, ma da sola non basta: 'Gran parte degli investimenti sarà destinata a borse e mercati stranieri. Per questo va allargata la platea delle aziende quotate in borsa. Altrimenti il rischio è che gran parte di questi investimenti vada oltre frontiera'.

Come si vede la difesa della pensione pubblica è ormai archeologia vetera da convegni in occasione della celebrazione dei centenari di questo e di quello. Oggi il problema sembra essere quello di entrare nei mercati finanziari, di giocarci li le nostre aspettative di emancipazione, di crescita sociale, di miglioramento economico, e non fa nulla se molti lavoratori (sopratutto i bassi redditi ed i precari) non potranno neppure partecipare a questo gioco d'azzardo, perchè il problema non è garantire un sistema previdenziale per tutti, ma fare le pensioni integrative con chi può permetterselo.

La cosa buffa è che tutto ciò è calcolato sull'idea che i lavoratori non vedano l'ora, ritengano anzi urgente e giustissimo poter investire finalmente i propri scarsi risparmi in titoli di borsa e legare le loro aspettative previdenziali all'andamento delle Cirio, delle Enel, delle Parmalat ecc. ecc. (se non è pazzia questa ....)

Infatti nessuno sente il dovere si provare a sentire se i lavoratori sono d'accordo o meno. Chi ha detto, infatti, che i lavoratori debbano riconoscersi nell'accordo su pensioni integrative e Tfr firmato il 23 ottobre scorso ???

 

Tutti sanno che se si chiamassero i lavoratori a votare sulla validità di quell'accordo si scoprirebbero cose ben diverse da quanto tutti oggi ci raccontano.

Ma nessuno vuole guastarsi la festa:

  • Non lo vuole il Governo che in men che non si dica si garantisce un flusso di entrate (tutto da verificare ma comunque cospiquo) che, si dice, servirà a fare ponti e strade. Ovviamente il Governo farà di tutto per accapparrarsi il massimo del Tfr disponibile ma intanto può mettere in finanziaria una previsione extra di entrate di circa 3 miliardi. Entrate ????? ma se sono soldi dei lavoratori che comunque il Governo dovrebbe essere tenuto a restituire ogni volta che un lavoratore ne farà richiesta bisognerebbe parlare di debito e non di entrata. Ma al Governo non interessano queste quisquiglie .. speriamo solo che l'aver considerato il nostro Tfr come "entrata" non sottintenda una reondita e subdola intenzione di non restiruirli.... in tempi di finanza creativa tutto è possibile.

  • Non lo vogliono i padroni che, a guardare le cose da vicino, ci hanno guadagnato non poco. Tappeti rossi per l'accesso al credito, compensazioni finanziarie da subito, sostanziali riduzioni contributive, strada spianata per le prossime riforme (pensioni e modello contrattuale). Ovviamente tutto ciò doverosamente concessogli in cambio del "nostro" Tfr.

  • E, come si diceva prima, men che meno lo vogliono i sindacati firmatari di quell'accordo.

Ecco così che il recente accordo su pensioni integrative e TFR apre in modo esplicito una nuova, quella del "non serve che tu dica la tua, so io cosa è mglio per te".

 

La nuova era si preannuncia ricca ed entusiasmante per le novità che propone dietro all'angolo.

Infatti, ecco che Montezemolo rilancia subito l'urgenza di un nuovo patto sociale (della produttività come la chiama lui), ossia di prestazioni sempre più flessibili, di orari sempre più lunghi, di salario sempre più variabile. Il governo plaude.

Il sindacato, con qualche mal di pancia (perchè sa bene cosa vuole in realtà Confindustria) un po mette le mani avanti, un po dichiara la sua disponibilità e la sua assenza di paura per confronti così importanti e vitali, ma ancora non è venuto nelle fabbriche a chiedere "cosa volete che si vada a dire alla Confindustria ??? Cosa è che vogliamo noi ??". Forse il sindacato confederale ha già una sua posizione ??? ed allora cosa aspetta a venire a vedere se siamo d'accordo ??.

 

Stessa cosa sulle pensioni. Prodi già si vanta nel suo girare il globo di avere in tasca un accordo sulle pensioni da firmare entro marzo 2007. Montezemolo dice che finalmente (anche se con ritardo) si va a dare un'altra smantellatina al costosissimo sistema previdenziale (quello che paghiamo tutto noi, lui che c'entra ??).

Praticamente tutti vogliono fare cassa sui nostri risparmi previdenziali e lo fanno dicendoci che è per il nostro bene.

Cgil Cisl Uil, intanto hanno già firmato il memorandum che Prodi dice già di avere in tasca, ma pressati dl malumore dei lavoratori balbettano. Si è un accordo, ma non proprio un'accordo. Si bisogna mettere mano all'età pensionabile ed ai rendimenti ma non come dice Prodi (come allora ??)

Alle esternazioni di Prodi che già parla come se avesse i soldi in tasca risponde infatti la Piccinini (seg. Cgil) dicendo come nel memorandum sia "indicato l’impegno del governo e delle parti sociali di affrontare da gennaio tutti i temi elencati, non la soluzione finale di ogni capitolo, perché ogni capitolo avrà bisogno di approfondimento e non certo di soluzioni precostituite ..... nessuno può arrogarsi di anticipare la discussione rispetto ai tempi concordati. Inoltre considero decisamente arrogante e segnato da volontà di rottura l’atteggiamento di chi, proprio dalla maggioranza, sollecita il governo ad atti unilaterali soprattutto su un tema delicato come sono i coefficienti di trasformazione per il sistema contributivo".

E brava la Piccinini che ne canta quattro a Prodi, ma non ci dice però cosa cosa sia allora il memorandum firmato (non ci venga a dire che non contiene ciò che Prodi sta effettivamente dicendo) ma anche non ci dice allora quale sarà la posizione sindacale al confronto sulle pensioni che si aprirà a gennaio 2007 e perchè ancora (manca solo un mese e mezzo utile) non si sia andati ai lavoratori a sentire se questi siano d'accordo ad accettare nuovi tagli sulle loro pensioni e che cosa invece questi vorrebbero andare a chiedere per migliorare le loro pensioni.

 

E' triste dover constatare quanti anni luce sia distante ormai il dibattito sindacale dai luoghi che dovrebbero essergli propri, come le assemblee nei luoghi di lavoro e dalla sana e democratica abitudine di permettere ai lavoratori di votare sulle cose che li riguardano.

 

Pensioni integrative, TFR, nuovi modelli contrattuali, nuovo accordo sulle pensioni sono tutte cos che stanno succedendo e che succederanno entro i primi mesi del 2007.

Che i padroni chiedano di poterci spremere sempre di più e meglio e che il Governo cerchi di far cassa è cosa che ci si può aspettare, ma che ai lavoratori non venga data la possibilità di discutere, di decidere e di organizzarsi questa è responsabilità principale del sindacato confederale.

ED E' QUESTO ANDAZZO CHE VA MODIFICATO

Un sindacato che presume di esistere indipendentemente dalla base che deve rappresentare alla lunga si trasforma in qualcos'altro, di diverso, di strano, di assurdo.

 

Per questo va seguito con attenzione il percorso che sta preparando l'assemblea autoconvocata delle delegate e dei delegati eletti nei luoghi di lavoro ormai fissata per il prossimo 1 dicembre a Milano.

Non è la prima volta che i delegati e le delegate hanno dovuto organizzarsi in iniziative autoconvocate per poter esprimere il loro punto di vista, ma questa volta la partita è ancora più grossa. Non si tratta solo di criticare un'accordo ma di chiedere una vera inversione di tendenza rispetto ad un fare delle organizzazioni sindacali che sta di fatto rompendo ogni legame con le dinamiche partecipative della propria base.

 

Tutti a Milano il 1 dicembre

DICIAMO IL NOSTRO NO GRANDE E GROSSO, E PTETENDIAMO CHE SIA RICONSEGNATA AI LAVORATORI ED ALLE LORO ASEMBLEE LA TITOLARITA' DI DECIDERE.

 

25 OTTOBRE 2006

 

 

COORDINAMENTO RSU

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prodi: entro marzo la riforma

 

'Entro marzo si dovrà dar luogo alla riforma pensionistica. Il protocollo è stato firmato e non è un progetto ipotetico'. Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio, Romano Prodi, riferendosi al memorandum sulle pensioni siglato con le parti sociali qualche settimana fa. 'E' chiaro che finita la Finanziaria si porrà mano alla riforma su cui si sono impegnati sindacati, Confindustria e governo', ha detto Prodi. Osservando che 'non abbiamo potuto mettere nella manovra la riforma perché nella Finanziaria non c'è posto per tutto', Prodi ha spiegato, anche alla luce dell'incontro avuto ieri con il commissario Ue Almunia, che 'andiamo avanti con i problemi di riforma strutturale tra i quali c'è l'attuazione del protocollo delle pensioni. Quando si firma un protocollo che dice che entro la fine di marzo dobbiamo riformare il sistema - avverte in conclusione - si obbedisce'.

L'accelerazione del premier sul tema della previdenza, all'indomani dell'accordo sul Tfr, ha suscitato diverse reazioni sia nella maggioranza che tra le parti sociali. A cominciare dalla Cgil che, tramite la segretaria confederale Morena Piccini, ricorda come nel memorandum sia "indicato l’impegno del governo e delle parti sociali di affrontare da gennaio tutti i temi elencati, non la soluzione finale di ogni capitolo, perché ogni capitolo avrà bisogno di approfondimento e non certo di soluzioni precostituite". Piccinini sottolinea che
"nessuno può arrogarsi di anticipare la discussione rispetto ai tempi concordati. Inoltre considero decisamente arrogante e segnato da volontà di rottura l’atteggiamento di chi, proprio dalla maggioranza, sollecita il governo ad atti unilaterali soprattutto su un tema delicato come sono i coefficienti di trasformazione per il sistema contributivo.
Deve essere chiaro - prosegue la sindacalista - che nel confronto che si dovrà sviluppare nei prossimi mesi la Cgil non ci andrà per sentirsi dire quanto bisogna tagliare sulle pensioni per fare bella figura in Europa, ma prima di tutto per porre i tanti problemi irrisolti, molti dei quali derivano dalla stessa riforma Dini, oltre a quelli macroscopici derivanti dalla controriforma Maroni come lo scalone e l’irrigidimento di tutto il sistema pensionistico".

"Vogliamo porre i problemi dei giovani - sostiene Piccinini -, a partire dai precari e parasubordinati ai quali neanche la finanziaria dà risposte ai problemi di discontinuità, se non chiedendo loro più contributi, vogliamo porre il problema del rendimento pensionistico per le future generazioni, che non può essere affrontato riducendo i coefficienti di trasformazione, vogliamo porre il problema della rivalutazione delle pensioni, anch’esso non risolto dalla legge finanziaria, così come il problema delle espulsioni precoci dal mercato del lavoro che la finanziaria affronta solo concedendo migliaia di nuove mobilità lunghe (appunto nuove espulsioni precoci).
Questi ed altri problemi altrettanto rilevanti sono nella nostra agenda, erano già stati posti al governo prima della legge finanziaria, ma non hanno trovato risposta e naturalmente li riproporremo nel confronto da gennaio in poi – conclude Piccinini”.

Sul contenuto del confronto che dovrà partire interviene anche Franco Giordano, segretario del Prc: "Siamo contrari ad una generalizzazione dell'aumento dell'età pensionabile", dice, e avverte: "Sulle pensioni la discussione deve partire dall'aumento di quelle minime perchè ci sono dei livelli bassissimi e c'è bisogno di un risarcimento sociale". Giordano sottolinea quindi che ci sono dei lavori usuranti per i quali non è possibile pretendere di prolungare l'attività lavorativa: "Sfido chiunque a vedere come lavora un operaio in fabbrica, o un lavoratore edile o una maestra d'asilo e poi - aggiunge - trovo curioso che le imprese continuino a chiedere questa riforma quando assistiamo sempre pi spesso ad imprese che mandano via i dipendenti a 50 anni".

A raffreddare i toni della polemica nella maggioranza ha provato il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani. 'Lavoreremo sulle linee concordate nel memorandum con i sindacati", ha detto: 'A gennaio avvieremo il confronto sulla base di quel memorandum e lo chiuderemo entro sei mesi. C'e' tutto in quella intesa'.

Circa le ipotesi di rimettere mano al sistema della previdenza pubblica, ''il governo deve resistere a chi lo sta strattonando in questo momento, perche' vorrebbe un ulteriore intervento in senso riformista e magari ai danni dei lavoratori, con la conseguente accelerazione del passaggio alla fase due del governo Prodi''. E' quanto ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Gian Paolo Patta. ''Sono due strade entrambe molto pericolose - ha continuato - di cui non esistono le condizioni politiche, e che condurrebbero a un'unica destinazione possibile, le elezioni politiche anticipate''.

Di tutt'altro avviso Lanfranco Turci, ex Ds e deputato della Rosa nel Pugno, secondo il quale ''l'ideale sarebbe stato anticipare alcuni elementi nella Finanziaria, come ad esempio la chiusura di una finestra. Perche' questa scissione fra manovra e riforme strutturali non ha aiutato il governo''. ''Questa divisione - aggiunge Turci - ha evitato il conflitto sindacale ma una parte del paese ha lamentato i due tempi. Ora bisogna stringere i tempi che per quanto riguarda le pensioni non e' altro che recuperare lo spirito della riforma Dini''.

 

(www.rassegna.it, 24 ottobre 2006)