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Atesia: ancora menzogne ai lavoratori dal Gruppo di Tripi
In data 20 Ottobre 2006 il
Gruppo Almaviva, di proprietà Tripi, ha emesso una circolare
informativa (di cui sotto si riporta un ampio stralcio) che è stata
affissa presso i locali di Alicos a Palermo.
Prima di commentare questo elogio della menzogna, leggiamo quanto
scritto dalle capoccette.
….L'azienda ha sempre operato nel rispetto delle leggi e degli
accordi con le parti sociali.
Nessuno può negare che Almaviva abbia assunto 4000 persone e in
Atesia abbia portato da 90 a 400 i lavoratori subordinati.
Questo piano firmato che doveva portare la trasformazione di 2000
lavoratori subordinati è stato interrotto dall'ispezione che ha
contestato gli accordi.
Riteniamo tali rilievi privi di fondamento giuridico e calunnie di
stampa creano danni all'zienda.
Il gruppo Almaviva non ha niente da temere: appena approvata la
finanziaria intende avviare la stabilizzazione di migliaia di
lavoratori.
Tuttavia vi è il rischio che tale processo non possa riguardare i
lavoratori di Atesia. Lo diciamo con rammarico ma in ossequio ad un
dovere di verità, reso ancor più forte dal timore che quelle
campagne stampa possano aver generato aspettative fuori luogo e
possano far pensare a qualcuno che dietro gli accordi e le possibili
disposizioni di legge ci sia chissà quale condizione di maggior
favore nei riguardi di Atesia.
Ad Atesia l'ispettorato chiede la stabilizzazione di tutti i
lavoratori a prescindere dall'attività effettuata e dall'analisi dei
singoli rapporti contrattuali presupposti.
Una simile pretesa si pone a nostro avviso in contrasto con quanto
previsto dal ministro del Lavoro nella circolare che distingue tra
attività inbound, cui si attaglierebbe la fattispecie del lavoro
dipendente, e l'attività out bound per le quali sarebbe praticabile
il ricorso a forme di lavoro parasubordinato.
Ma ciò che appare più intollerabile è che essa sia stata formulata
esclusivamente nei nostri confronti e non anche verso le altre 700
aziende italiane nostre concorrenti, le quali si giovano al pari di
Atesia della collaborazione di contratti a progetto per l'erogazione
dei propri servizi out-bound organizzando con le stesse modalità che
ci vengono contestate dall'ispettore del lavoro.
Che le istituzioni stabiliscano che ciò che vale per noi vale per
tutti e ci adegueremo.In caso contrario non potremo accettare
comportamenti discriminatori verso Atesia che avrebbero come unico
effetto la fuoriuscita dal marcato della stessa.
Se verrà quindi garantita completamente ad Atesia una parità di
trattamento rispetto ai propri concorrenti l'azienda sarà in
condizioni di assecondare i processi di stabilizzazione
eventualmente indotti dalla nuova normativa.
In caso contrario non avremo alternative al congelamento
dell'attuale situazione sino a che la magistratura non si sarà
espressa in modo definitivo e conclusivo sulla vicenda.
20-10-2006 …..
Ribadiamo ulteriormente il concetto che il signor Gianni Camisa,
Amministratore Delegato Almaviva, stenta a ficcarsi in testa.
NON ESISTE ALCUN COLLEGAMENTO TRA LA PRONUNCIA DELL'ISPETTORATO DEL
LAVORO E LA PUR PESSIMA CIRCOLARE DAMIANO CHE DIVIDE FRA INBOUND E
OUTBOUND (e fu lo stesso pessimo Ministro Damiano a smentire subito
l'illazione fatta circolare ad arte da Tiziano Treu, della
Margherita, partito foraggiato da Tripi)
Motivo: La circolare del lavoro, discutibilissima sotto tutti i
profili, semplicemente dichiara che gli operatori telefonici
OUTBOUND devono essere inquadrati giuridicamente come collaboratori
a progetto, mentre quelli INBOUND come lavoratori subordinati.
Punto.
Questo significa che la tipologia contrattuale da sottoporre
all'attenzione del lavoratore all'atto della firma deve essere nel
primo caso il "contratto a progetto", nel secondo caso una delle
tante forme di "contratto di subordinazione" (prova, apprendistato,
inserimento: che, ricordiamolo sempre, non significa automaticamente
"tempo indeterminato!).
Nell' "affaire Atesia" l'Ispettorato del Lavoro, purtroppo per Tripi,
ha svolto un altro lavoro: ha semplicemente cercato di verificare la
conformità delle mansioni svolte dal lavoratore con la tipologia
contrattuale fattagli sottoscrivere dall'azienda.
Poichè la stragrande maggioranza dei contratti Atesia (circa 4000) è
a progetto, ed essendo rilevata PER TUTTI l'infrazione della
subordinazione, l'Ispettorato ha concluso che non sussiste nessuna
aderenza tra mansione e contratto ed ha intimato la conversione
immediata di TUTTI I CONTRATTI IN CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO
( a questo proposito, va ricordato che una vecchia legge dello Stato
stabilisce che è da considerarsi "regola" il tempo indeterminato ed
"eccezione" il tempo determinato. Da questa osservazione giuridica
discende la conclusione ispettiva di cui sopra).
NON ESISTE ALCUN COLLEGAMENTO TRA LA PRONUNCIA DELL'ISPETTORATO DEL
LAVORO E I DELIRANTI ACCORDI DI APRILE 2006 TRA SINDACATI
CONFEDERALI E GRUPPO ALMAVIVA.
Motivo: La richiesta di un'Ispezione fu avanzata già oltre un anno e
mezzo fa dai lavoratori del Collettivo PrecariAtesia che, consci
dello sfruttamento perpetrato dall'azienda, avevano deciso di
mobilitarsi.
E' falso, incredibilmente falso, il passaggio per cui "questo piano
firmato che doveva portare la trasformazione di 2000 lavoratori
subordinati è stato interrotto dall'ispezione che ha contestato gli
accordi".
Non c'è stata alcuna contestazione degli accordi ed il perchè è
ancora una volta da ricercare nella "natura" dell'Ispezione: non si
è valutata la bontà politica degli accordi di Aprile (l'Ispettorato
non è un Partito) ma, repetita iuvant Camisi, la "conformità" della
mansione svolta dal lavoratore all'atto giuridico sottoscritto.
Si accusa la stampa di calunnia e si diffama un organo dello Stato
(l'Ispettorato appunto) responsabile di avere svolto, una volta
tanto, il proprio dovere.
Questo è inaccettabile e si potrebbero benissimo delineare gli
estremi per una querela, se solo il Ministero del Lavoro non
dormisse in piedi.
Il fatto che le pretese (vere) dell'Ispettorato, interpretate
(falsamente) dal Gruppo Almaviva come " formulata esclusivamente nei
nostri confronti e non anche verso le altre 700 aziende italiane
nostre concorrenti" è nella natura "singolare" dell'Ispezione:
quando l'Ispettorato controllerà anche le altre 700 aziende forse
deciderà ugualmente, o forse no. Nessuno lo può sapere, nemmeno
Camisa ( o forse lo sa ma non lo vuole dire perché si vergogna,
visto che sono loro che comandano in seno all’associazione che
riunisce tutti i call center).
A proposito, una corporazione di fratelli di sangue: il signor
Camisa vuole morire con tutti i filistei!
Si conclude in crescendo con un bel ricatto: "se verrà quindi
garantita completamente ad Atesia una parità di trattamento rispetto
ai propri concorrenti l'azienda sarà in condizioni di assecondare i
processi di stabilizzazione eventualmente indotti dalla nuova
normativa.
In caso contrario non avremo alternative al congelamento
dell'attuale situazione sino a che la magistratura non si sarà
espressa in modo definitivo e conclusivo sulla vicenda", pensiero
per altro esplicitato qualche settimana fa ai microfoni della Rai da
cavallo pazzo Camisa.
Questi cow-boy del terzo millennio, convinti che la legge siano
loro, non devono passare.
Questi signori, se non possono essere arrestati perchè "un ricco che
truffa lo Stato, per lo Stato non è reo" (vedere articolo 178 della
Finanziaria, che abbona a Tripi un bel pò di milioni di euro ed
incolla alla collettività il pagamento del differenziale
previdenziale pregresso e introduce la clausola pacificatoria con la
quale il lavoratore forzatamente rinuncia al contenzioso con
l'azienda), almeno abbiano la decenza di vergognarsi in silenzio.
francesco fumarola
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