Si aprono dissensi anche nel sindacato

Intesa sul Tfr, Prodi esulta. Centrodestra all’attacco. Montezemolo in difficoltà

Roberto Farneti
 

Sarà firmato lunedi pomeriggo a Palazzo Chigi il protocollo di intesa sulla previdenza integrativa, che prevede il versamento obbligatorio presso un fondo Inps di quella parte del “Trattamento di fine rapporto” maturando che i lavoratori, con la formula del silenzio-assenso, sceglieranno di non destinare ai fondi pensione. Sindacati, governo e Confindustria hanno escluso da tale obbligo le aziende con meno di 50 addetti, questo per ovviare alla difficoltà di accesso al credito delle piccole industrie. Un accordo «di grandissima importanza, il più grande passo in avanti rispetto alle critiche che hanno investito la Finanziaria», ha commentato ieri il presidente del Consiglio Romano Prodi. Va all’attacco invece il centrodestra con il solito Giulio Tremonti: «Sopra i 49 addetti - grida l’ex ministro dell’Economia - non assumerà più nessuno in Italia». Poi azzarda: «Quei soldi i lavoratori non li vedranno più».

In realtà, i problemi sono altri. La Cgil di Mestre ricorda che le aziende con più di 50 addetti sono solo lo 0, 6% del totale. Questo significa che l’intesa riguarderà pochissime aziende e poco meno della metà dei dipendenti italiani. Il governo aveva originariamente previsto di ricavare da questa disposizione un gettito di circa 6 miliardi, una sorta di prestito “forzoso” da utilizzare per le infrastrutture. Avendo dimezzato la platea, anche il gettito stimato dovrebbe dimezzarsi. C’è il rischio, insomma, che si apra un buco di 3 miliardi nella Finanziaria.

Oltre al giudizio negativo di Confcooperative, Legacoop e Confcommercio, emergono i primi dissensi pure tra i firmatari. Oggi il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, dovrà faticare non poco per spiegare alla platea dei piccoli industriali le ragioni dell’accordo. Una difficoltà mascherata ieri dietro un evasivo «i don't speak italian» (non parlo italiano). Secondo la Piccola Industria di Confindustria, infatti, la soglia individuata è ancora bassa. Non solo: se le compensazioni previste non partiranno già dal 2007 l’accordo potrebbe saltare.

Malumori anche nel sindacato. Se le critiche della “Rete 28 aprile” erano in qualche modo da mettere in conto (l’ala più radicale della Cgil chiede di sottoporre l’intesa a referendum) , la “bocciatura” da parte della Uilm non era affatto prevedibile: «E’ un accordo sbagliato - afferma Tonino Regazzi - perché costringe i lavoratori a mettere i propri soldi dove magari non vorrebbero metterli».