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Assalto alla scuola
La finanziaria prevede tagli all'istruzione
per 4,5 miliardi e 50.000 posti. I tecnici della Camera: la sentenza
Ue sulla detraibilità Iva delle auto aziendali la farà salire a 40
miliardi
Francesco Piccioni
Il diavolo si nasconde nei dettagli. E proprio
andando a spulciare nei meandri della «Relazione tecnica» che
accompagna la legge finanziaria per il 2007 si scoprono alcuni dei
(molti) rovesciamenti di segno tra annunci pubblici del governo e
atti concreti. E si scopre che il Prodi «europeo» - quello che si fa
intervistare da Repubblica al termine del vertice con Zapatero - è
decisamente più sincero del Prodi «italiano», che quotidianamente ci
tranquillizza con le sue dichiarazioni al cloroformio.
«Non abbiamo dato niente ai sindacati» - spiegava dalla Spagna -
«onestamente, i più favoriti dal progetto di legge di bilancio sono
la Confindustria, gli imprenditori». C'è poco da aggiungere: è
proprio così. Ne avevamo avuto qualcosa più di un sospetto quando
abbiamo titolato «Presi per il cuneo», ma è dalla «relazione
tecnica» che arriva la conferma più clamorosa. Per la scuola si
prevede un taglio degli organici di quasi 50.000 posti in tre anni,
per un risparmio complessivo di circa 4,5 miliardi di euro.
Il lavorio di forbici previsto è complesso. Si parte
dall'innalzamento dello 0,4% medio nel «rapporto alunni/classi». In
pratica si punta ad aumentare il numero degli alunni presenti in
ciascuna classe, con punte più elevate nelle elementari e nelle
medie superiori. Tenuto conto che negli istituti superiori le prime
classi sono già intorno alla media dei 30 ragazzi, si può immaginare
cosa può accadere. Da questa «pensata» dovrebbero risultare in
«esubero» 7.682 classi, per un totale di 19.032 insegnanti e 7.050
non docenti «risparmiati» (sono definiti proprio così).
Si prevede - ma non viene naturalmente messo nero su bianco - un
peggioramento drastico della didattica. I 185.000 ripetenti annui
sono sembrati decisamente troppi e «antieconomici»: si prevede di
ridurli di un 10%. E come? Non certo tramite l'individualizzazione
dell'insegnamento», visto che si deve peggiorare il rapporto
docenti/alunni. Si dovrà perciò «promuovere di più», a prescindere
dalla qualità della preparazione, per poter raggiungere il target di
soli 166mila ripetenti. Inutile dire che una simile manovra cozza
frontalmente contro la sbandierata necessità di accrescere lo
standard medio di preparazione degli studenti italiani.
Nella stessa direzione vanno la riduzione delle ore di lezione nei
professionali, quella degli insegnanti di inglese nella scuola
primaria, la «riconversione» (industriale?) degli insegnanti
«soprannumerari» e di quelli «di sostegno» (per «diversamente abili»
e «casi difficili»).
La ratio è esclusivamente economica: sfoltire i ranghi per ridurre i
costi. Anche il ringiovanimento della classe docente, tramite
l'inserimento in ruolo di 150.000 precari - uno degli annunci che
avevano sollevato più entusiasmo nei sindacati - si muove nella
stessa direzione: i giovani costano meno degli anziani. Tra l'altro,
fatti due conti, i neoassunti potrebbero essere soltanto la metà,
perché il governo prevede che nei prossimi tre anni andranno in
pensione rispettivamente 23, 24 e 27mila docenti. Come sia
conciliabile questa «cura dimagrante» con l'innalzamento
dell'obbligo scolastico ai sedici anni resta un mistero. Di certo
c'è solo che anche l'entità delle assunzioni sarà «da verificare
annualmente, di intesa col ministero dell'Economia». Ossia col
placet di Tommaso Padoa Schioppa.
Sarebbe facile obiettare che una finanziaria fatta da un abile
ragioniere rischia di sembrare indifferente alle conseguenze
sociali, ma almeno aggiusta i conti. Nemmeno questo, però, è vero.
Almeno secondo i tecnici del Dipartimento Bilancio del Servizio
studi della Camera.
Il governo, infatti, ha stabilito un saldo finale per la manovra
pari a 34,7 miliardi di euro; ma aveva anche deciso di non tener
conto degli effetti finanziari della sentenza della Corte di
giustizia Ue sulla detraibilità dell'Iva sui veicoli aziendali. Una
sentenza con effetti retroattivi e che costringerà lo stato italiano
a rimborsare le imprese interessate per un totale di 5,3 miliardi.
Et voilà, il totale della manovra sale perciò a 40 miliardi.
Una differenza così sensibile comporta il ricalcolo di tutto il
quadro delle entrate previste. Mentre i tecnici della Camera
avanzano dubbi anche sugli effetti finanziari della rimodulazione
delle aliquote Irpef, così come su quelli del trasferimento all'Inps
del tfr «inoptato». La «relazione tecnica» stima infatti «entrate» -
e già questo sarebbe tecnicamente opinabile, trattandosi in pratica
di un «prestito forzoso» - pari a 5,5 miliardi. Una speranza, perché
si basa su una previsione dei comportamenti dei lavoratori che andrà
verificata «solo a consuntivo». Ovvero dopo che sarà avvenuta. Se i
lavoratori, infatti, dovessero scegliere di trasferirlo alla
previdenza complementare, potrebbe «determinarsi un peggioramento
del quadro finanziario». Niente male, per un «tecnico della Bce» (Padoa
Schioppa) prestato alla politica per trarla d'impaccio.
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