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La
Fillea Cgil di Napoli, l’organizzazione sindacale dei lavoratori
edili si mobilita contro il mobbing, moderno sistema di
organizzazione del lavoro fondato sulle vessazioni e condizionamenti
psicologici
MERCOLEDI’ 11 OTTOBRE ORE 16,30
ASSEMBLEA DIBATTITO
presso l’Istituto
Italiano per Gli Studi Filosofici in Via Monte di Dio – Napoli
Parteciperanno:
Giovanni Sannino segretario generale della
Fillea Cgil, Francesco Blasi responsabile psicopatologia del lavoro
Asl Napoli 1, Ciro Crescentini Responsabile Sportello Antimobbing
Fillea Cgil Napoli, l’Avvocato Federica Maria Bonadies, il
Magistrato Donato Ceglie, l’Assessore regionale al lavoro Corrado
Gabriele, l’assessore comunale al lavoro Nicola Oddati, il direttore
dell’Osservatorio regionale Antimobbing Regione Campania Claudio
Putrella, il Presidente del Mima Marco Tosi, la segreteria della
Camera del Lavoro Ines Picardi. Il dibattito sarà moderato dalla
giornalista Patrizia Capua
ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA
CONVENZIONE STIPULATA TRA LA
FILLEA CGIL DI NAPOLI E L’OSSERVATORIO REGIONALE DISADATTAMENTO
LAVORATIVO CONTRO IL MOBBING NEI CANTIERI EDILI DI NAPOLI E
PROVINCIA
PREMESSE
Questa convenzione è il prodotto collettivo di sindacalisti,
psichiatri, psicologi, medici del lavoro, giuristi che in questi
anni hanno riflettuto sull’intima relazione esistente tra la
sofferenza mentale e la progressiva perversificazione del lavoro nel
mondo industrializzato, e hanno agito concretamente per
contrastarlo. E’ puerile immaginare che una persona venga vessata
perché il suo capo è cattivo. Un lavoratore viene aggredito perché
uno o più dirigenti, selezionati in base alla loro ferocia e
capacità di sopravvivenza, decidono che sia indispensabile, utile o
divertente perseguitare una vittima designata, in un mondo che pensa
sostanzialmente che una tale situazione sia fisiologica, necessaria
o inevitabile. La sofferenza prodotta spazia, dalla depressione alla
psicosi, con una intensità non rivelata dal chiacchiericcio
pettegolo spesso associato al dibattito sul mobbing .
L’azienda moderna è una macchina che produce, in percentuali
variabili, una grande quantità di inquinamento antropico, sotto
forma di vessazione e sofferenza, oltre che merci o servizi. E’ una
struttura complessa che si comporta spesso in modo sorprendente e
controintuitivo, che qualcuno definisce propriamente azienda totale,
ambivalente e paradossale, e che dissimula facilmente le transazioni
psicotiche al suo interno. Pochi, infatti, si rendono conto dei
danni umani ed economici che tale inquinamento produce, al mondo
circostante ma anche alla stessa azienda.
Contrastare questo fenomeno ingravescente sarà sempre più compito di
una psicopatologia del lavoro centrata non solo sull’analisi dei
vissuti, ma soprattutto sulla prevenzione e sulla cura del
lavoratore colpito, in franca antitesi ad una committenza aziendale,
che in tempi non lontani ha dato vita ad una psicologia industriale
incardinata sui temi della produttività e della selezione del
personale.
L’azienda intesa come una macchina che produce inquinamento
antropico, è un sistema complesso figlio della rivoluzione
industriale che ha stravolto gli antichi mestieri nelle fabbriche,
nelle manifatture, negli atelier, che ha dato al lavoro una durata
precisa, che si scinde dalle altre attività della vita diventando
un’attività totalizzante. L' organizzazione razionale del lavoro
fordista e taylorista, nel cui ambuto nasce la psicologia del lavoro
tradizionale, ha modificato sostanzialmente la vita dei lavoratori.
Nell’azienda la sudditanza diventa inevitabile, trasformandosi in un
elemento strutturale delle relazioni di lavoro. La metamorfosi del
lavoro realizzatasi nell’ ambito del sistema postfordista attuale ha
divelto definitivamente la centralità della fabbrica e della catena
di montaggio.
Il terzo rapporto europeo sulle condizioni di lavoro, compiuto su
21.500 lavoratori appartenenti ai 15 Stati membri dell’Unione
Europea dall’Istituto di Dublino, nella primavera del 2000, stima
che il 2% (3 milioni) dei lavoratori sono stati molestati
sessualmente e il 6% (9 milioni) sono stati oggetto di violenza
fisica nei luoghi di lavoro negli ultimi 12 mesi. Nel nostro paese
la percentuale si aggira all’incirca sul 4%. Sorprende la marcata
differenza esistente tra l'Italia e i paesi del Nord Europa,
differenza che potrebbe avere due tipi d'interpretazione. Quello che
potremmo chiamare, do Sciascia, il fronte delle palme (Italia,
Portogallo, Spagna, Grecia), si attesta saldamente, analogamente
alle percentuali riguardanti il suicidio, sui livelli più bassi.Questa
situazione potrebbe essere legata ad una trasformazione
socioeconomica che in altri paesi è avvenuta in anticipo rispetto
all’Italia e che avrebbe provocato una maggiore frequenza del
fenomeno. Oppure si spiegherebbe in base a un dato culturale. Forse
non si è sufficientemente tenuto conto del fatto che i nordeuropei,
mostrano una relazionalità del tutto diversa rispetto ai
mediterranei e cattolici iberici e italiani. E’ da notare che i
paesi scandinavi hanno tradizionalmente il più alto tasso di suicidi
in Europa. Le percentuali di quello che viene definito come
intimidazione e bullismo sul lavoro sono le seguenti:
La globalizzazione si correla con il progressivo trasferimento della
produzione nei paesi con il costo del lavoro più conveniente.
L'economia diventa virtuale, le fabbriche tendono a sparire, con il
passaggio progressivo dalla produzione di merci alla produzione di
servizi; con un incremento esasperato degli scambi finanziari che
sovrasta il mercato delle merci reali, con la sparizione progressiva
degli elementi minimi di garanzia del lavoro. In Italia, oramai la
gran parte dell’occupazione creata è atipica, part-time o precaria a
vario titolo. Diventa un problema la quantificazione economica del
lavoro, che tende a diventare sempre più arbitraria, aumentando
quindi il rischio della vessazione subdola e dell’abuso di potere.
Cresce dovunque la contrattazione decentrata, a spese ovviamente dei
contratti standard, favorendo il rapporto individuale tra lavoratore
e imprenditore, ovviamente a tutto vantaggio di quest’ultimo. Sempre
più spesso inoltre il lavoro, tra straordinari, orari flessibili,
telelavoro, invade i suoi spazi privati, rendendo un eventuale
molestia sempre più pervasiva ed infiltrante.
Sono molte in Italia le proposte di legge per contrastare il
fenomeno mobbing, alcune più interessanti, altre meno. Alcune
ricalcano il modello svedese nel quadro di una concertazione tra
sindacati e padronato, una sorta di legge 626 per la sicurezza del
lavoro concernente le molestie morali e sessuali sul lavoro. Altre
prospettano la galera per chi indulga nella vessazione lavorativa,
non valutando realisticamente l’estrema complessità dei sistemi
perversi, e la difficoltà di distinguere le vittime dalle
pseudovittime, che spesso traggono in inganno consumati
professionisti . Altre ancora hanno un tasso di demagogia tale da
essere praticamente inutilizzabili. Di certo, nessuna legge
eradicherà il mobbing da un giorno all’altro , che va considerato
come una sostanza tossica, da contrastare in maniera sistematica. In
realtà, l’elemento più importante è la capacità di resistenza
individuale, che deve però trovare un contesto normativo, sindacale
e politico che la consenta.
PROTOCOLLO D’INTESA
Tra la Fillea-Cgil, l’Osservatorio del disadattamento lavorativo
della Regione campania, la Psicopatologia del Lavoro dell’Asl Na 1
si concorda quanto segue:
1. l’Osservatorio del disadattamento lavorativo della Regione
Campania si impegna a monitorare e valutare epidemiologicamente le
situazioni segnalate dalla Fillea-Cgil;
2. la Psicopatologia del lavoro dell’Asl Na 1 diagnosticherà e
attiverà le sue risorse terapeutiche in favore dei lavoratori
segnalati dalla Fillea Cgil;
3. Fillea-Cgil, l’Osservatorio del disadattamento lavorativo della
Regione campania e la Psicopatologia del Lavoro dell’Asl Na 1 si
impegnano a studiare i complessi fenomeni della vessazione sul
lavoro e , nonché a prevenire e contrastare attivamente il fenomeno
con iniziative pubbliche di formazione e divulgazione.
4. Verranno valutate nel tempo ulteriori iniziative finalizzate allo
sviluppo di ulteriori iniziative giuridiche e legislative
indirizzate alla prevenzione e contrasto degli esiti psicopatologici
correlati alle più svariate situazioni di sofferenza (Stress,
burn-out, mobbing, bullying, superlavoro, precarizzazione, infortuni
sul lavoro, etc…).
Letto e sottoscritto
Giovanni Sannino
Segretario Prov.Le Fillea Cgil Napoli
Dr. Claudio Petrella
Direttore Osservatorio del
disadattamento lavorativo
della Regione Campania
Dr. Francesco Blasi
Responsabile Conduzione Tecnica
Osservatorio Disadattamento Lavorativo
Regione Campania
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