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Non abbattere ma stabilizzare il debito pubblico
Intervista a Riccardo
Realfonzo Professore Ordinario nell' Università del Sannio,
Dipartimento di Analisi dei Sistemi Economici e Sociali
Riccardo Realfonzo è il
promotore dell'appello degli economisti per la stabilizzazione del
rapporto tra debito pubblico e pil.
Un appello che da luglio continua ad incrementare adesioni tra i
massimi esponenti nel campo economico. Per i firmatari questa
proposta diventa una svolta necessaria orientata verso uno sviluppo
ed un'equità nel pieno rispetto dei vincoli di sostenibilità delle
finanze pubbliche.
Professore Realfonzo, rispetto all'appello da Voi promosso e il
documento programmatico finanziario 2007 a grandi linee quali sono
le differenze sostanziali?
Le differenze sono molte. Soprattutto il Dpef propone un piano di
abbattimento del debito pubblico. Il debito dovrebbe essere ridotto
di 8 punti di Pil nel giro della legislatura. Noi non siamo degli
apologeti del debito pubblico. Ma facciamo notare che non esiste
nessuna ragione per procedere a questo abbattimento del debito e che
questo tipo di politica non è opportuna nelle condizioni in cui si
trova l'economia italiana. Sarebbe molto meglio tenere sotto
controllo il debito - cioè stabilizzarne il valore rispetto al Pil -
e utilizzare tutte le risorse disponibili per rilanciare un modello
di sviluppo più equo e più equilibrato sul piano territoriale e
ambientale.
Quali processi sono necessari perchè la vostra proposta sia accolta
positivamente dal mondo politico?
Sarebbe necessario che le forze politiche della sinistra, le più
sensibili alle nostre posizioni, lo facciano proprio. Abbiamo
ricevuto molti attestati di stima e apprezzamenti. Alcuni esponenti
del governo hanno fatto proprie le nostre posizioni ma evidentemente
ciò non è ancora sufficiente.
Quai sono le maggiori difficoltà di ottenere un consenso piu' largo
sul vostro piano di stabilizzare il debito pubblico?
Ci sono molti fattori. Dal controllo dei media all'ignoranza di
certa parte del ceto politico.
Anche la sinistra presenta nuove strategie economiche e poi si
lascia influenzare dal mercato capitalista? Perchè non si vuole
uscire da questo pensiero unico?
Non dovrebbe chiederlo a me. Io sono uno studioso eterodosso, cerco
di proporre una critica del capitalismo. Provo a salire sulle spalle
dei giganti.
Nei dibattiti pre-elettorali il governo Prodi aveva promesso un
abbattimento di alcuni punti, fino a 5, del cuneo fiscale. Secondo
Lei è stata una pura campagna demagogica, o ci sono le premesse
perchè cio' possa concretizzarsi?
La finanziaria approvata dal governo ha ridimensionato la manovra
del cuneo fiscale. Staremo a vedere cosa accade in Parlamento.
Sottolineo pero' che non si tratta di una manovra da cui dovremo
attenderci molto. Infatti è una operazione volta a ridurre il costo
del lavoro e che quindi ci ripropone ancora una volta - come le
vechie svalutazioni competitive - un tentativo di rilanciare la
competitività del Paese attraverso un abbattimento dei costi di
produzione. Si tratta di un modello di competività da costi che ci
ha fatto perdere solo spazi nel commercio internazionale e che
produce iniquità e catastrofe ambientale. Dovremmo invece "saltare"
su un modello di competitività giocato sulle nuove tecnologie.
Come si prevede di creare un' equilibrio di equità fiscale tra
lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti?
Sul piano fiscale la questione è principalmente nel portare avanti
una seria lotta all'evasione e all'elusione. Una cosa tecnicamente
possibile ma che non dà grandi risultati nel brevissimo periodo.
In Italia per risanare i conti pubblici si parla molto di lotta
all'evasione. Secondo Lei, quali sono gli strumenti piu' idonei ed
efficaci per colpire l'evasione fiscale?
Su questo piano credo che Visco non stia lavorando male. Gli studi
di settore sono importanti e poi sono importanti gli incroci sui
dati bancari e l'accesso a consumi di lusso.
A partire dal dissenso espresso dai comuni, dal mondo scolastico e
dal mondo produttivo dei lavoratori, crede che questa finanziaria a
lungo termine possa essere una via risolutrice, oppure è solo un
palliativo temporaneo?
Questa finanziaria non risolve molto. La revisione dell'Irpef è
certamente molto positiva, soprattutto su un piano "simbolico",
perchè inverte la direzione di marcia rispetto al governo Berlusconi.
Poi nella sostanza si tratta di benefici contentuti che andranno
quasi solo alle famiglie monoreddito con più figli. Il problema di
questa finanziaria è che non fa molto per lo sviluppo e pone al
centro la questione della "manovra correttiva", del "risanamento"
dei conti pubblici. E invece sarebbe necessario limitarsi a
controllare il debito. In sostanza intendo dire che si potrebbero
destinare molte meno risorse al "risanamento" e molte di più per
l'equità e lo sviluppo.
Un ultima domanda. Il vostro appello è rivolto
al mondo accademico e politico. Credo che una strategia sia anche
quella di coinvolgere le persone che non appartengono a questi mondi
ma che vogliono sulla fiducia dare un contributo verso un
cambiamento.
Come possono operare in merito?
Il nostro appello parte dal mondo accademico, ma è rivolto a tutti i
cittadini. Chiunque può diffonderlo e chiunque può sottoscriverlo.
Inseriamo le sottoscrizioni di non-economisti nella sezione new del
sito
http://www.appellodeglieconomisti.com. |