ROMA. Un decalogo
per la riforma delle pensioni.
Asciutto, ma molto preciso: due
pagine e qualche riga, 9 capitoletti
in tutto e 10 punti finali che
indicano un tracciato ben preciso.
Nell’ultima pagina sei firme, tutte
molto pesanti: quella del presidente
del Consiglio Romano Prodi, dei
ministri dell’Economia Tommaso
Padoa-Schioppa e del Lavoro Cesare
Damiano e dei tre segretari generali
di Cgil, Cisl e Uil, Epifani,
Bonanni ed Angeletti. E’ il testo
del «Memorandum d’intesa» sulla
previdenza siglato nei giorni scorsi
a palazzo Chigi che detta «obiettivi
e linee di una revisione del sistema
previdenziale» come recita il titolo
del documento che La Stampa ora è in
grado di illustrare in dettaglio.
Il cuore dell’intesa, che come prima
cosa dovrebbe servire a superare lo
«scalone del 2008» introdotto da
Maroni, è rappresentato dal punto
«4», quello dedicato al
completamento della riforma. Che
«terrà conto del cambiamento del
quadro demografico ed economico
determinatosi dopo la riforma del
1995», ben sapendo che «il forte
aumento dell’aspettativa di vita e
la flessibilità e precarietà del
mercato del lavoro hanno determinato
condizioni nuove che si riflettono
sul sistema previdenziale». Una
frase che dice già molto, che segna
un punto: che può voler dire sia il
ricalcolo dell’importo degli assegni
futuri sia un inevitabile
allungamento dell’età pensionabile.
Dal confronto Padoa-Schioppa si
aspetta «impegni ben precisi»,
«risultati importanti», in grado di
stabilizzare definitivamente il
sistema al punto da non dover più
richiedere nuovi correzioni per
molti anni a venire. Il dato di
partenza sono, ovviamente, le
riforme introdotte a partire dagli
anni ‘90, che hanno introdotto i
primi meccanismi in grado di
garantire la sostenibilità
finanziaria nel lungo periodo e
introdotto quel sistema di tipo
contributivo, incentrato su un primo
pilastro pubblico a ripartizione ed
un secondo a capitalizzazione che
ora si cerca di consolidare. I primi
risultati ottenuti sono giudicati
«significativi» sia dal governo che
dalle confederazioni. Però «alcune
importanti problematiche non hanno
ancora trovato soluzione» e quindi
occorre intervenire. Innanzitutto
sulla fase di transizione della
riforma «assicurandone la
sostenibilità finanziaria» e quindi
sul «rapporto tra generazioni» per
ridurre squilibri e privilegi.
«Faremo tutto con «gradualità - ama
ripetere il ministro Damiano -.
Senza strappi».
Tanti problemi, diverse soluzioni.
«L’aumento dell’aspettativa di vita
- è scritto nel Memorandum -
sollecita soluzioni che diano la
possibilità di continuare a svolgere
un’attività di lavoro. Ciò richiede
una coerente politica articolata su
molteplici piani: lavoro part-time,
formazione, un mercato del lavoro
meno ostile ai lavoratori più
anziani, ecc.». Per il sistema
pubblico «la regola» deve essere il
«pensionamento flessibile», con
incentivi in grado di favorire «la
prosecuzione volontaria
dell’attività lavorativa di uomini e
donne».
L’impegno sottoscritto da governo e
sindacati, prevede, come è noto che
la trattativa si apra il primo
gennaio 2007 e si concluda «con un
accordo» entro il 31 marzo. Tempi
blindati, insomma, nessuno spazio
per fare melina. Tre gli obiettivi
da raggiungere in contemporanea:
equità sociale e sostenibilità
finanziaria, miglioramento delle
prospettive per giovani e garanzia
per tutti gli anziani di pensioni di
importo adeguato.
Dei 10 punti che sintetizzano le
linee guida, il primo riguarda il
sistema contributivo. Che andrà
applicato in maniera piena per
assicurare «sostenibilità» nel medio
e nel lungo periodo e accompagnato
dal «rafforzamento di criteri che
legano l’età di pensionamento
all’importo della pensione, tenendo
conto della dinamica demografica ed
economica e salvaguardando la
flessibilità nell’accesso alla
pensione» come previsto dalla Dini.
Per quanto riguarda il sistema
retributivo si dovrà prevedere un
«aumento della possibilità di scelta
basato sulla flessibilità dell’età
di pensionamento, incentrato su
misure che favoriscano
l’allungamento della permanenza nel
mercato del lavoro». Quindi si punta
a superare il divieto di cumulo per
gli anziani ma anche ad assicurare
assegni «più adeguati» rivalutando i
trattamenti in essere, ad estendere
tutele sociali e contributive a
favore dei giovani precari, ma anche
a superare i tanti «privilegi» che
ancora esistono.
A fianco del pieno decollo della
previdenza integrativa (anche per i
pubblici) ed al completamento
dell’armonizzazione del sistema
contributivo per tutte le categorie,
il memorandum prevede anche l’avvio
del processo di riordino e
razionalizzazione degli enti
previdenziali (il Tesoro punta ad
arrivare in tempi brevi ad un ente
unico) e azioni di contrasto
dell’evasione contributiva. Impegni
precisi, messi nero su bianco. Che
vincolano il governo ed i sindacati.
E che faranno del 2007 l’anno delle
pensioni.
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