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Pensioni, quel rischioso
memorandum
Sindacati soddisfatti dalla finanziaria, ma
dietro l'angolo si prepara una revisione della previdenza. In
peggio: circola un testo firmato da governo, Cgil, Cisl e Uil. Il
pubblico impiego: ok per il contratto, ma ancora poco per i precari
I sindacati promuovono la manovra finanziaria,
soprattutto per il carattere «redistributivo» della riforma fiscale.
Positivo anche il capitolo pubblico impiego, con le risorse
stanziate che vengono definite «sufficienti» ad avviare le
trattative per il contratto, anche se non piacciono i capitoli
relativi alla stabilizzazione dei precari, al secondo livello di
contrattazione e alla privatizzazione ed esternalizzazione di pezzi
di servizio pubblico: ma non si annunciano, almeno per il momento,
mobilitazioni. Si chiede però l'apertura di un tavolo per discutere
del «Patto sul pubblico impiego» proposto da Fp Cgil, Fps Cisl e
Uilfpl. Dall'altro lato, le Rdb confermano invece lo sciopero
generale del settore pubblico convocato per il 6 ottobre, venerdì,
definendo un'«elemosina» quanto concesso dal governo ai redditi
medio-bassi. Il fronte per ora sotto-traccia, ma che potrebbe
esplodere nei prossimi mesi è però quello delle pensioni, dato che
Cgil, Cisl e Uil hanno siglato con il governo un «memorandum» per
mettere mano alla previdenza a partire dal 2007: molti vedono il
rischio di uno «scambio» tra la manomissione delle pensioni e quanto
ottenuto sul fronte del pubblico impiego e degli altri capitoli cui
il sindacato teneva.
Ieri sul sito della Rete 28 aprile Cgil (www.rete28aprile.it) è
stato pubblicato il possibile testo del memorandum, non confermato
ufficialmente. Nel testo si evidenzia la disponibilità del sindacato
a discutere di aumento dell'età pensionabile e della revisione dei
coefficienti su cui vengono parametrati gli assegni in base alla
riforma Dini del 1995. In estate, il Nucleo di valutazione attivato
per rivedere i coefficienti ogni 10 anni, aveva lanciato l'«allarme»
sull'ormai squilibrato rapporto tra l'aumento delle aspettative di
vita e gli attuali coefficienti, annunciando che per conservare la
sostenibilità del sistema si sarebbe dovuto tagliare l'importo dei
futuri assegni del 6-8%. Allora ci fu la rivolta dei sindacati, in
particolare della Cgil, ma adesso il memorandum pare riportare in
auge la proposta, prefigurando peggioramenti delle future pensioni.
Tra le linee guida indicate dal memorandum, infatti, viene inclusa
la «sostenibilità del sistema pensionistico nel medio e lungo
termine, che richiede la piena applicazione del regime contributivo
e il rafforzamento di criteri che legano l'età di pensionamento
all'importo della pensione tenendo conto della dinamica demografica
ed economica e salvaguardando la flessibilità nell'accesso alla
pensione in aderenza al principio introdotto dalla Legge 335/95 (la
Dini, appunto, ndr)». Quanto all'età, si parla di «incentivare la
permanenza al lavoro», ma almeno non figura l'espressione
«disincentivo all'uscita» (ovvero penalizzazioni).
Per Giorgio Cremaschi, coordinatore della Rete 28 aprile Cgil, «se
si conferma che il memorandum è quello, c'è il rischio di dare due
volte: oggi con i 9 miliardi che vanno a fare cassa dall'aumento dei
contributi, e domani con la trattativa sulle pensioni». Inoltre, «la
riforma fiscale, di per sé un buon inizio, favorisce solo i nuclei
monoreddito, mentre la tipica famiglia operaia del Nord- marito e
moglie operai di Mirafiori - arrivando a 42 mila euro lordi non
beneficiano di nulla, e per giunta vedono inasprirsi ticket e tasse
locali». Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha spiegato che
«sono state soddisfatte due nostre richieste: 1) una politica
sociale e fiscale che aiutasse giovani, precari, anziani e i
dipendenti che non superano i 1200-1440 euro al mese; 2)
investimenti che non deprimessero lo sviluppo». Anche Raffaele
Bonanni (Cisl) si è detto soddisfatto della riforma fiscale, ma ha
chiesto «garanzie» sul possibile rischio di aumento delle tasse
locali.
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