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L'ira funesta degli industriali
Confidustria tuona contro «la rapina del Tfr»
e guarda già alla riforma delle pensioni. Montezemolo: «Vedere i
sindacati che festeggiano ci preoccupa». I riformisti dell'Ulivo
sbandano. Cdl divisa sulla piazza
«Vedere i sindacati che festeggiano ci
preoccupa». Luca Cordero di Montezemolo non salva più nemmeno le
apparenze e di fronte al vicepremier Francesco Rutelli, in un
convegno alla fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, lascia
sfogare tutta la rabbia della Confindustria per la prima manovra
targata Padoa Schioppa. Malumore già tracimato di buon mattino in
un'insolitamente accesa intervista di Andrea Pininfarina a
Repubblica, che definisce addirittura «una rapina» il trasferimento
parziale del Tfr all'Inps.
Il numero uno di viale dell'Astronomia è più misurato ma il tono
delle sue argomentazioni non cambia di una virgola: «Il fatto che
una parte del sindacato e il partito della spesa inneggino alla
vittoria è un qualcosa che ci preoccupa, perché abbiamo la
sensazione, noi imprenditori, che la demagogia abbia preso un po'
troppo spazio». Due le grandi preoccupazioni degli industriali: il
«blitz» di finanza creativa sul Tfr e la mancata riforma delle
pensioni in finanziaria. Se il primo aspetto (per ora) è scritto
nero su bianco nella manovra 2007 la seconda è ancora da venire,
anche se le sue «coordinate» sono già tracciate in un memorandum
«riservato» siglato con i sindacati di cui ancora nessuno prova a
parlare apertamente. Nel consiglio dei ministri di venerdì però
erano perfino spuntati elementi di quel «memorandum», come la
chiusura di una finestra di uscita che in sostanza avrebbero
prefigurato e dunque «blindato» i contenuti di quell'accordo.
Tentativi alla fine fortunatamente stoppati soprattutto dalla tenuta
dell'asse Prc-sindacati.
Non è un caso perciò che Montezemolo si dica deluso per l'assenza
dalla finanziaria della previdenza: anche se sa che se ne parlerà
presto preferisce lasciar cadere motu proprio una minaccia e un
memento al governo per il futuro.
Sotto gli affondi confindustriali la maggioranza già sbanda
vistosamente. Non solo la Rosa nel pugno ma anche l'Udeur di
Mastella (che oggi si riunirà in un esecutivo ad hoc) mirano a
cambiamenti significativi su Tfr e riforma dell'Irpef. Che non sono
precisamente dettagli della manovra. E anche l'asse riformista
sbanda vistosamente promettendo all'ormai impalpabile «ceto medio»
correzioni in parlamento. Se Massimo D'Alema parla di manovra
«miracolo» e critica il «rozzo egualitarismo di sinistra» Francesco
Rutelli fa quasi un mea culpa, promettendo dalle colonne del Corsera
che il governo restituirà «tra due anni» i proventi «di un possibile
accrescimento della pressione fiscale dovuta al recupero
dell'evasione». Parole quasi lunari che fanno tremare il timoniere
Padoa Schioppa che oggi illustrerà la manovra alla camera: «Il
governo - ripete il ministro dell'Economia - è disposto ad accettare
qualsiasi miglioramento che verrà dalla discussione parlamentare
purché non si cambino i saldi della manovra».........
M. Ba.
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