I sindacati approvano la manovra

 

Nel complesso la Finanziaria convince i sindacati, anche se Cisl e Uil criticano la decisione di destinare parte del Tfr all'Inps. 

La Finanziaria “che avevamo chiesto noi”. In un'intervista al Corriere della sera, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolinea che il provvedimento approvato dal governo è “l'unico possibile”, anche se il sindacato aveva chiesto una manovra inferiore ai 30 miliardi. Il giudizio dei sindacati, dice Epifani, sarà espresso “con Cisl e Uil nella segreteria unitaria, ma mi pare che siano state soddisfatte le nostre due richieste”. La prima era “una politica sociale e fiscale che aiutasse quella parte del Paese rimasta indietro. Giovani, precari, anziani e quella fascia di lavoratori dipendenti che non supera i 1.200-1.400 euro al mese, che poi è la stragrande maggioranza”. La seconda richiesta accolta dal governo è invece “una politica di investimenti che non deprimesse lo sviluppo, cioè che le risorse per questa voce fossero la parte prevalente della manovra. E anche qui mi pare che ci siamo”. Alla Cgil non piace invece il ritorno dei ticket e “c'è anche il rischio di un aumento delle addizionali locali. Ma - conclude il segretario generale - il sindacato deve lavorare perché questo non avvenga, dichiarando la sua contrarietà”. 

Per Betty Leone, segretaria generale dello Spi Cgil, troppo poco e' destinato alla tutela del reddito dei pensionati. ''E' apprezzabile - dice Leone - che ci sia stato un aumento della no tax area da 7.000 a 7.500 euro per i redditi da pensione, come da noi richiesto, ma non capiamo la differenza di trattamento tra il reddito dei lavoratori (la cui tax area e' elevata da 7.500 a 8.000), cui vengono riconosciute le maggiori spese per produzione del reddito, mentre non si riconosce ai pensionati la svalutazione subita negli anni. L'auspicio e' che questo problema venga risolto nel tavolo di trattativa sulla previdenza che si aprira' a gennaio, ma intanto - ricorda - i sindacati dei pensionati continueranno la battaglia perche' durante l'iter parlamentare si ottengano vantaggi fiscali almeno per le pensioni che nel tempo sono state maggiormente svalutate e per gli incapienti''. Leone promuove invece l'istituzione del fondo per la non autosufficienza, anche se la somma stanziata e' puramente simbolica (50 milioni di euro per il 2007 e 200 per ciascuno degli anni 2008 e 2009), e si dice fortemente preoccupata per l'aumento dei ticket in sanita', giudicandola una misura inefficace per il controllo della spesa sanitaria e vessatoria nei confronti dei pazienti. 

'Non mi pare proprio una vittoria del proletariato. Anzi, pur con qualche inversione di tendenza sul fisco, mantiene un impianto liberista che rischia di danneggiare di molto i lavoratori'. A dirlo è il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, commentando la Finanziaria 2007: 'In particolare preoccupano tutte le dichiarazioni di esponenti di governo che già mettono all'incasso un impegno sindacale ad aumentate l'età pensionabile. Questo sarebbe scritto nel memorandum sulle pensioni e che ancora colpevolmente non è stato diffuso: è scandaloso che sulla materia di tale importanza non ci sia adeguata trasparenza, ma è chiaro che se per Padoa-Schioppa l'operazione sulle pensioni è solo rinviata di qualche mese saremmo di fronte a una manovra iniqua'. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sottolinea invece che ''ci sono delle cose che non vanno e che discuteremo'', ad esempio ''sul Tfr non riteniamo giusto che il governo sia intervenuto scavalcando il sindacato e le imprese: quei soldi sono dei lavoratori e devono scegliere loro cosa farne''. ''Agire in modo cosi' sbrigativo non va bene -ha aggiunto Bonanni- e per questo la Cisl e le imprese chiedono al governo  chiarimenti''. Il segretario generale della Cisl ha ribadito che ''noi siamo per i fondi pensione contrattuali e ci devono dare il tempo per  organizzarli -ha concluso Bonanni-. Non dobbiamo avere ne' fretta ne'  furia su questa questione''.

Analogo il commento di Antonino Regazzi, segretario generale della Uilm: ''della legge in questione- dice Regazzi - non ci convincono un paio di punti. Invece di sviluppare la previdenza integrativa questo esecutivo ha chiesto ai lavoratori un vero e proprio prestito forzoso che certo e' difficile considerare come un'entrata in bilancio. Abbiamo detto di no a Maroni e credo sia giusto continuare a dire di no ancora oggi''. ''Non siamo  d'accordo-continua il sindacalista- nemmeno sul livello di pressione  fiscale. Registriamo, infatti, un evidente aumento dell'imposizione a  carico dei redditi medio-bassi e tuttora non e' dato sapere l'imposizione che eserciteranno gli enti locali. Ci sarebbe da dire  -conclude Regazzi- anche sullo sviluppo, ma potremmo sembrare impietosi''.

 

(www.rassegna.it, 2 ottobre 2006)