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Documento Cgil, Cisl e Uil sulla legge finanziaria 2007
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La convocazione dei tavoli
sulla finanziaria consente di avviare il negoziato dopo settimane di
posizioni contraddittorie del Governo che sembravano manifestare una
debolezza di impostazione non in grado di tenere insieme l’equità,
lo sviluppo ed il risanamento.
Il dibattito di queste settimane è stato segnato anche dalla
valutazione sull’entità della manovra. L'aumento delle entrate
fiscali, superiore alle previsioni, ha prodotto la riduzione a 30
miliardi di euro. Un’ulteriore diminuzione è possibile ma la
questione principale, a questo punto, non è tanto la quantità della
manovra, quanto la sua qualità, le caratteristiche degli interventi
ed i tempi di realizzazione delle decisioni che verranno assunte in
questa finanziaria.
L’esigenza, da noi condivisa, espressa dal Governo nel DPEF di
coniugare risanamento, equità e sviluppo deve concretizzarsi in
interventi mirati nella legge Finanziaria, a partire dalla
composizione della manovra stessa che deve visibilmente
rappresentare questa esigenza, realizzando un equilibrio certo tra
il complesso delle nuove entrate e gli interventi di correzione
delle dinamiche della spesa. Per CGIL CISL UIL sarebbe insostenibile
una manovra che non preveda una parità tra le risorse destinate alla
correzione dei conti pubblici e quelle finalizzate allo sviluppo.
I segnali di ripresa che si stanno manifestando non possono essere
depressi ma sostenuti da politiche, investimenti, sostegno mirato e
qualitativo, nella certezza che l’aumento della produttività e della
competitività del sistema produce un miglioramento nelle condizioni
materiali di lavoratori e pensionati e contribuisce di fatto al
risanamento della finanza pubblica.
Il segno dell’equità deve connotare anche e soprattutto gli
interventi di correzione delle dinamiche della spesa se davvero il
Governo vuole avviare, come ha sostenuto, un processo significativo
di rigore e trasparenza: abbiamo bisogno di segnali tangibili contro
sprechi inefficienze privilegi costi aggiuntivi, rappresentati dal
proliferare di remuneratissimi cda di enti, commissioni e quant’altro
e dagli stessi eccessivi costi della politica a partire dalle
istanze decentrate.
I positivi incrementi delle entrate tributarie sono anche il
prodotto della campagna contro l'evasione fiscale, che ha
caratterizzato la politica sindacale in questo periodo, e che è
stata assunta dal Governo.
LA LOTTA PER LA LEGALITA' FISCALE, contro l'evasione ed il lavoro
nero, a partire dal Mezzogiorno, definita nella piattaforma
unitaria, è la prima delle priorità che la politica economica deve
assumere. La dimensione vergognosa dell’evasione e dell’elusione
fiscale incide in modo consistente sul deficit e sull’ammontare del
debito e va combattuta con una cultura fiscale diffusa e con una
moderna ed efficace strumentazione. Controlli rigorosi e diffusi,
incrocio fra i dati previdenziali e fiscali, studi di settore,
generalizzazione del durc, riforma codici degli appalti, istituzione
degli indici di congruità, ripristino della certificazione di
acquisto, contrasto di interesse sono gli obiettivi da perseguire.
Ogni discussione non può, tuttavia, ignorare l’attuale struttura dei
redditi dei lavoratori e dei pensionati e non porre l’equità fiscale
al centro di ogni intervento di politica economica e fiscale. In
tale strategia il ripristino della tassa di successione sui grandi
patrimoni, l’incremento della tassazione sulle rendite immobiliari e
finanziarie, salvaguardando i piccoli risparmiatori, rappresenta uno
degli interventi che può concorrere alla ridefinizione di un sistema
fiscale socialmente più sostenibile.
LA POLITICA DEI REDDITI
L'intervento fiscale deve essere finalizzato ad un riequilibrio
redistributivo a favore dei redditi più esposti alla pesante
riduzione intervenuta in questi anni nel potere di acquisto dei
lavoratori e dei pensionati. La manovra dovrà rivedere il secondo
modulo della riforma fiscale al fine di ristabilire la progressività
dell’imposta,prevedere almeno l’unificazione della tassa esente per
lavoratori e pensionati, individuare misure per gli incapienti,
ripristinare ed aumentare le detrazioni per la produzione del
reddito. Va, inoltre, aperto un tavolo per la rivalutazione delle
pensioni in essere, coinvolgendo le confederazioni sindacali e le
federazioni nazionali di categoria dei pensionati.
Infine, il confronto deve affrontare la questione dei prezzi e delle
tariffe.
Va previsto il ripristino, aggiornato nelle forme e nelle modalità,
delle commissioni periferiche di monitoraggio e controllo, la
ridefinizione del paniere, prevedendo anche articolazioni
finalizzate a specifiche situazioni o categorie sociali, E'
possibile ipotizzare che per le aziende di pubblica utilità
nazionali e locali sottoposte a tariffa la destinazione dei benefici
del cuneo fiscale siano collegati ad una politica concordata di
diminuzione delle tariffe. Sulle accise bisogna prevedere un sistema
di tassazione flessibile che consenta di adattarsi all’incremento
del prezzo del greggio, compensandolo in modo da contenere il prezzo
finale all’utenza.
Anche finalizzata alla riduzione dei costi di molti servizi, sia per
la persona che per l’impresa, va proseguita la politica di
liberalizzazioni avviata dal decreto Bersani, con particolare
attenzione e priorità alla riforma degli ordini professionali.
Oggi, molti strumenti della politica dei redditi risultano
decentrati a livello delle Autonomie regionali e locali, dove le
politiche dei prezzi e delle tariffe, costi e qualità dei servizi
pubblici locali incidono concretamente sulla dinamica inflattiva.
Anche per questo motivo occorre aggiornare il modello concertativo
previsto dall’accordo del 1993, da un lato ripristinando la sessione
di politica dei redditi a livello nazionale, dall’altro determinando
le linee guida per la concertazione a livello territoriale.
Cgil, Cisl e Uil considerano importante l’avvio di un confronto con
il Governo e il sistema delle Autonomie locali finalizzato alla
tenuta del potere di acquisto di salari e pensioni che potrebbe
essere compromesso dall’ipotesi di tassazione aggiuntiva a livello
locale.
LE POLITICHE PER LO SVILUPPO
Le politiche per lo sviluppo devono prevedere sia il confronto sulla
politica industriale, sia la definizione della strumentazione
fiscale di sostegno.
La politica industriale è stata abbandonata, nel nostro Paese, da
molti anni. Poiché la competizione vincente, per noi, non viene
dalla rincorsa ai costi più bassi, ma dalla sfida della qualità,
diventa centrale la innovazione tecnologica, la qualità e stabilità
del lavoro, la sostenibilità dello sviluppo e la crescita
dimensionale delle imprese. E’ a questi obiettivi che va finalizzata
la riduzione del cuneo fiscale che può essere realizzata con la
riduzione di alcuni oneri fiscali e contributivi, con il concorso
dei contributi non previdenziali, dell'irap (affrontando il problema
del finanziamento della sanità) e di parte delle risorse disponibili
dell'Inail, prevedendo contestualmente un miglioramento delle
prestazioni. La finalizzazione della riduzione del cuneo deve
rientrare nell’ambito di una politica fiscale di vantaggio per le
aree deboli, a cominciare dal Sud, sia per le aziende che
trasformino occupazione precaria in occupazione stabile, sia per
incentivare la contrattazione salariale di secondo livello.
L’intervento di riduzione del cuneo fiscale deve essere finalizzato
alle imprese e al lavoro dipendente, per quest’ultimo anche
attraverso l’aumento delle detrazioni per la produzione del reddito.
CGIL CISL UIL considerano importante la scelta compiuta nel DPEF di
finalizzare la riduzione del cuneo fiscale ai lavoratori a tempo
indeterminato, e considerano questo un passo importante che va
inserito in un più generale impegno del Governo nella lotta alla
precarietà del lavoro, nei settori pubblici e privati. Cgil Cisl e
Uil chiedono l’avvio di un confronto di merito presso il Ministero
del Lavoro e il Ministero della funzione pubblica per avere prime
risposte nella legge finanziaria e la successiva definizione di un
piano di legislatura per la stabilità e la buona occupazione.
Occorre inoltre prevedere interventi strutturali per il sostegno e
la promozione dell’occupazione femminile, soprattutto nelle aree di
maggiore debolezza.
Per realizzare l’ammodernamento complessivo del nostro sistema
produttivo occorre anche potenziare l’insieme degli investimenti
pubblici e privati in R&S. L’Italia presenta un forte ritardo
rispetto alla situazione degli altri Paesi dell’Unione europea che,
tuttavia, non é colmabile solamente con un incremento delle risorse
finanziarie disponibili. Si tratta anche di qualificare meglio il
ruolo propulsivo della pubblica amministrazione, di valorizzare le
caratteristiche dei distretti tecnologici presenti nel Mezzogiorno,
di recuperare coerenza fra la ricerca fondamentale e quella
applicata, di determinare un maggiore collegamento fra l’impresa,
l’università e la comunità scientifica e tecnologica, di coordinare
meglio i diversi strumenti di intervento nazionali e locali. Nel
periodo 2007 – 2013 l’Italia potrà utilizzare oltre 25 miliardi di
euro dei fondi strutturali dell’Unione europea, di cui oltre 10 per
investimenti diretti in R&S e altri 50 miliardi di euro per la
realizzazione di quattro programmi di intervento specifici. Si
tratta di utilizzare al meglio queste risorse stanziate,
internazionalizzando il sistema della ricerca e spostando in avanti
la frontiera tecnologica del nostro sistema produttivo. Per
raggiungere questo risultato occorre avviare una nuova fase di
concertazione fra tutti gli attori interessati, ai diversi livelli,
coordinando l’attività dei Ministeri competenti, il ruolo e le
funzioni del sistema delle Autonomie regionali e locali, l’azione
della pubblica amministrazione, l’azione promozionale e di
intervento delle parti sociali.
L’obiettivo deve essere quello di riorganizzare le politiche con
modalità progettuali che le finalizzino soprattutto allo sviluppo
dei settori tecnologici strategici per il Paese.
POLITICHE PER IL MEZZOGIORNO
Dopo gli accordi del 2004 tra le parti sociali (PROGETTO
MEZZOGIORNO) E DEL 2005 fra le parti sociali e le regioni
meridionali (“insieme per lo sviluppo”) il Governo ha aperto un
tavolo di concertazione per dare attuazione a quanto previsto in
queste intese.
Nell’ottica di un rafforzamento dell’impegno per lo sviluppo del
Mezzogiorno, anche rispetto a quanto contenuto nel DPEF, è
necessario che la Legge Finanziaria contenga provvedimenti
significativi in materia di:
- fiscalità di vantaggio per sostenere nuovi investimenti e
l’occupazione e determinare un’attrazione di nuove attività nel Sud
(credito di imposta e zone franche urbane),
- contrasto del lavoro nero e per l’emersione,
- raddoppio della capacità di spesa sulle infrastrutture, trasporti
e la logistica,
- politiche integrate per lo sviluppo dei sistemi urbani e per lo
sviluppo locale,
- consistente rafforzamento delle risorse impegnate in istruzione,
formazione innovazione e ricerca.
Su questi obiettivi dovranno convergere anche il QUADRO STRATEGICO
NAZIONALE (QSN) per la programmazione dei Fondi Comunitari
2007-2013, il Fondo Aree Sottoutilizzate e la spesa ordinaria delle
pubbliche amministrazioni per investimenti, che va riportata al 45%
(oggi è circa al 38%).
POLITICHE DELL’ISTRUZIONE, RICERCA ED UNIVERSITÀ
La scuola, l’università e la ricerca contribuiscono in modo
determinante allo sviluppo sociale, civile, democratico, economico.
La loro funzione è ancora più essenziale in una fase in cui il
nostro paese paga le conseguenze di ritardi e scelte economiche
riduttive e sbagliate, mentre in altre realtà scelte opposte hanno
consentito di cumulare grandi vantaggi in termini di sviluppo e di
crescita. Nella società della conoscenza il sapere diffuso dei
cittadini rappresenta la materia prima per uno sviluppo di qualità,
mentre l’Italia sconta un pesante deficit rispetto ai parametri
europei di istruzione e formazione. La necessità di politiche di
investimento e di riforma nell’istruzione, nella formazione e nella
ricerca è dunque evidente ed urgente, in una netta discontinuità con
la logica dei tagli di questi anni.
Abbattere sprechi e spese improduttive è possibile, ma deve essere
chiaro che essi non vanno ricercati nella riduzione degli organici
nei quali già esiste una vasta area di lavoro a tempo determinato
per evitare di compromettere la qualità dell’offerta formativa e il
valore civile e promozionale del sistema educativo.
LE POLITICHE DEL WELFARE
Le politiche del welfare per il contrasto alla povertà e
all’esclusione devono affrontare delicate questioni di emergenza
sociale, tra le quali è assolutamente prioritario l’individuazione
di fonti specifiche di finanziamento del fondo per la non
autosufficienza e degli ammortizzatori sociali, interventi per la
famiglia attraverso la combinazione di detrazioni per i figli a
carico e assegni per il nucleo familiare e i piani per gli asili
nido. Occorre finanziare adeguatamente il fondo per le politiche
sociali e definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali.
Un’attenzione particolare va posta all’emergenza del problema della
casa.
Va perseguita la scelta di non inserire nella legge finanziaria
interventi strutturali sulla previdenza, limitandosi, nella manovra,
alla progressiva armonizzazione dei contributi previdenziali
(autonomi e parasubordinati) e delle relative prestazioni per
migliorare la sostenibilità finanziaria, rafforzando l’equità del
sistema.
Nel tavolo di confronto che chiediamo si apra successivamente
andranno affrontati i problemi rimasti irrisolti per il
completamento della legge Dini e quelli aperti dagli interventi
della riforma Maroni.
Per quanto riguarda, infine, la sanità, si ritiene impraticabile una
politica di ulteriori tagli alle prestazioni così come
l’introduzione di misure di partecipazione dei cittadini alla spesa.
Al contrario, occorre avviare una strategia di riforme a livello
nazionale e delle singole Regioni che preveda la definizione
negoziata e concertata di piani di riorganizzazione del sistema che
puntino alla valorizzazione delle risorse umane e professionali,
alla funzionalità e qualità del servizio pubblico, ad una migliore
performance delle strutture di servizio, ad una revisione dei
criteri di accreditamento delle strutture private, ad una riduzione
della spesa farmaceutica nel quadro di uno Stato sociale moderno e
di una società attiva e solidale.
PUBBLICO IMPIEGO, SCUOLA, UNIVERSITA’, RICERCA
La riforma della P.A. è capitolo centrale di un rinnovato e
qualificato ruolo dello Stato nello sviluppo complessivo del Paese,
migliorando qualità, efficacia e efficienza degli interventi anche
attraverso un rinnovamento generazionale.
E’ funzionale a questa finalità la riqualificazione e valorizzazione
del lavoro pubblico.
Di conseguenza vanno rinnovati i contratti collettivi già scaduti da
nove mesi, tutelando il potere di acquisto delle retribuzioni e
tenendo ferme le relative scadenze. Infine, vanno realizzati
immediatamente i fondi pensione complementari nei comparti mancanti.
Il raggiungimento degli obiettivi da noi indicati può configurare
una manovra finanziaria accettabile per il sindacato.
E' necessario, però, che il confronto si sviluppi attraverso
costanti e preventive verifiche con le istituzioni parlamentari,
allo scopo di non vanificare, in sede di dibattito politico, i
risultati del negoziato e le priorità di merito, contenute in questo
documento.
Approvato dagli esecutivi del 18 settembre 2006
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