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STOP
PRECARIETA’ ORA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
SABATO 4 NOVEMBRE
Fissata la data della manifestazione nazionale promossa dalla
campagna Stop precarietà, ora!. L’assemblea, svoltasi l’ 8 luglio a
Roma, aveva approvato una mozione in cui si ribadiva l’impegno
all’avvio di “un percorso di confronto e mobilitazione che sfocerà
in una grande manifestazione nazionale a Roma entro la fine di
ottobre 2006” sulla base dell'appello su cui
era stata convocata l’assemblea.
Nell’incontro tra i vari soggetti che aderiscono alla campagna,
tenutosi a Roma l’8 settembre, la data fissata per la manifestazione
è quella del 4 NOVEMBRE. Ora si tratta di costruirla affinché la
parola d’ordine che dà il titolo alla campagna “STOP PRECARIETÀ,
ORA! “ diventi realtà. “E’ giunto il momento di rivendicare un
cambiamento radicale di tutta la legislazione che in questi anni ha
precarizzato il lavoro e la vita...” E’ dalla condivisione di questo
assunto che numerose realtà sindacali, politiche, associative e reti
di movimento hanno lanciato l’ appello che individua un percorso di
iniziative e mobilitazioni comuni.
L'appello
Noi, donne e uomini che in questi anni hanno lottato contro il
liberismo e la guerra, per un altro mondo possibile, vogliamo
impegnarci a suscitare e organizzare un grande movimento contro la
precarietà. La precarietà del lavoro e delle condizioni di vita
segna oggi donne e uomini, occupati e disoccupati, nativi e
migranti.
Le donne sono le più colpite dai processi di precarizzazione del
lavoro, dallo sgretolamento e dalla privatizzazione dei sistemi
pubblici di servizio alla persona. La lotta contro la precarietà è
parte della lotta per l’autodeterminazione.
La condizione migrante concentra su di sé tutti gli aspetti della
vita precaria, per le lavoratrici, per i lavoratori e per le loro
famiglie. La lotta per la parità dei diritti per i migranti, per la
fine della persecuzione nei loro confronti, per la chiusura dei Cpt,
per la fine della schiavitù dovuta al vincolo del permesso di
soggiorno legato al posto di lavoro, fanno parte della lotta contro
la precarietà e di quella per i diritti universali di cittadinanza.
La lotta contro la precarietà oggi si svolge in tutto il mondo,
dalla Francia agli Stati Uniti, al Nord come al Sud, e percorre la
società, la cultura, la politica con conflitti sempre più diffusi ed
estesi.
In Italia è giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale
di tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il
lavoro e la vita sociale. Si devono estendere conflitti e movimenti
nella società per conquistare il diritto a condizioni di vita
dignitose, per la libertà di decidere per sé e per il proprio
avvenire.
Per queste ragioni proponiamo come primi terreni e obiettivi comuni
di mobilitazione, i seguenti punti:
L’abrogazione delle tre leggi simbolo della politica per la
precarietà del governo delle destre, la Legge 30, la legge
Bossi-Fini sui migranti, le leggi Moratti sulla scuola e
l’università e di tutte le disposizioni e decreti ad esse collegati.
La fine del regime della precarietà a vita che oggi tocca milioni di
lavoratrici e lavoratori. La riscrittura di tutta la legislazione
sul lavoro e sull’occupazione, per mettere fine a tutte le forme di
precarietà permanente e diffusa, per combattere il lavoro nero e
sottopagato, per contrastare la caduta dei salari, la flessibilità
selvaggia negli orari, il peggioramento delle condizioni di lavoro.
Per questo bisogna mettere in discussione anche la Legge 196 del
1997 e procedere alla riscrittura del Codice Civile. Il lavoro a
termine deve tornare ad essere solo un eccezione e dovrà in ogni
caso garantire salari e contributi più alti del lavoro a tempo
indeterminato.
Lo sblocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e
l’assunzione a tempo indeterminato, con contratto di lavoro
pubblico, dei precari che lavorano nei servizi pubblici, nelle
pubbliche amministrazioni, nella scuola, nella sanità, nelle
università e negli enti di ricerca. Senza un lavoro stabile non vi
può essere un servizio pubblico adeguato che garantisca a tutti i
diritti di cittadinanza.
Nuove norme contro le imprese pubbliche e private, che si “smontano”
(tramite appalti, trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni)
con il solo scopo di ridurre diritti e salari. Occorre affermare il
principio di responsabilità della impresa su tutta la filiera del
lavoro e riassorbire all’interno delle strutture pubbliche il lavoro
esternalizzato che garantisce diritti tutelati dalla Costituzione.
Va garantita la centralità del pubblico nel collocamento dei
lavoratori.
La redistribuzione delle ricchezza, per aumentare le retribuzioni e
per conquistare la garanzia del reddito e della contribuzione
pensionistica in ogni periodo della vita, anche attraverso il
ripristino di una pensione pubblica adeguata e sufficiente. La lotta
contro la precarietà nel lavoro e nella vita delle persone (e, in
primo luogo, delle giovani e dei giovani), impone la necessità di
estendere e qualificare la tutela dei diritti sociali per tutte e
tutti, nativi e migranti - a partire dal diritto alla casa, alla
sanità, all’istruzione -, e di introdurre forme universali di
garanzia del reddito, sia attraverso
trasferimenti monetari che con servizi gratuiti (in particolare
scuola, salute, trasporti, cultura).
L’estensione a tutti i lavoratori dei diritti sindacali, del diritto
ad essere reintegrati nel posto di lavoro a seguito di licenziamento
senza giusta causa, del diritto di sciopero, della diritto alla
rappresentanza sindacale. L’estensione dei diritti di democrazia, di
decisione e di partecipazione, a tutti gli aspetti e momenti della
vita sociale e lavorativa delle persone, a partire da una legge che
garantisca una piena e reale democrazia nei luoghi di lavoro.
La messa in discussione delle politiche liberiste a livello europeo.
In particolare occorre cancellare la direttiva Bolkestein e quella
sugli orari di lavoro e contrastare alla radice ogni tentativo di
mercificazione dei beni comuni, di privatizzazione dei servizi
pubblici, di concorrenza al ribasso tra aree e paesi sui diritti
sociali e del lavoro.
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