COBAS Pubblico Impiego

                      

 

L’AUTUNNO CHE VERRA’…..

 

Non poche nubi si addensano sul lavoro pubblico….L’estate volge al termine e ha visto, a partire dal DPEF incentrato sul contenimento delle spese sociali, un susseguirsi di voci inquietanti sui tagli al lavoro pubblico: dalla sospensione dei contratti nazionali fino al molto probabile non rinnovo dei contratti integrativi,  fino all’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni con forti penalizzazioni per chi andrà prima del tempo in pensione.

L’unica certezza è data da una finanziaria di 35 miliardi di euro con altri tagli alle spese “sociali” mentre le statistiche ufficiali confermano la secca perdita di potere di acquisto dei salari (dal 1999 ad oggi) a fronte della crescita dei profitti del 50% dei primi venti gruppi industriali italiani.

In piena estate, Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto “Il patto per il lavoro pubblico” attraverso un testo che rilancia in grande stile la concertazione tra sindacato e governo, quella stessa concertazione che ha già prodotto danni nefasti al potere di acquisto dei salari e al potere di contrattazione (sempre meno sono le materie oggetto di contrattazione nazionale e decentrata).

In particolar modo il testo invita il Governo ad aprire un tavolo di negoziazione che intervenga su 4 punti: lotta agli sprechi, rinnovi contrattuali, previdenza integrativa e questione precariato.

Cgil Cisl e Uil chiedono al Governo di non considerare il lavoro pubblico come un mero fattore di costo ma sembrano ignorare che investire sul settore pubblico significa mettere in discussione i “patti di stabilità interna” che si sono succeduti dal 1999 ad oggi, “dimenticano” che ancora una volta a beneficiare dei tagli ai cunei fiscali saranno prevalentemente le imprese, anche quelle che hanno licenziato, delocalizzato e distrutto migliaia di posti di lavoro.

 

Rilanciare la funzione sociale della P.A. significa rimuovere il blocco del turn over sancito nelle ultime leggi finanziarie che ha ridotto ai minimi termini la spesa per il personale ed ha costituito il pretesto per esternalizzare il personale della P.A. ed attingere al florido mercato del precariato.

Quello che in primo luogo bisogna affermare è la riappropriazione del termine pubblico, come non legato a logiche di mercato ed a pareggi capestro di bilancio e l’avvio di un percorso che permetta la re-internalizzazione dei servizi ceduti ai privati e dei lavoratori esternalizzati.

 

Sulla questione precariato gli ultimi dati sicuri sul lavoro nella Pubblica Amministrazione provengono dal Conto Annuale 2004 presentato dalla Ragioneria Generale dello Stato.

Tali dati, ci parlano di un esercito di 350.000 precari nella P.A., con una percentuale di personale precario pari al 10%, superiore all’industria.

Parlare seriamente di stabilizzazione dei lavoratori precari significa elaborare un piano che preveda nel più breve tempo possibile l’assorbimento in ruolo di tutti i lavoratori atipici e la messa in discussione del pacchetto Treu e di tutte le leggi che hanno generato tali tipologie contrattuali.

Sconcertante è anche la proposta di Cgil Cisl Uil di estendere la previdenza integrativa al pubblico impiego per accaparrasi, attraverso i consigli di amministrazione dei fondi, la gestione del nostro TFR.

Una pensione dignitosa non può che passare attraverso il rilancio della previdenza pubblica e l’affossamento di ogni opzione di previdenza integrativa.

Sulla questione dei rinnovi contrattuali la cifra messa sul piatto dal Ministro Nicolais è di 4 milioni di euro in tre anni che significa 25 euro lordi di aumento per ogni dipendente mentre  il Patto per il lavoro parla di recupero del potere di acquisto dei salari,  rilanciando contraddittoriamente la concertazione che è stata l’origine dell’impoverimento salariale di milioni di lavoratori pubblici, con la catena infinita di accordi e rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1993 ad oggi.

Ci sembra insomma di trovarci per l’ennesima volta dinanzi alla solita propaganda post estiva che preannuncia, come già accade da troppi anni, con finanziarie e progetti governativi, la svendita dei diritti dei lavoratori.

 

E’ invece necessario preparare da subito una massiccia mobilitazione per contrastare l’ennesimo attacco al lavoro pubblico, le cui linee sono già presenti nei progetti del Governo Prodi (oltre 23 miliardi di euro di tagli al lavoro pubblico) e rilanciare una battaglia generale contro il lavoro precario e le leggi che l’hanno introdotto per la stabilizzazione di tutti i lavoratori atipici e per l’apertura immediata delle vertenze contrattuali, considerato che tutti i contratti del p.i. sono già scaduti da 8 mesi.

 

Se il Governo Prodi intende continuare con una politica fatta di tagli alla scuola, alla sanità, alle spese sociali dando ascolto a intellettuali ed economisti che dalle pagine di illustri quotidiani e da rotocalchi “progressisti” chiedono il licenziamento dei lavoratori pubblici, se questo Governo non assumerà una buona parte dei precari della PA e non investirà in aumenti salariali e nel rilancio delle amministrazioni statali, sarà il caso di prepararci da subito a forme di mobilitazione e di lotta in difesa del potere di acquisto e di contrattazione.