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Identikit del pensionato
Le
pensioni sono circa 23 milioni, ma i pensionati sono circa 16
milioni. Il potere d'acquisto di chi ha una sola pensione (il 68,8%)
è crollato. Ecco le cifre dell'Istat, dell'Inps e dello Spi-Cgil
Paolo
Andruccioli
Pensioni al
centro del dibattito. Ma la confusione, anche in molti autorevoli
commenti sulla grande stampa, è tanta. In molti casi si confondono i
termini (si parla di disincetivi a sproposito) e si rovescia il
vecchio luogo comune del pensionato povero con un altro luogo
comune: quello del pensionato parassita, un opportunista che non
vede l'ora di mettersi in disparte per vivere di rendita. Negli
ultimi giorni è comparso anche un altro spettro che agita l'opinione
pubblica: quello dei lavoratori di 57 o 58 anni che stanno
preparando di corsa le valige per evitare il nuovo innalzamento
dell'età. Cerchiamo quindi di dare solo qualche dato, utilizzando
tra l'altro le fonti istituzionali più autorevoli.
In Italia vengono erogate ogni anno circa 23 milioni di pensioni.
Questo non vuol dire che circa la metà degli italiani è già
pensionata, anche se il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati
sta certamente cambiando rapidamente viste le tendenze demografiche.
In realtà oggi i pensionati effettivi sono 16.561.600. Il che
significa che tra questi ci sono persone che percepiscono due o più
pensioni. I dati Inps-Istat sono chiarissimi. Tra tutti i pensionati
la stragrande maggioranza percepisce solo una pensione. Tra quei 16
milioni e rotti di pensionati, il 68,8% percepisce un solo
vitalizio. Il 24% ha invece due pensioni mensili, il 5,9% ne ha tre
e una piccolissima parte (1,3%) ha il privilegio di beneficiare di
quattro pensioni. Questi dati - aggiornati al dicembre 2004 (ultima
stima ufficiale disponibile) - sono interessanti da vari punti di
vista. La prima cosa che colpisce è che la maggioranza dei
pensionati di qualsiasi ente previdenziale di appartenza ha una sola
pensione. Il secondo punto è che la doppia pensione che è concessa a
quel 24% della platea non è sempre segno di un privilegio. In
questa percentuale ci sono per esempio tutti coloro che per ragioni
di carriere lavorative da ricongiungere hanno dovuto scegliere di
avere due pensioni per l'impossibilità di ricongiungere.
Quasi 8 milioni degli attuali pensionati risiedono nelle
regioni del nord Italia (il 47,3%). Circa il 30% risiede
invece nelle regioni meridionali e insulari, mentre il 19,5% vive
nelle regioni del centro. Tra i 23 milioni di assegni previdenziali
che i vari enti erogano ogni anno, circa 15 milioni fanno capo
all'Inps (settore privato), mentre circa 2 milioni e mezzo
fanno capo all'Inpdap, ovvero al comparto dei lavoratori
pubblici. Agli altri enti fanno capo circa 800 mila persone. Fino a
qualche tempo fa era molto difficile distinguere le pensioni dai
pensionati. Oggi il compito risulta più agevole per la scelta di
suddividere tutte le pensioni in 7 gruppi: vecchiaia,
invalidità, superstiti, indennitarie, invalidità civile, sociali e
di guerra.
Dall'ultimo rapporto congiunto dell'Istat e dell'Inps diffuso nel
febbraio di quest'anno, si rende evidente anche il rapporto tra
pensioni di vecchiaia e pensioni di invalidità (che si concentrano
soprattutto nel sud). Ma la cosa che colpisce - e che è stata anche
sottolineata dalla Cgia, la confederazione degli artigiani di
Mestre, riguarda l'entità delle pensioni. In Italia una pensione su
due non supera i 500 euro mensili. Si tratta evidentemente di
pensioni che se sono l'unica fonte di reddito portano i percettori
sulla soglia di povertà. Ma neppure la media delle pensioni degli
italiani è alta. La media dell'assegno Inps si attesta infatti sotto
i 700 euro mensili. In sostanza circa 7 milioni di persone
percepiscono una pensione più bassa di 500 euro, 3 milioni da 500 a
750 euro, altrettanti hanno pensioni che oscillano tra le 750 euro e
i 1500 euro. Le classi delle pensioni poi salgono, ma ovviamente
restringono molto le cosiddette platee: meno di 600 mila italiani
hanno pensioni da 1500 a 2000 euro mensili e meno di 300 mila
italiani percepiscono assegni tra i 2000 e i 3000 euro. Solo 55
mila fortunati (tra cui magari anche qualche ex presidente del
consiglio) hanno pensioni che superano i 3000 euro.
Dai vari studi elaborati poi di recente dallo Spi-Cgil, risulta
l'evidenza del crollo del potere d'acquisto delle pensioni dei
lavoratori comuni. Con l'applicazione della riforma Dini è andato
aumentando negli anni lo scarto tra l'andamento del costo della vita
e quello delle pensioni. Ci sono i dati macroeconomici e poi ci sono
le condizioni reali delle persone. I sacrifici richiesti ai
pensionati si possono tradurre in numeri. Il Nucleo di valutazione
della spesa pensionistica ha stimato (sempre secondo le analisi
dello Spi) in 7,5 punti percentuali di Pil il risparmio di
spesa realizzato con le riforme. Oltre al fenomeno dell'abbassamento
dei rendimenti previdenziali, grava sulle pensioni la mancata
restituzione del fiscal drag. Visti questi dati risulta
evidente che se non si rivalutano le pensioni, milioni di persone
rischiano di scivolare sotto la soglia di povertà.
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