|
COMUNICATO STAMPA
L’ennesima bufera abbattutasi sulla classe politica calabrese con l’avviso di garanzia inviato, dalla magistratura di Catanzaro, al Vice-presidente della Giunta Regionale a cui si contestano reati gravissimi quali l’associazione a delinquere e la truffa, interviene su uno scenario regionale già drammaticamente provato da vicende sconvolgenti Indipendentemente dagli aspetti giudiziari dalle singole vicende e fermo restando la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, dei singoli soggetti coinvolti, questo ennesimo episodio, proietta ancora una volta la nostra regione sullo scenario politico nazionale dando di essa un’immagine devastante, di una terra ormai perduta rispetto ad ogni possibilità di rinascita. In una regione devastata dalla pervarsità della criminalità organizzata, che detiene tutti i record negativi possibili in tema di disoccupazione, lavoro nero, precarietà, le grandi questioni di fondo che attanagliano questa regione rimangono legalità, sviluppo, lavoro. E’ possibile sperare che dopo questa ennesima bufera giudiziaria ci sia risparmiato il solito diluvio di dichiarazioni del ceto politico calabrese che di tutto parla meno che di queste grandi questioni? Quando dopo le denuncie della FIOM, scoppiò la vicenda Printec e Sensitec scrivemmo che eravamo in presenza non di un singolo episodio truffaldino ma di un vero è proprio “sistema malato”, un intreccio perverso tra mala-politica e mala-imprenditoria, le cui vere vittime sono i lavoratori e le lavoratrici di questa regione soprattutto le ragazze e i ragazzi a cui non si impedisce solo di trovare un lavoro produttivo ma si nega perfino la “speranza” di avere un futuro. Questo oceano di fondi regionali, nazionali e comunitari se correttamente spesi quanti migliaia di posti di lavoro veri avrebbero creato in Calabria? Chi risarcirà i calabresi di tante occasioni di sviluppo mancate? Per queste vie si è negato, alla Calabria, di avere un vero e moderno apparato produttivo, un sistema industriale degno di questo nome capace di rendere questa regione “produttiva”, e farla uscire dal sottosviluppo. Per questo riteniamo che non si tratta “solo” di truffe ma di un vero e proprio “crimine sociale”. Questo “sistema malato” produce un duplice effetto perverso: da un lato impedisce lo sviluppo, dall’altro ha prodotto lo smantellamento del poco apparato produttivo esistente. E’ un caso che tutte le aziende oggetto di finanziamenti pubblici finite nel mirino della magistratura sono fallite o sono in prossimità di chiusura? Perché l’intervento straordinario prima e quello comunitario poi, in Calabria, ha solo provocato desertificazione industriale e un apparato produttivo in pezzi? Ecco, io credo, che le forze sane di questa regione debbono ripartire da questi interrogativi. Trovare risposte nel modo di governare le risorse, soprattutto la spesa pubblica, che segnino una totale inversione di rotta rispetto al passato. Questo è l’unico modo per ricostruire un minimo di credibilità delle classi dirigenti e avviare un sano e reale processo di sviluppo.
Catanzaro, 6/09/2006 Il Segretario Generale Fiom Calabria Mario Sinopoli
|