Giovanna Strazzulla - via Fanti 16 – 97019 Vittoria (Ragusa)

 

 

Vittoria, 31 agosto 2006

 

Al Presidente del Consiglio Romano Prodi

 

e per conoscenza a

Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano

Presidente del Senato Franco Marini

Presidente Camera dei Deputati Fausto Bertinotti

Consiglio dei Ministri

 

 

                                    Gentilissimo signor Presidente del Consiglio, Lei certamente non mi conoscerà, quindi mi farò conoscere io raccontandoLe brevemente la mia storia.

 

Mi chiamo Giovanna Strazzulla e sono nata a Vittoria (RG) il 14 maggio 1928.

Nel 1960, come tanti altri, siamo partiti per Milano in cerca di lavoro io, mio marito e i nostri tre figli.

Nel 1961 ho iniziato a lavorare portando due figli a scuola e uno all’asilo. Certo Lei immaginerà i sacrifici!

Ho lavorato per otto anni in fabbrica versando regolarmente anche i contributi previdenziali.

Per motivi di salute (artrosi, pressione alta e i figli) non ce l’ho fatta più e sono stata costretta a ritirarmi dalla fabbrica aiutando ugualmente l’economia della famiglia, oltre che a curare i figli e a badare alla casa, facendo qualche riparazione di sartoria.

La speranza che mi accompagnava è stata quella di poter contare, a 65 anni, nella pensione sociale che, insieme alla pensione di mio marito, potesse garantirci una vecchiaia dignitosa.

Dopo 30 anni, nel 1990 siamo tornati in Sicilia grazie al pensionamento di mio marito. Purtroppo la speranza che mi aveva accompagnato negli anni trascorsi svaniva nel nulla per via di una delle tante modifiche alla previdenza che sono avvenute in quegli anni e che sicuramente Lei ricorderà:

 

- Se il nucleo familiare superava un reddito annuo di 18 milioni di lire lordi veniva sospesa la pensione sociale -

 

Inizialmente, negli anni ’90, con la pensione di mio marito (circa 20 milioni di lire lordi) riuscivamo a vivere con dignità, naturalmente senza eccessi.

Successivamente, quando il tetto dei 18 milioni lordi è stato automaticamente tramutato in 9 mila Euro lordi, le cose sono precipitate.

Ella potrà sicuramente immaginare le enormi difficoltà a cui ci siamo trovati di fronte.

Sono stata costretta, anche in Sicilia, a continuare con le riparazioni di sartoria.

Un giorno ho avuto un distacco della retina dell’occhio destro. Ho subito tre operazioni e, tra punture di cortisone, visite mediche e spese farmaceutiche, ho dovuto terminare anche le riparazioni di sartoria.

Un passo da sola non lo posso fare perché da lontano il gradino lo vedo ma quando sono vicina non lo vedo più.

Purtroppo sono caduta diverse volte procurandomi anche delle fratture. Non ci vedo più al punto che sono stata riconosciuta invalida al 100% ma, per via della citata modifica previdenziale, mi viene negato il diritto alla pensione di invalidità.

 

Signor Presidente del Consiglio, come si può vivere con la sola pensione di mio marito di circa 12 mila Euro lordi all’anno?

Perché, nonostante le varie riforme previdenziali avvenute successivamente, il drastico abbassamento del potere d’acquisto avvenuto negli ultimi anni, nessuno ha mai pensato almeno di rivedere il tetto dei 9 mila Euro lordi, in quanto non più adeguato?

Ella saprà che in questi anni è aumentata la bolletta della luce, del gas, del telefono, dell’acqua; Ella saprà anche che fare la spesa oggi costa il doppio di 15 anni fa, quando era stato fissato il tetto di reddito sopraccitato.

Ella capirà quanto difficoltoso è per la mia famiglia comprare un paio di scarpe, un vestito, ecc. Intuirà pure che, per me e mio marito, è proibito andare a mangiare una pizza in quanto è per noi diventato un lusso.

 

Tutto questo mi succede nonostante abbia versato per otto anni i contributi previdenziali e nonostante che in tutta la nostra vita abbiamo fatto sempre il nostro dovere.

Alle mie difficoltà vedo invece intorno a me tanto spreco, tanti abusi, tanti privilegi e tante ingiustizie.

 

Mi scusi se ho raccontato a Lei un pezzo della mia storia e dei miei lamenti. Come me certo ce ne saranno tanti altri e magari con altri problemi più grossi, ma con i valori di solidarietà che contraddistinguono Lei e il Suo Esecutivo, veda cosa si può fare per trovare soluzione a questa iniquità.

Penso che a 78 anni la pensione sociale, alle condizioni descritte, nel nostro paese dovrebbe essere un diritto e non un privilegio.

 

RingraziandoLa, un caro saluto

 

Giovanna Strazzulla