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COMUNICATO STAMPA
Finalmente dopo un anno di lotte autorganizzate, Atesia è apparsa
sulla stampa, nella sua vera veste di "fabbrica di precarietà".
Finalmente grazie alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici
autorganizzati di Atesia, emerge l’abuso di illegalità perpetuato
per anni alla periferia della "città eterna".
Tanto per far luce sull’intera "vicenda", che ha colpito nel cuore
la questione "precarietà", oggi si è tenuta una conferenza stampa
davanti ad Atesia in cui sono stati chiariti (e speriamo una volta
per tutte) i seguenti punti:
L’ispezione all’ufficio provinciale del lavoro è stata richiesta
dalle lavoratrici e dai lavoratori del Collettivo Precari Atesia
dopo l’illegittimo licenziamento di quattro di loro, colpiti solo
perché hanno osato contestare gli accordi precedentemente firmati
tra azienda e sindacati confederali che per l’ennesima volta
imponevano contratti precari.
Durante tutte le mobilitazioni (scioperi pressoché totali,
manifestazioni cittadine, sit in, incontri con le istituzioni ecc.
ecc.) i sindacati confederali, Cgil compresa, hanno violentemente
ostacolato le nostre iniziative definendoci addirittura dei
violenti-pazzi solo perché chiedevamo un contratto a tempo
indeterminato. Non è affatto vero che la Cgil si sia spesa a nostro
favore, anzi, la firma dell’ultimo accordo dell’aprile 2005 che
stabilizza la precarietà, dimostra proprio il contrario.
Ma soprattutto riteniamo di fondamentale importanza l’esito
dell’ispezione che chiarisce che TUTTO IL LAVORO SVOLTO AD ATESIA E'
DI NATURA SUBORDINATA. Unispezione che ha fotografato la drammatica
realtà della nostra situazione di lavoro. Non solo, un ispezione che
ha CHIARITO UNA VOLTA PER TUTTE CHE FUORI LEGGE E’ TRIPI (che ha
lucrato sulla nostra pelle e sulle casse dell’INPS) E NON I
LAVORATORI E LE LAVORATRICI CHE RIVENDICANO I LORO SACROSANTI
DIRITTI.
Non accettiamo la peregrina distinzione tra lavoro in outbound e
lavoro inbound della circolare Maroni/Damiano, distinzione smentita
dall’accurata verifica della prestazione di lavoro fatta dagli
stessi ispettori.
Rigettiamo con forza le minacce di Padron Tripi di delocalizzare la
produzione. Una buffonata tenendo conto che Atesia, come molti altri
call center, vere e proprie fabbriche di precarietà illegale,
lavorano per amministrazioni, enti e servizi pubblici o di pubblica
utilità. Vuole il governo "amico" permettere anche questo? Padron
Tripi, insieme a tutta assocontact, intende fare dei corsi
accelerati di italiano in tutto il terzo mondo?
E per finire, abbiamo rilanciato l’assemblea nazionale delle
lavoratrici e dei lavoratori di tutti i call center, che si terrà il
9 settembre a Roma, per discutere delle drammatiche condizioni in
questi luoghi dove la precarietà, la flessibilità del lavoro, i
turni massacranti, le pressioni per la produttività e di conseguenza
lo stress, sono oramai insostenbili. Questo al fine di costruire
finalmente in Italia un percorso unitario di lotta di tutti i
lavoratori e le lavoratrici del settore.
Roma, - 28 agosto 2006
COLLETTIVO PRECARI ATESIA
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