da www.rassegna.it -  24 agosto 2006

 

 

Un nuovo capitolo si aggiunge alla saga dei call center. Gli attori principali sono due: da un lato la società Atesia, vero e proprio simbolo, da molti anni a questa parte, dello sfruttamento degli operatori e del ricorso alle forme di prestazione le più precarie possibili; dall'altro il ministero del Lavoro, da cui è partito un ordine perentorio ai vertici dell'azienda, firmato dagli ispettori del lavoro: ossia l'obbligo di assumere in organico 3.200 collaboratori con contratto a progetto, perché equiparati a lavoratori subordinati. Una decisione che scavalca la circolare emanata dal ministro Cesare Damiano lo scorso 14 giugno, che nel settore distingueva tra operatori in uscita (out bound) e in entrata (in bound), limitando a questi ultimi l'obbligo del lavoro dipendente. E che ha mandato su tutte le furie il numero uno di Atesia, Italo Tripi, peraltro politicamente vicino alla Margherita. In un'intervista alla Stampa Tripi ricorda: "ci siamo seduti intorno a un tavolo con il ministro del Lavoro, Confidustria, Cgil, Cisl e Uil. Abbiamo concordato un percorso per tappe: nella mia azienda 3mila persone sarebbero passate dal contratto a progetto all'assunzione a tempo indeterminato'.  'Gli accordi  - prosegue Tripi - prevedevano ispezioni nelle aziende a partire da settembre e la conversione dei contratti entro fine anno'.

Oggi Damiano ha spiegato che la circolare resta valida e che Atesia è un caso a parte. ''Le prime ispezioni nel call center Atesia - ha detto il ministro - risalgono gia' alla fine degli anni '90. L'ispezione, conclusasi qualche giorno fa, era iniziata un anno prima quando dirigeva questo Ministero Roberto Maroni''. ''Per quello che mi riguarda il 14 giugno scorso ho dato indicazioni sul lavoro in una circolare''. 'Mi riservo di esaminare questi documenti", aveva detto ieri il ministro a caldo, ma "il criterio fondamentale per distinguere è che bisogna avere contratti di lavoro subordinato per l'in bound (servizi alla clientela) e contratti di lavoro parasubordinato per l'out bound (campagne commerciali per conto terzi)'.

L'operazione degli ispettori sembra dunque aver proceduto su un binario parallelo rispetto all'impostazione data alla questione dal ministro. Ma ha riscosso alti gradimenti in Rifondazione - partito rappresentato nel ministero da Rosa Rinaldi, sottosegretario con un lungo curriculum nella Cgil nazionale, in Fiom e nella Funzione pubblica -, così come in alcune anime del sindacato (su tutti NIdil Cgil, il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi) che già avevano criticato, a suo tempo, l'impostazione della circolare di Damiano, e che accusano Atesia di fare dumping a danno di altre aziende di call center che invece sottoscrivono e rispettano accordi per la tutela dei lavoratori.

Ma anche in Cgil nazionale si guarda con favore all'iniziativa degli ispettori. In una dichiarazione congiunta la segretaria confederale della Cgil Nicoletta Rocchi e Walter Schiavella, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, ricordano che la decisione degli ispettori “conferma quanto la Cgil ha sempre sostenuto", ossia "che in tutti i settori vi è ormai un evidente abuso nel ricorso ai rapporti di collaborazione allo scopo prevalente di sottrarsi agli obblighi contrattuali del lavoro dipendente, in maniera da abbattere surrettiziamente i costi aziendali. In particolare nei Call center - proseguono Rocchi e Schiavella - il fenomeno ha assunto proporzioni insostenibili, ed è per questo che il sindacato da tempo è impegnato in una forte iniziativa volta a stabilizzare l’occupazione ed affermare regole certe per il settore. Infatti è evidente a tutti che le aziende committenti (Telecom, ecc) e non solo (ma anche Ministeri, enti locali, enti pubblici) attraverso il sistema degli appalti al massimo ribasso hanno scaricato costi sulle società come Atesia, che a loro volta hanno affrontato il mercato fidando su un costo del lavoro assolutamente improprio. Da qui l’abuso dei contratti di collaborazione".

I call center come pietra di paragone dei diversi approcci delle sinistre alla riforma del mercato del lavoro. Chi distingue tra buona e cattività flessibilità e si attiene alle linee del programma dell'Unione; chi invece vede soprattutto la precarietà e la vuole abolire. E riemerge il dibattito su cosa fare della legge 30. Per  il sottosegretario al ministero dell'Economia Paolo Cento bisogna ''cancellare la legge Biagi e assumere tutti i lavoratori'', perchè la vicenda Atesia "e' la conferma dell'insostenibilita' sociale ed economica della legge Biagi cosi' come del pacchetto Treu che hanno moltiplicato nel corso degli anni i contratti atipici". Gli risponde a stretto giro di posta Daniele Capezzone, presidente della Commissione attivita' produttive della Camera e segretario di Radicali italiani: ''Vedo che, a partire dalla vicenda Atesia (segnata da un comportamento a mio avviso ideologico ed estremista dell'Ispettorato del lavoro), c'e' chi, nel mondo politico, ricomincia con la volonta' di demolire la legge Biagi. Ribadisco qui il mio netto no a questa prospettiva. Sarebbe un errore grossolano". Per Capezzone la questione vera è "la riscrittura del sistema di ammortizzatori sociali''. ''E' li' che sta la sfida di un centrosinistra liberale -continua Capezzone-. Oggi gli ammortizzatori sociali esistenti tutelano pochissimi (su 100 persone che perdono il lavoro, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Questa e' la sfida".

Tornando in ambito sindacale, si registra la dichiarazione di Emilio Miceli, segretario generale di Slc Cgil (il sindacato delle comunicazioni). ''Il contenuto dell'ispezione ad Atesia - dichiara Miceli - non ci coglie di sorpresa. In questi anni, infatti, abbiamo denunciato l'arbitrarieta' nell'uso del lavoro atipico nei call center del Paese come sostitutivo del normale rapporto di lavoro dipendente, e Atesia non e' sfuggita a questa tentazione''. ''Con la cosiddetta circolare 'Damiano' -prosegue Miceli- le parti hanno cercato di porre, se pur parzialmente, rimedio all'arbitrio di questi anni e una lettura non superficiale della circolare evidenzia come questa non autorizzi, se non a certe specifiche condizioni, l'uso del lavoro atipico nelle attivita' outbound''. ''Con il gruppo Almaviva il sindacato ha gia' stabilito un  percorso negoziale che tornera' utile al superamento di alcune obiezioni e prescrizioni sollevate puntualmente dagli ispettori. Quel percorso non va azzerato perche' rappresenterebbe un passo indietro nel tentativo di dare finalmente ad Atesia quella normalita' che fin qui e' stata negata''. ''E' ovvio del resto -continua il segretario generale della Slc Cgil- che il contenzioso amministrativo che certamente scaturira' sugli esiti del verbale degli ispettori debba rimanere separato dal negoziato sindacale sul futuro dell'azienda. Quel verbale, infatti, si occupa prevalentemente della passata gestione amministrativa mentre il negoziato sindacale si occupera' necessariamente dell'assetto futuro dell'azienda''. ''In questo senso, la Slc Cgil -conclude Miceli- si dichiara pronta a riprendere da subito il confronto con l'azienda guardando con rispetto e autonomia di giudizio sia il pregevole lavoro degli ispettori, nel quale si intravedono elementi indubbi di certezza giuridica, che lo svilupparsi del confronto tra l'azienda e gli organi amministrativi dello Stato''.

Maggiormente critico, invece, l'approccio del sindacato degli atipici.
NIdil esprime preoccupazione per l’insufficienza degli interventi annunciati dal ministro in materia di collaborazioni, e richiede invece un intervento organico che dia risposte compiute a chi lavora con queste modalità. Per quanto riguarda i call center, sostiene Rossella Ceramelli della Segreteria Nazionale NIdiL, “la recente ispezione ad Atesia ha dimostrato" che "urge una regolamentazione di queste modalità di lavoro poiché non è possibile escludere gli abusi solo con una circolare”.