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Un nuovo capitolo si
aggiunge alla saga dei call center. Gli attori principali
sono due: da un lato la società Atesia, vero e proprio
simbolo, da molti anni a questa parte, dello sfruttamento
degli operatori e del ricorso alle forme di prestazione le
più precarie possibili; dall'altro il ministero del Lavoro,
da cui è partito un ordine perentorio ai vertici
dell'azienda, firmato dagli ispettori del lavoro: ossia
l'obbligo di assumere in organico 3.200 collaboratori con
contratto a progetto, perché equiparati a lavoratori
subordinati. Una decisione che scavalca la circolare emanata
dal ministro Cesare Damiano lo scorso 14 giugno, che nel
settore distingueva tra operatori in uscita (out bound) e in
entrata (in bound), limitando a questi ultimi l'obbligo del
lavoro dipendente. E che ha mandato su tutte le furie il
numero uno di Atesia, Italo Tripi, peraltro politicamente
vicino alla Margherita. In un'intervista alla Stampa
Tripi ricorda: "ci siamo seduti intorno a un tavolo con il
ministro del Lavoro, Confidustria, Cgil, Cisl e Uil. Abbiamo
concordato un percorso per tappe: nella mia azienda 3mila
persone sarebbero passate dal contratto a progetto
all'assunzione a tempo indeterminato'. 'Gli accordi -
prosegue Tripi - prevedevano ispezioni nelle aziende a
partire da settembre e la conversione dei contratti entro
fine anno'.
Oggi Damiano ha spiegato che la circolare resta valida e che
Atesia è un caso a parte. ''Le prime ispezioni nel call
center Atesia - ha detto il ministro - risalgono gia' alla
fine degli anni '90. L'ispezione, conclusasi qualche giorno
fa, era iniziata un anno prima quando dirigeva questo
Ministero Roberto Maroni''. ''Per quello che mi riguarda il
14 giugno scorso ho dato indicazioni sul lavoro in una
circolare''. 'Mi riservo di esaminare questi documenti",
aveva detto ieri il ministro a caldo, ma "il criterio
fondamentale per distinguere è che bisogna avere contratti
di lavoro subordinato per l'in bound (servizi alla
clientela) e contratti di lavoro parasubordinato per l'out
bound (campagne commerciali per conto terzi)'.
L'operazione degli ispettori sembra dunque aver proceduto su
un binario parallelo rispetto all'impostazione data alla
questione dal ministro. Ma ha riscosso alti gradimenti in
Rifondazione - partito rappresentato nel ministero da Rosa
Rinaldi, sottosegretario con un lungo curriculum nella Cgil
nazionale, in Fiom e nella Funzione pubblica -, così come in
alcune anime del sindacato (su tutti NIdil Cgil, il
segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi) che già
avevano criticato, a suo tempo, l'impostazione della
circolare di Damiano, e che accusano Atesia di fare dumping
a danno di altre aziende di call center che invece
sottoscrivono e rispettano accordi per la tutela dei
lavoratori.
Ma anche in Cgil nazionale si guarda con favore
all'iniziativa degli ispettori. In una dichiarazione
congiunta la segretaria confederale della Cgil Nicoletta
Rocchi e Walter Schiavella, segretario generale della Cgil
di Roma e Lazio, ricordano che la decisione degli ispettori
“conferma quanto la Cgil ha sempre sostenuto", ossia "che in
tutti i settori vi è ormai un evidente abuso nel ricorso ai
rapporti di collaborazione allo scopo prevalente di
sottrarsi agli obblighi contrattuali del lavoro dipendente,
in maniera da abbattere surrettiziamente i costi aziendali.
In particolare nei Call center - proseguono Rocchi e
Schiavella - il fenomeno ha assunto proporzioni
insostenibili, ed è per questo che il sindacato da tempo è
impegnato in una forte iniziativa volta a stabilizzare
l’occupazione ed affermare regole certe per il settore.
Infatti è evidente a tutti che le aziende committenti (Telecom,
ecc) e non solo (ma anche Ministeri, enti locali, enti
pubblici) attraverso il sistema degli appalti al massimo
ribasso hanno scaricato costi sulle società come Atesia, che
a loro volta hanno affrontato il mercato fidando su un costo
del lavoro assolutamente improprio. Da qui l’abuso dei
contratti di collaborazione".
I call center come pietra di paragone dei diversi approcci
delle sinistre alla riforma del mercato del lavoro. Chi
distingue tra buona e cattività flessibilità e si attiene
alle linee del programma dell'Unione; chi invece vede
soprattutto la precarietà e la vuole abolire. E riemerge il
dibattito su cosa fare della legge 30. Per il
sottosegretario al ministero dell'Economia Paolo Cento
bisogna ''cancellare la legge Biagi e assumere tutti i
lavoratori'', perchè la vicenda Atesia "e' la conferma dell'insostenibilita'
sociale ed economica della legge Biagi cosi' come del
pacchetto Treu che hanno moltiplicato nel corso degli anni i
contratti atipici". Gli risponde a stretto giro di posta
Daniele Capezzone, presidente della Commissione attivita'
produttive della Camera e segretario di Radicali italiani:
''Vedo che, a partire dalla vicenda Atesia (segnata da un
comportamento a mio avviso ideologico ed estremista
dell'Ispettorato del lavoro), c'e' chi, nel mondo politico,
ricomincia con la volonta' di demolire la legge Biagi.
Ribadisco qui il mio netto no a questa prospettiva. Sarebbe
un errore grossolano". Per Capezzone la questione vera è "la
riscrittura del sistema di ammortizzatori sociali''. ''E'
li' che sta la sfida di un centrosinistra liberale -continua
Capezzone-. Oggi gli ammortizzatori sociali esistenti
tutelano pochissimi (su 100 persone che perdono il lavoro,
solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Questa e' la
sfida".
Tornando in ambito sindacale, si registra la dichiarazione
di Emilio Miceli, segretario generale di Slc Cgil (il
sindacato delle comunicazioni). ''Il contenuto
dell'ispezione ad Atesia - dichiara Miceli - non ci coglie
di sorpresa. In questi anni, infatti, abbiamo denunciato l'arbitrarieta'
nell'uso del lavoro atipico nei call center del Paese come
sostitutivo del normale rapporto di lavoro dipendente, e
Atesia non e' sfuggita a questa tentazione''. ''Con la
cosiddetta circolare 'Damiano' -prosegue Miceli- le parti
hanno cercato di porre, se pur parzialmente, rimedio
all'arbitrio di questi anni e una lettura non superficiale
della circolare evidenzia come questa non autorizzi, se non
a certe specifiche condizioni, l'uso del lavoro atipico
nelle attivita' outbound''. ''Con il gruppo Almaviva il
sindacato ha gia' stabilito un percorso negoziale che
tornera' utile al superamento di alcune obiezioni e
prescrizioni sollevate puntualmente dagli ispettori. Quel
percorso non va azzerato perche' rappresenterebbe un passo
indietro nel tentativo di dare finalmente ad Atesia quella
normalita' che fin qui e' stata negata''. ''E' ovvio del
resto -continua il segretario generale della Slc Cgil- che
il contenzioso amministrativo che certamente scaturira'
sugli esiti del verbale degli ispettori debba rimanere
separato dal negoziato sindacale sul futuro dell'azienda.
Quel verbale, infatti, si occupa prevalentemente della
passata gestione amministrativa mentre il negoziato
sindacale si occupera' necessariamente dell'assetto futuro
dell'azienda''. ''In questo senso, la Slc Cgil -conclude
Miceli- si dichiara pronta a riprendere da subito il
confronto con l'azienda guardando con rispetto e autonomia
di giudizio sia il pregevole lavoro degli ispettori, nel
quale si intravedono elementi indubbi di certezza giuridica,
che lo svilupparsi del confronto tra l'azienda e gli organi
amministrativi dello Stato''.
Maggiormente critico, invece, l'approccio del sindacato
degli atipici.
NIdil esprime preoccupazione per l’insufficienza degli
interventi annunciati dal ministro in materia di
collaborazioni, e richiede invece un intervento organico che
dia risposte compiute a chi lavora con queste modalità. Per
quanto riguarda i call center, sostiene Rossella Ceramelli
della Segreteria Nazionale NIdiL, “la recente ispezione ad
Atesia ha dimostrato" che "urge una regolamentazione di
queste modalità di lavoro poiché non è possibile escludere
gli abusi solo con una circolare”. |