Presentato a firma di Salvi (Ds), Russo Spena (Prc)
e Palermi (Verdi-Pdci) un Dl che rende più difficile assumere a
tempo determinato. Si cambia una legge di Berlusconi, che non poneva
vincoli.
di Manuele BonaccorsiIl
disegno di legge proposto dai tre senatori riguarda i contratti a
tempo determinato, e ha l’obiettivo di “tornare indietro”, a prima
dell’era Berlusconi.
Lo scorso governo, infatti, aveva riformato questa tipologia
contrattuale con la legge 368 del 2001. Una legge che, interpretando
in maniera molto dubbia una direttiva comunitaria (1999/70), nei
fatti liberalizzava le assunzioni a tempo determinato. La precedente
legislazione del ’62, infatti, poneva delle “ipotesi tassative di
ammissibilità” che limitavano l’uso dei contratti a termine:
transitorietà e temporaneità le condizioni all’interno delle quali
era possibile una deroga alla normalità del rapporto a tempo
determinato.
In caso di violazione delle ipotesi, poi, valeva la norma generale,
e l’assunzione si trasformava immediatamente a tempo indeterminato.
Su questa norma era caduta nel 2001 l’accetta dell’appena
eletto Berlusconi. Scompaiono le ipotesi di ammissibilità, e i
contratti a termine diventano regolari se subordinati a “ragioni di
carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”.
Una definizione dal carattere così generico da permettere un
uso quasi illimitato della tipologia contrattuale. In caso di
violazione della legge, inoltre, il contratto diventava nullo:
dunque nessuna assunzione per il lavoratore irregolarmente
impiegato con un contratto precario.
Col disegno di legge presentato si propone di ristabilire molti
vincoli presenti nella legge del ’62. «Il contratto di lavoro
subordinato si reputa a tempo indeterminato, salvo le eccezioni
appresso indicate», dice l’articolo 1 del disegno di legge.
Eccezioni che vengono specificate con grande attenzione, divise in
ragioni tecniche (che devono essere temporanee) o sostitutive. In
quest’ultimo caso la sostituzione deve riguardare lavoratori assenti
«con diritto di conservazine del posto» (maternità, malattie,
aspettative) e non assenti «fisiologicamente», (è il caso
delle ferie, o anche di casi di malattie la cui incidenza, come
nelle grandi imprese, è prevedibile). A rendere di difficile
violazione questa norma, l’obbligo di indicare il nome del
lavoratore sostituito nel contratto. Ritorna, infine, l’assunzione
automatica a tempo indeterminato in caso di violazione delle
eccezioni, e si stabilisce che eventuali deroghe possono essere
indicate solo nei contratti collettivi nazionali, mai in quelli
locali o aziendali. Una misura, questa, che rafforza molto i
sindacati confederali impegnati nella stipula dei contratti
collettivi.
Che si tratti di un’ottimo disegno di legge, del quale c’è urgente
bisogno, lo dimostrano le grida scomposte del senatore forzitaliota
Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare, e convinto
sostenitore del far west contrattuale. Secondo l’ex esponente del
governo, il disegno di legge della sinistra radicale «è una
controriforma dell’ attuale disciplina dei contratti», una prova che
«la maggioranza comincia a dare il peggio di sé in materie
fondamentali come la regolazione del mercato del lavoro».
Con buona pace di Sacconi, l’approvazione della legge renderebbe i
più vicina la realizzazione di quanto è affermato nel programma
dell’Unione, dove si scrive che «la forma normale di occupazione è a
tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono
potersi costruire una prospettiva di vita e di lavoro serena».
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