Critiche al DPEF ? Dipende dall’indipendenza

 

Quello del titolo non è un semplice gioco di parole ma è l’essenza con cui oggi le organizzazioni sindacali devono rapportarsi per svolgere il loro compito: la difesa delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Già, perché il DPEF è il primo banco di prova del nuovo governo targato centro-(a)sinistra, con il quale ha la possibilità di dimostrare se gli impegni presi con i lavoratori durante la campagna elettorale saranno mantenuti o disattesi, ed è anche la prima occasione per la CGIL, nella ritrovata concertazione, di dimostrare che la propria azione e proposta è dettata da valutazioni ed analisi sviluppate in piena autonomia dal quadro politico e, dunque, dalla qualità della maggioranza che sostiene il governo.

Che la condizione economica italiana, ereditata dalla finanza creativa dell’accoppiata Berlusconi/Tremonti, sia pessima è assodato, anzi pessima è un eufemismo. A cominciare dal rapporto deficit/PIL, andato crescendo negli ultimi anni, fino a raggiungere il 4% del 2006, ritoccato al rialzo di 2 decimali di punto dalla previsione del precedente governo. Lo stesso andamento ha subito il debito pubblico, arrivando al 107,7 % del PIL nell’anno in corso.

Il governo di centro-(a)sinistra promise però di dedicarsi immediatamente a politiche che favoriscano lo sviluppo e la redistribuzione, nonostante lo stato dei conti del Paese, promesse che però non si trovano all’interno del DPEF. Troviamo invece una manovra da 35 mrd di €, che vanno ad aggiungersi ai 7 della manovra correttiva bis, costruita per i 2/3 da “tagli strutturali sulla spesa di enti locali, previdenza, sanità e pubblica amministrazione”, dalle parole del Ministro Padoa-Schioppa. E’ tautologico dire che gli effetti di questi tagli saranno aumenti delle imposte locali, riduzione delle pensioni e dei servizi sanitari, ridimensionamento del numero dei dipendenti pubblici. Insomma la ricetta è quella a cui purtroppo siamo abituati: i conti li pagano i lavoratori.

Come tutte le abitudini, però, anche questa ci ha un po’ stufato. Anzi, diciamo pure che di questa abitudine non ne possiamo più!

Purtroppo le prime risposte del più grande sindacato italiano non vanno in questa direzione, anzi plaudono alla ritrovata concertazione che il Governo Prodi ha affermato voler ricostruire, la quale avrebbe permesso di inserire nel DPEF “un’inflazione programmata più realista” che  “renderà meno difficile la chiusura dei contratti”. Ora, che per il rinnovo dei contratti sia meglio avere un’inflazione programmata al 2% piuttosto che al 1.9%, fintanto che il modello dei rinnovi contrattuali rimanga quello degli accordi del luglio ‘93, è vero, ma affermare che questo sia realistico mi pare un’esagerazione. Tra l’altro questo decimale di punto garantirebbe meno di 2 € nei rinnovi. Ritengo necessario, se le condizioni non dovessero cambiare, che la CGIL costruisca un programma di iniziative atte a contrastare questa manovra, e questo è necessario per la tenuta della condizione dei lavoratori italiani, stanchi di vedersi caricare sulle spalle i frutti di politiche economiche scellerate, finalizzate al mantenimento dei privilegi di pochi. Per fare questo è necessaria un’autonomia totale del sindacato dal quadro politico, ed una pratica sindacale totalmente indipendente.

 

Carlo Carelli

Rete 28 Aprile nella CGIL