Roberto Farneti
Dopo appena tre mesi dall’inizio della legislatura, la Cgil
si è già ammalata della sindrome del «governo amico». Ad
emettere la diagnosi, questa volta, non è un perito di parte
nominato dalla Cisl, ma la Rete 28 Aprile, componente di
sinistra del sindacato guidato da Guglielmo Epifani, a cui
non è piaciuto il giudizio di “luci e ombre” espresso dal
direttivo di Corso Italia sul Documento di programmazione
economica e finanziaria.
«La linea della Cgil - incalza Giorgio Cremaschi - non
può essere quella di dire al governo “tagliate un po’ meno”.
Perché in questo modo già ti poni sulla difensiva. Padoa
Schioppa fa un ragionamento coerente che ha un punto di
partenza negativo: e cioè che bisogna rientrare nei
parametri di Maastricht in poco tempo. Ma come si fa a
trovare subito 30 miliardi - osserva il segretario nazionale
della Fiom - senza toccare le pensioni? Se tu non contesti
questa impostazione, poi dovrai per forza discutere di
tagli».
Con la consegna del documento programmatico, da lunedì
scorso la Rete 28 aprile è diventata formalmente operativa.
«Siamo il 3% del direttivo Cgil - afferma Cremaschi - ma
credo che siamo molto di più a livello di territorio». Il
coordinamento nazionale, che si è riunito ieri a Roma, ha
deciso di organizzare assemblee territoriali, con
l’obiettivo di estendere il giudizio negativo sul Dpef a
tutta la Cgil, e di provare a «dare sbocco» al malcontento
registrato in alcune categorie deluse dai rinnovi
contrattuali, come i chimici e i lavoratori delle
telecomunicazioni, «facendone un elemento di battaglia
affinché si affermino altre linee».
Rete 28 aprile vuole anche essere parte della
ricostituzione dei movimenti - in «assoluta indipendenza»
dalla politica - contro la guerra e la precarietà. «Epifani
- ricorda Cremaschi - ha detto che, per quanto riguarda la
precarietà, il cambiamento “è compito di legislatura”.
Secondo noi invece occorre una terapia d’urto. Per questo
puntiamo alla manifestazione del 31 ottobre per
l’abrogazione immediata della legge 30».
Una “campagna di autunno” che potrebbe vedere anche la
Fiom come protagonista, in particolare sul Dpef. Gianni
Rinaldini, segretario generale dei metalmeccanici Cgil, è
molto preoccupato per gli annunciati interventi su pensioni,
sanità e pubblica amministrazione. «Ipotizzare ulteriori
misure su quei capitoli - spiega all’Unità - significa
intervenire di nuovo sulle condizioni di vita dei
lavoratori». Stesso discorso per il tasso d’inflazione
programmato al 2% per il 2007 e all’1, 7% per il 2008 che,
qualora venisse utilizzato per i rinnovi, porterebbe a
«ridurre il potere d’acquisto» dei salari.
E allora, cosa dovrebbe fare la Cgil? «Io resto convinto
- premette Rinaldini - che questo governo non è un
avversario, lo era quello di Berlusconi». Ma ciò non esclude
in certi casi «l’opportunità dell’esercizio del conflitto
sociale».
|