Semaforo verde
alla controversa direttiva sulla liberalizzazione
dei servizi in tutta l’Unione europea. Il Consiglio
dei ministri per la Competitività, dopo
l’approvazione del Parlamento europeo, ha infatti
raggiunto nei giorni scorsi un accordo per mettere
in essere la direttiva ideata e promossa dalla
Commissione. Ora manca solo una scontata nuova
ratifica da parte del Parlamento Ue.
La famigerata Bolkestein, dunque, diventerà presto una
disposizione da
trasporre nelle varie legislazioni nazionali dell’Unione
europea. Dalla sua nascita, avvenuta durante la presidenza
Prodi della Commissione europea, sono state molte le
battaglie che si sono opposte ad una totale liberalizzazione
del Terziario, che rappresenta molto più della metà
dell’economia europea.
Anche se molte persone da tutta l’Unione europea si sono
mobilitate per ribadire il loro punto di vista ostile alla
controversa direttiva, che aveva nel principio del
cosiddetto idraulico polacco il suo più cinico esempio, non
sono riusciti ad abolirla definitivamente ma solo a renderla
poco più leggera. Una vera e propria battaglia che ha visto
accese discussioni anche presso il Parlamento europeo che è
quasi arrivato al punto di fare saltare l’accordo.
Il testo aveva anche riscontrato diversi scetticismi durante
i due Consigli dei ministri che lo avevano passato in
rassegna. Durante un consiglio informale a Vienna del 29
maggio scorso, era stato approvato grazie al compromesso
dell’Austria, ex-presidenza di turno dell’Ue, con i Paesi
più liberali come i nuovi partner e la Gran Bretagna, a
differenza invece di quegli Stati, come la Francia, che
chiedevano maggiori garanzie a protezione dei loro
lavoratori.
Infine, lunedì, l’accordo definitivo è arrivato grazie
all’unanimità dei venticinque, ad eccezione delle due
astensioni di Belgio e Lituania, come annunciato
dall’attuale presidenza finlandese appena insediata.
Ora la volontà delle autorità Ue è di procedere velocemente
alla seconda lettura in Parlamento, per poter fare entrare
in vigore la nuova direttiva entro l’anno. Una volta
completato l’iter burocratico della direttiva, entro tre
anni gli Stati membri dovranno applicare le nuove regole.
Come gli eurodeputati, i ministri hanno promosso un testo
dove viene eliminato il contestato principio del Paese
d’origine, ovvero ‘l’idaraulico polacco’ ne esclude
l’applicazione ai servizi sanitari, e conferma l’esclusione
dei servizi di sicurezza, audiovisivi e finanziari, i
trasporti, le agenzie interinali e il gioco d’azzardo.
La direttiva Frankestein, così come soprannominata dai suoi
oppositori, comincerà dunque presto a condizionare larghe
porzioni dell’economia europea nel bene, ma soprattutto nel
male. Annunciata come un provvedimento rivolto a “diminuire
la burocrazia ed i vincoli alla competitività nei servizi
per il mercato interno”, la Direttiva Bolkestein, infatti, è
un pericoloso mostro che attacca lo Stato sociale e i
diritti del lavoro nell’intera Unione Europea. Troppi i seri
inconvenienti che presto comporterà: fra questi l’apertura
alla libera concorrenza e alla privatizzazione di tutte le
attività di servizio anche in settori importanti come
l’istruzione; la riduzione drastica della discrezionalità
delle autorità locali e nazionali; l’incitamento legale alla
delocalizzazione verso i Paesi a più debole protezione
sociale per sfruttare la mano d’opera; il “dumping” sociale
verso le legislazioni dei Paesi a più alta protezione
sociale e del lavoro, affinché riducano, in nome della
competitività, i propri standard di garanzie; la diminuzione
del valore del contratto di lavoro e le possibilità
d’intervento delle organizzazioni sindacali, precarizzando
definitivamente la prestazione di lavoro; ma anche
l’incremento del mercato del lavoro gestito dalle
organizzazioni criminali. Questi alcuni degli effetti
collaterali della direttiva Servizi.
In effetti, la Bolkestein costituisce il vero colpo di
grazia a quel poco che resta del “modello sociale europeo”,
già agonizzante dopo le politiche di privatizzazione di
questi anni e la continua messa in discussione dei diritti
sociali e del lavoro.
Fermare questo mostro ormai è impossibile. Saranno orami
lavoratori e cittadini a patirne le conseguenze direttamente
sulla loro pelle, ciechi complici di una macchina
burocratica continentale e globale che ricerca soltanto meri
interessi economici, distruggendo lentamente tutto quello
che trova sul proprio passaggio.
Marzio Paolo Rotondò
Fonte:
http://www.rinascita.info
26.07.06
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