DOCUMENTO PROGRAMMATICO DELL’AREA DENOMINATA: RETE PER L’INDIPENDENZA E LA DEMOCRAZIA SINDACALE (RETE28APRILE)

 

 

CONFORMEMENTE ALLE DELIBERE REGOLAMENTARI DELLA CGIL, PUNTO 1: PLURALISMO E UNITA’ DELLA CGIL

 

 

PREMESSA

 

Le lavoratrici e i lavoratori, i pensionati, i disoccupati, vogliono finalmente cominciare a cambiare in meglio la loro vita. Per questo rivendicano profondi cambiamenti sociali. La sconfitta elettorale della destra dà più speranze e possibilità di cambiare le cose, ma è già iniziata la pressione da parte delle forze conservatrici, interne ed internazionali, per ottenere dal nuovo governo e dal sindacalismo confederale il ritorno a una poiltica di concertazione che serva ancora una volta a tener bassi i salari e a ridimensionare i diritti.

Pensiamo si debba respingere il ritorno alla concertazione, che è parte di una stagione conclusa della storia politica e sociale del paese e si debba conseguentemente dire no ad un nuovo patto sociale, che sarebbe dannoso per il mondo del lavoro.

Per questo intendiamo far vivere nella Cgil una posizione che parta dalla necessità del definitivo superamento della stagione della concertazione, per affermare la necessità del conflitto, del rinnovamento, della democrazia e dell’indipendenza sindacale.

Nel percorso congressuale abbiamo sostenuto le tesi alternative presentate dal segretario della Fiom. Ora pensiamo che, dopo la conclusione del congresso, il confronto e la dialettica di posizioni possano esprimersi in diversi modi ed esperienze. Per quanto ci riguarda, costituiamo un’Area programmatica aperta al confronto e interessata in particolare a partecipare alla valorizzazione di tutte le più avanzate esperienze di contrattazione e di democrazia sindacale.

 

 

TEMI PROGRAMMATICI

 

I punti fondamentali del nostro impegno programmatico, ferme restando le decisioni del Congresso confederale, sono i seguenti:

1 –     Le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori continuano ovunque a peggiorare. La precarizzazione del rapporto di lavoro non è solo la condizione permanente dei nuovi assunti, ma anche lo stato nel quale si esplicita un ricatto permanente alle conquiste e ai diritti di tutte e tutti. Tutto il mondo del lavoro è in realtà o precario o in via di precarizzazione. Sono precari i migranti, che vengono sottoposti ad infinte vessazioni e ricatti. Lo sono le lavoratrici e i lavoratori che rischiano il posto per le delocalizzazioni, le terziarizzazioni, gli appalti. Sono precari le lavoratrici e i lavoratori dei settori industriali e quelli del servizio pubblico. Sono precari le lavoratrici e i lavoratori esternalizzati nella pubblica amministrazione e, in particolare al Sud gli Lsu e gli Lpu. Sono precari i giovani impegnati nel mondo della scuola, dell’università, della ricerca e della conoscenza, così come quelli che operano nel mondo delle nuove tecnologie, dell’informatica e delle telecomunicazioni. Sono precarie le donne, sulle quali il ricatto del posto di lavoro insicuro pesa il doppio. La precarietà, pur essendo una condizione comune, non unifica, ma divide e frantuma tutto il mondo del lavoro. Per questo la lotta alla precarietà è oggi la priorità del sindacato. Una priorità da attuare sia sul piano della lotta politica, per ottenere l’abrogazione di tutta la legislazione che ha precarizzato il lavoro e le condizioni di vita in questi ultimi quindici anni, a partire dalla Legge 30, dalla Bossi-Fini, dalla legge Moratti; sia sul piano della lotta rivendicativa, con la costruzione di vertenze e contratti che estendono a tutte e a tutti gli stessi diritti, lo stesso salario, le stesse condizioni.  Occorre respingere ogni tesi che punta allo scambio tra la promessa di una parziale riduzione della precarietà del lavoro e la riduzione dei diritti e del salario della parte più tutelata del mondo del lavoro. Non è con lo scambio, tra diritti e posto di lavoro, che si lotta contro la precarietà, ma con la conquista di migliori condizioni e diritti per tutte e tutti.

 

 2 –    Lo scopo della precarizzazione del lavoro è ottenere la massima flessibilità e disponibilità delle lavoratrici e dei lavoratori negli orari, nella prestazione, nella condizione di lavoro. La precarizzazione è lo strumento con il quale le imprese accrescono il loro autoritarismo ed il loro controllo sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Per queste ragioni aumenta l’insicurezza nel lavoro. La salute e la vita stessa delle lavoratrici e dei lavoratori sono messe a rischio e vengono colpite. La lotta contro la flessibilità selvaggia del lavoro è dunque parte della lotta contro la precarietà e per la sicurezza. E’ necessario restituire priorità, rispetto alle esigenze dell’impresa, alla personalità e alle esigenze di vita delle persone che lavorano. Occorre ridurre gli orari e soprattutto ricostruire il potere di chi lavora sull’organizzazione del proprio lavoro. Va profondamente cambiata la più recente legislazione italiana sugli orari, e va messa in discussione quella europea. La salute e la sicurezza del e nel lavoro devono venire al primo posto.

 

3 –     La precarietà serve ad abbattere il salario garantito e contrattato per tutte e tutti. Ovunque si precarizza il lavoro si riduce il salario. Per questo occorre respingere ogni ipotesi di realizzare una maggiore flessibilità nei salari. Già oggi i salari sono anche troppo precari e flessibili. L’aumento delle retribuzioni reali, dopo il fallimento per le lavoratrici e i lavoratori del sistema concertativo nato il 23 luglio del 1993, va attuato attraverso il rafforzamento del contratto nazionale che deve aumentare il salario reale, la crescita della contrattazione aziendale e con una nuova forma di scala mobile che sostenga il salario nella lotta contro l’inflazione. Va respinta ogni ipotesi di devolution della contrattazione che indebolisca il contratto nazionale. Allo stesso modo bisogna opporsi alla richiesta delle imprese di derogare in sede aziendale a quanto garantito dal contratto nazionale. Occorre portare i salari italiani a livello dei più elevati standard europei.

 

4 –     La precarizzazione del  lavoro è parte di una condizione di vita che il mercato globalizzato vuole imporre. Il liberismo vuole una società nella quale tutte le relazioni tra le persone siano governate dal mercato. I processi di mercificazione, liberalizzazione, privatizzazione, finanziarizzazione che condizionano oramai la vita delle persone, determinano nel mondo nuove profonde fratture, grandi squilibri sociali e ambientali, guerra e terrorismo. Contrastare la competitività a tutti i costi e le privatizzazioni, ricostruire una cultura del bene comune, riconquistare ed estendere i beni pubblici essenziali, riaffermare l’indisponibilità per il mercato dei diritti sociali alla salute, all’istruzione, alla cultura e alla casa. Riaffermare il diritto a una vita sicura e dignitosa, è parte integrante della lotta contro la precarizzazione.

          Una delle priorità è difendere ed estendere il sistema previdenziale pubblico, mettendo in discussione le ingiustizie prodotte dalle  riforme di questi quindici anni, a partire dal sistema contributivo che rischia di cancellare le pensioni per le nuove generazioni.  Come obiettivo immediato è necessario cancellare le ultime controriforme pensionistiche del governo e difendere la libertà dei lavoratori di disporre della propria liquidazione (Tfr).

  

5 –     L’unificazione del mondo del lavoro può avvenire solo attraverso una nuova pratica sindacale, che faccia dell’indipendenza e della democrazia gli strumenti con i quali organizzare una nuova fase  di conflitto sociale. Sono le lavoratrici e i lavoratori, in carne ed ossa, che debbono partecipare e decidere rispetto alle scelte del sindacato. Il voto segreto sulle piattaforme e sugli accordi, la partecipazione, la democrazia, sono le condizioni indispensabili per realizzare la piena indipendenza del sindacato dal potere politico, da quello delle imprese e del mercato. Solo una validazione piena dell’operato sindacale da parte delle lavoratrici e dei lavoratori interessati permette di costruire quel conflitto consapevole, senza il quale nulla può essere cambiato. Per questo rivendichiamo una legge che garantisca pienamente la democrazia sindacale e riteniamo necessario costruire una mobilitazione adeguata ad ottenerla.

          Oggi la paura del conflitto spesso frena l’azione sindacale e l’iniziativa dei lavoratori e questa paura rappresenta un vantaggio in più per le imprese e per il liberismo. E’ necessario, invece, affermare che il conflitto, oltre ad essere un indispensabile strumento di democrazia, produce risultati e cambiamenti. Il confronto su come organizzare il conflitto, su come articolarlo e diffonderlo, su come superare i problemi e le difficoltà che oggi lo segnano, è uno degli impegni principali del sindacato. Le lotte condotte in questi anni dalla Cgil, dai metalmeccanici, dagli autoferrotranvieri, dal mondo della scuola, dimostrano che con il conflitto si possono ottenere dei risultati. La vittoria degli studenti e dei lavoratori francesi dimostra che è possibile cambiare le cose.

 

6 –     Per contrastare la precarizzazione del lavoro e della vita occorre guardare la società da un punto di vista alternativo a quello dell’impresa e del mercato e della competitività. Tale punto di vista, anche quando non si traduce in azioni immediate, è comunque necessario per reggere il confronto con la pressione dell’ideologia liberista, che vuole uniformare a sé tutto il mondo. Occorre pensare e rivendicare un’altra società, senza lo sfruttamento della persona e dell’ambiente, senza l’oppressione sessuale, quella di etnia, quella dei poteri burocratici. Occorre pensare ad un altro sviluppo, costruendo pratiche, rivendicazioni e movimenti su temi concreti. Questa è la via per affrontare le storiche ingiustizie e fratture che dividono le aree più ricche da quelle più povere dell’Italia, a partire dal Mezzogiorno. Va conquistata così una democrazia fondata su un’effettiva uguaglianza. Il sindacalismo confederale deve battersi con forza contro la politica delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni, contro l’ideologia del mercato come strumento di efficienza e di uguaglianza. Pertanto è necessario rivendicare nuovi spazi e nuovi interventi per il potere pubblico nell’economia e una estensione dei beni salvaguardati in nome dell’interesse pubblico.

 

7 –     Va definitivamente ripudiata la guerra e vanno ritirate le truppe del nostro paese dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Kosovo e da ogni teatro bellico. Bisogna affermare la pace in Medio Oriente sulla base del principio “Due popoli, due Stati”. Occorre respingere l’utilizzo della guerra come strumento per la soluzione delle controversie internazionali e per la lotta al terrorismo, quale che sia la forza politica o il governo che lo propone. Va rigettata la teoria della guerra permanente e si devono avversare le guerre attuate o minacciate dai paesi ricchi per dominare sul mondo e sulle sue risorse. Il sindacato deve produrre un’azione costante tra i lavoratori per rendere chiaro il legame tra la guerra e lo sfruttamento estremo della forza lavoro. Va messa in discussione l’Europa liberista, che invece si vuole affermare con la nuova Costituzione comunitaria e con gli obiettivi di competitività estrema definiti nel 2000 nella conferenza di Lisbona. Bisogna respingere le direttive liberiste sul lavoro e sui servizi, dalla Direttiva Bolkestein, che seppur modificata resta ancora insidiosa, alla direttiva che flessibilizza ancor di più gli orari di lavoro. Non vogliamo tornare al nazionalismo delle patrie, ma vogliamo un’Europa in grado di affermare ed estendere i diritti, a partire dal mondo del lavoro. Il movimento sindacale non può che essere all’opposizione dell’Europa di Maastricht, del monetarismo della Banca Europea, dell’allargamento dei confini usato per abbattere i diritti sociali. Il movimento sindacale deve contrastare tutte le politiche che puntano a usare l’Unione Europea per affermare principi e modelli economici liberisti. E’ necessario un vero sindacato Europeo, fondato sulla democrazia e in grado di produrre lotte e contrattazione su scala continentale. Per questo occorre cambiare profondamento ruolo e funzioni della Ces (Confederazione Europea dei Sindacati).

 

8 –     Nel corso del congresso della Cgil abbiamo sostenuto che il sindacato può avere governi avversari, ma non ha governi amici: ora tutto il movimento sindacale e in primo luogo la Cgil, sono messi alla prova. Riteniamo indispensabile che le condizioni reali delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, dei pensionati, dei disoccupati, siano finalmente posti al centro del confronto politico e sociale. Per realizzare questo obiettivo occorre una forte iniziativa sindacale e della Cgil in particolare. A tale scopo vogliamo promuovere la mobilitazione di tutte le esperienze, le culture, le forze che si richiamano alla sinistra sindacale. L’iniziativa della sinistra sindacale, in questa fase, è necessaria per far sì che la democrazia e l’indipendenza del sindacato siano affermate, difese, estese.

 

Nunzia Amura

Carlo Carelli

Giorgio Cremaschi

Domenico Rizzuti

Jole Vaccargiu

 

Componenti del Comitato Direttivo della Cgil