POSTE ITALIANE:

NUOVO GOVERNO, VECCHIO MANAGEMENT!

Non è questo che si aspettavano i lavoratori.

Non è questo di cui ha bisogno il paese

 

SE E’ VERO CHE:

 

·          il management insediatosi con Massimo Sarmi ha preferito invece di valorizzare risorse interne, portare in Poste Italiane una “cordata” di dirigenti ex telecom o ex Siemens di assoluta fede filogovernativa che hanno in questi anni fatto dell’incapacità e dell’arroganza il proprio stile manageriale

 

·          la massima dirigenza di Poste Italiane (come ha rivelato l’Espresso il 15 settembre 2005) negli anni di centrodestra ha fatto di Poste Italiane uno dei principali serbatoi di raccomandazioni (oltre 3200 segnalazioni, di cui 140 a nome Massimo Sarmi)

 

 

·          il Governo di centrodestra ha utilizzato Poste Italiane per scaricarvi gli oneri di parte del deficit statale

 

·          l’attuale management ha regalato a Mediolanum (banca di proprietà di Silvio Berlusconi) la possibilità di utilizzare i 14.000 uffici postali

 

 

·          in tutta Italia (eccetto Lombardia e Piemonte) nel tra il 2003 e il 2004 il management del Banco Posta ha sollecitato la vendita e coperto l’ “ imbroglio” sui buoni postali fruttiferi che venivano fatti e disfatti nell’arco delle 24 ore. E’ vero che il direttore regionale l’Emilia Romagna, regione  in cui si forzò al massimo per tale imbroglio, è stato poi promosso alla direzione regionale della Lombardia

 

  • a un manager (Maurizio Filotto) già chiacchierato, ma stimato da tutto il gruppo dirigente e dal centrodestra, fu affidata la responsabilità dell’Area Tutela Aziendale. Questo dirigente venne arrestato nel luglio 2004 per tangenti, ma  non si è fatta pulizia tra chi lo ha scelto e coperto

 

 

  • nel luglio del 2005 Sarmi ha deciso di procedere alla divisione dell’azienda in due: la Rete con il Bancoposta da un lato (200 miliardi di euro di risparmio che fanno gola a tanti), la DOL (divisione operativa logistica), con i centri di meccanizzazione e smistamento - il recapito - i trasporti ,che oggi garantisce il servizio universale, con i suoi costi e passività. Divisione che è funzionale, aldilà di  assicurazioni formali, all’ipotesi di spezzettamento aziendale che era nelle intenzioni del centrodestra

 

Se tutto ciò è vero non è possibile che il nuovo Governo, cui hanno guardato con speranza molti dei lavoratori di Poste Italiane, continui ad avvalersi di un management responsabile di tali atti.

 

Quale credibilità possono avere manager, che hanno coperto le manovre del governo di centrodestra ed i propri interessi privati, per rilanciare il ruolo di Poste Italiane, per garantirne l’unicità aziendale (come è indicato nel programma dell’Unione) e la trasparenza nella gestione del Bancoposta,  per rispondere alle aspettative di 155 mila lavoratori su cui in questi anni si è scaricato il peso del risanamento.

 

no ai manager per tutte le stagioni

occorre cambiare

nell’interesse dei lavoratori, dell’azienda e del paese.

 

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