Contro il licenziamento del Macchinista Dante De Angelis
Risoluzione della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati
(17 luglio 2006)
il 10 marzo 2006 il signor Dante De
Angelis dipendente di Trenitalia, macchinista e delegato per
la sicurezza, ha ricevuto lettera di licenziamento senza
preavviso, lettera che giunge a seguito del suo rifiuto di
condurre, il 4 febbraio 2006, l'Eurostar 9311 Bologna-Roma
perche' dotato del sistema Vacma («Uomo morto »),
dispositivo considerato pericoloso per lavoratori e
viaggiatori e giudicato insicuro ed in violazione del
decreto legislativo n. 626 del 1994 sulla sicurezza nei
luoghi di lavoro, da numerose Asl; l'adozione da parte di
Trenitalia del dispositivo Vacma, giustificata con la
necessita' di incrementare i livelli di attenzione dei
macchinisti, sembra rispondere a strategie aziendali volte
alla riduzione del personale di cabina: da due ad un
macchinista; da diversi mesi i macchinisti hanno portato
avanti ripetute azioni di protesta contro la reintroduzione
del dispositivo.
Negli ultimi tempi di fronte all'inerzia di Trenitalia ed
alla situazione di stallo della vertenza, i macchinisti
hanno adottato una serie di misure di autotutela, rifiutando
quei locomotori attrezzati con l'apparecchiatura Vacma,
primo fra tutti Dante De Angelis, delegato per la sicurezza
ed appartenente al sindacato Orsa; il 9 marzo 2006 l'Asl di
Bologna (come gia' numerose altre Asl) ha sanzionato
Trenitalia per aver violato, con l'adozione del sistema
Vacma, l'articolo 35 del decreto legislativo n. 626 del
1994, adducendo nel dispositivo di condanna che: « Il Vacma
nuoce alla salute dei lavoratori ed e' potenzialmente
pericoloso per la sicurezza ferroviaria »; dal 10 marzo si
e' allargata la rete di solidarieta' nei confronti di De
Angelis, dai lavoratori al mondo della politica e della
societa' civile: due scioperi nazionali, assemblee, lettere,
ordini del giorno di numerosi enti locali, interventi di
autorevoli esponenti del mondo politico, che chiedono
l'immediata revoca del licenziamento; sin dall'inizio di
questa vicenda e' stato chiaro che il licenziamento di De
Angelis, pur colpendo duramente un singolo lavoratore, e' un
colpo che Trenitalia vorrebbe dare a tutti i ferrovieri ed i
macchinisti che si battono per la sicurezza:nel licenziare
un delegato per la sicurezza nei luoghi di lavoro nel pieno
svolgimento del proprio mandato, vengono colpiti ed
intimiditi tutti gli altri lavoratori.
Infatti la consapevolezza generale dei motivi che sono alla
base del licenziamento spiega il coinvolgimento e
solidarieta'verso la vicenda di De Angelis; successivamente
Trenitalia, anziche' prendere in considerazione le proteste
dei lavoratori e le numerose posizioni espresse contro tale
licenziamento, ha inasprito l'attacco personale contro il De
Angelis denunciando il lavoratore per interruzione di
pubblico servizio; il Gip di Bologna, in data 12 maggio
2006, ha archiviato la denuncia a carico del De Angelis, in
quanto la gran parte del ritardo contestato non e' in alcun
modo addebitabile a condotta volontaria del medesimo.
Dalla successione dei modelli M40 risulta che la vicenda
avrebbe potuto essere risolta nel giro di pochi minuti, se
non fosse stato per il ritardo nella comunicazione
dell'ordine ripetuto di messa a disposizione del reparto di
appartenenza che, anziche' immediatamente, giunse al De
Angelis a circa 50 minuti dalla richiesta contenuta nel mod.
M40 n. 7.
Tale lasso di tempo non e' addebitabile in alcun modo al
predetto (...); a seguito del pronunciamento del Gip di
Bologna non esistono piu' i motivi formali per il
licenziamento in quanto lo stesso Gruppo Fs in una lettera
successiva a quella di licenziamento affermava che il
macchinista non era stato licenziato per non aver usato il
Vacma, bensi' per interruzione di pubblico servizio, accusa
rchiviata da Gip di Bologna che oltre a « scagionare » il De
Angelis definisce « singolare » la procedura dell'Azienda «
anche a non voler adombrare una previsione degli eventi da
parte dell'Azienda »;
appare del tutto evidente secondo i firmatari del presente
atto, che l'unico motivo che giustifichi il licenziamento e'
quello di natura politica sul rapporto tra lavoratori ed
Azienda;
e' pertanto ravvisabile nell'atteggiamento di Trenitalia e
del Gruppo FS il tentativo di attaccare le prerogative
sindacali, esautorando di fatto il sindacato ed i
rappresentanti per la sicurezza del proprio ruolo,
limitandone liberta' e diritti, impegna il Governo ad
intervenire presso Trenitalia affinche' revochi il
provvedimento di licenziamento.