Afghanistan:
il gioco delle tre carte
Gino
strada spiega cosa ci stiamo a fare in Afghanistan e perchè
dobbiamo andarcene (da
http://www.peacereporter.net/). da Reds – Luglio 2006.
Tra
le anime belle della politica nostrana, c’è chi si infastidisce
se gli si fa notare che stanno per decidere di continuare “la
guerra” in Afghanistan. Preferiscono, per il pubblico, chiamarla
in altri modi, mascherarla. Mimetizzarla con gli “impegni
internazionali” e “le alleanze”, perche’ i cittadini non
capiscano che di guerra e non altro si tratta. Qui qualcuno non
dice la verita’. Che siano proprio i nostri politici?
Enduring Freedom, missione di guerra
La risposta e’ nel sito del Ministero della Difesa
(www.difesa.it). Nel capitolo sulle “operazioni militari in
atto” (al 25 giugno 2006) si spiega che l’Italia partecipa alla
Operazione Enduring Freedom. “Il Comando dell'operazione è
affidato al Comando Centrale americano (USCENTCOM) situato a
Tampa (Florida, USA)... L'operazione militare è parte della
guerra globale che impegna la grande coalizione nella lotta
contro il terrorismo, denominata Global War Against Terrorism (GWAT)”.
Questo e’ parlare chiaro.
Una guerra locale come parte di una guerra globale. E noi in
mezzo, agli ordini.
“E in atto – cosi’ il Ministero della Difesa spiega la
situazione attuale in Afghanistan e i compiti delle nostre forze
- la terza fase, che prevede l'impiego di unità di terra...
Circa le attività volte a neutralizzare le sacche di terrorismo
ancora presenti, le possibili basi logistiche ed i centri di
reclutamento, la fase, dopo un periodo iniziale di intensi
combattimenti, sta evolvendo in operazioni di interdizione di
area per la completa bonifica del territorio. Sono operazioni
condotte mediante pattugliamenti, posti di blocco ed
eliminazione delle residue presenze di Al Qaida, sulla base
dell'attività di "intelligence".
In altre parole, i comandi USA, basandosi sui racconti delle
loro spie, indicano di volta in volta chi ammazzare, mandando
truppe, o qualche aereo a bombardare. E fare a pezzi esseri
umani si chiama ora – nel sito ufficiale del Ministero della
Difesa italiano – “bonifica del territorio”. Nessun commento.
All'operazione, come ci informa lo stesso sito, “contribuiscono
70 Paesi dei quali 27, tra cui l'Italia, hanno offerto
"pacchetti di forze" da impiegare, per la condotta
dell'operazione militare vera e propria”. Inequivocabile. E
allora come mai i politici dell’attuale maggioranza continuano a
intorbidire le acque? Hanno forse paura di essere considerati
“guerrafondai”? Scelgono la guerra ma conviene loro farsi
credere pacifisti (i guerra fondai dichiarati stanno, questa
volta, perlopiu’ all’opposizione).
“Ritirarci dall’Afghanistan significherebbe uscire dalla UE e
dalla Nato” si proclama con toni solenni, come se fosse l’orlo
del baratro. E’ in effetti l’ultima delle scuse. E’ possibile
che il “ripudiare la guerra” (quella in Afghanistan, ad esempio)
comporti problemi con quei Governi europei e d’oltreoceano che
producono una guerra dopo l’altra. E anche con le loro alleanze
militari. E allora? La nostra Costituzione e il suo Articolo 11
vengono prima o dopo le “alleanze internazionali” o “gli impegni
NATO”? Si puo’ fare una guerra perche’ e’ “un impegno preso”? Il
mondo della politica – apparentemente compatto – risponde “si’”.
Si puo’ fare la guerra (se si riesce poi a farla passare come
un’opera di carita’, e’ ancora meglio!) se si e’ con la Nato, o
con gli USA, o con l’ONU, se la guerra e’ legittima, se e’ per
la democrazia, se e’ umanitaria. “La guerra per far finire tutte
le guerre” come sentenzio’ il Presidente Wilson cercando (con
risultati mediocri) di convincere gli americani ad entrare nella
Prima Guerra mondiale.
Le “ragioni” per una guerra, per qualsiasi guerra, non sono mai
mancate. Vere o fittizie, dichiarate o meno, se c’e’ una guerra
ce ne sara’ pure una ragione. E poi ci sono le varie forme di
propaganda di guerra. Sono convinto che in questi anni
moltissimi cittadini, italiani e non solo, abbiano compiuto un
grande percorso di riflessione sui temi della guerra e della
pace, dei diritti umani, della violenza. Alcune idee si sono
fatte largo e sono finite dentro la coscienza di molti, nella
loro etica, nel modo di concepire i rapporti tra esseri umani.
Una di queste idee e’ che non esista piu’ giustificazione alcuna
per la guerra. Ne’ etica, ne’ storica, ne’ politica. Per quel
movimento di coscienze, nessuna guerra sara’ “mai piu’”
accettabile ne’ negoziabile. Perche’ sarebbe un’altra perdita di
pezzi di umanita’, sacrificata alle misere alchimie della
politica. Se la scelta “contro la guerra” dovesse davvero
obbligare l’Italia a uscire dalla NATO, perche’ la NATO intende
continuare la guerra in Afghanistan, non mi sembrerebbe una
grande tragedia. Lo sarebbe di certo per buona parte dei
politici, ma non per i cittadini italiani. Anzi. Scommetto che,
dovesse l’Italia uscire dalla NATO, ci sarebbe in Italia una
festa di popolo di milioni di persone, a prescindere dalle
direttive e dagli anatemi dei politici.
ISAF: l'altra faccia di Enduring Freedom
Se su Enduring Freedom non viene detta la verità, tantomeno ciò
accade per la missione "di pace" ISAF. Quando, verso la fine del
2001, l’ONU autorizza per 6 mesi una forza di sicurezza
internazionale (ISAF) in Afghanistan, al governo italiano non
par vero: finalmente si puo’ essere in Afghanistan sotto l’
“ombrello” dell’ONU, senza dovere rendere conto a nessuno. O
quasi. Perche’ in realta’ la missione ISAF e’ solo una manovra,
un “gioco delle tre carte”. Alla riunione che il 20 dicembre
2001 approva la Risoluzione 1386, i membri del Consiglio di
Sicurezza si trovano sul tavolo una lettera in cui gli inglesi
si propongono di assumere il comando dell’ ISAF. Ma a comandare
e’ sempre il Padrone, e’ chiaro. Perfino esplicito. Nella stessa
lettera, resa nota dal Dipartimento di Stato USA, viene
precisato che: “Per cio’ che riguarda i rapporti tra le forze
dell’ ISAF e altre forze operanti in Afghanistan in Enduring
Freedom… per ragioni di efficienza, il Comando Centrale degli
Stati Uniti avra’ autorita’ sulle forze ISAF”. Tu sei il
comandante, ma io ti comando.
Un trucco sopraffino: l’ONU mette in piedi, su richiesta USA,
una forza ONU per l’Afghanistan; gli inglesi, che partecipano a
qualsiasi guerra made in USA e che sono pertanto in Enduring
Freedom, si offrono di guidarla (e come rifiutare tanta
generosita’?); le truppe dell’ISAF (quelle dell’ONU) guidate da
un inglese, prendono poi ordini dai militari USA, mandati li’
non dall’ONU, bensi’ dal Pentagono. Aderiamo, secondo i desideri
del Padrone, anche alla missione ISAF. Figurarsi, manna dal
cielo! Avevamo gia’ deciso di entrare, in modo ancora piu’
illegale, con Enduring Freedom. Adesso arriva l’ombrello
dell’ONU a giustificarci. Nell’agosto del 2003, la missione ISAF
entra nella terza fase (anche lei, come Endruing Freedom: ma
guarda un po’ che coincidenza) e passa sotto il comando della
NATO. Con i compiti che ben sappiamo, ce li hanno gia’
assegnati: combattere gli insurgents, quelli che si ribellano in
qualsiasi modo e a qualsiasi titolo alla pax americana, e
portare avanti la “guerra al terrorismo”, il lavoro di Enduring
Freedom. Poco importa, siamo comunque felici dello “scudo”
rappresentato dalla NATO: per sentirci piu’ tranquilli, in
regola, quando si dovra’ sparare parecchio. Il momento sembra
arrivato.
Il “lavoro” che attende le truppe NATO, e che ci attende, non
sembra facile neppure agli USA, se il Washington Post scrive:
“Ne deriverà una battaglia per il controllo del sud, cruciale
per l’Afghanistan e per la Nato”. Con l’avvicinarsi della
battaglia cruciale - un’altra “madre di tutte le battaglie” ? –
non e’ casuale che le truppe NATO, ex ISAF, ex Enduring Freedom
si ritrovino, cinque anni dopo, un comandante di nuovo inglese,
che sara’ poi sostituito, verso la fine dell’anno, da un
comandante USA. Eh si’, quando il gioco si fa duro... Cosi’
anche ai “nostri ragazzi”, sotto il comando dei militaristi piu’
convinti, spettera’ il compito di estendere “il controllo del
governo Karzai” e di “rimpiazzare” gli USA nelle operazioni di
contro- insurrezione. “Restate, chiedete rinforzi” ci sta
domandando ora il Padrone, e ci assicura che stavolta saremo
anche noi “in prima linea“ perche’ le sue truppe intendono
passarci il testimone. Anche noi adesso abbiamo l’occasione per
sederci al tavolo dei grandi, “chi non spara non e’ di serie A”
come dice Luttwack. Enduring Freedom, ISAF, NATO: perde,
sbaglia, la carta bianca vince! Proprio come nel mezzanino del
metro’. Poi i politici possono sguazzare tra articoli e
codicilli alla caccia di qualcosa che giustifichi scelte gia’
decise, e i cittadini capiscono sempre meno.
Fuori l’Italia dalla guerra, senza ‘se’ e senza ‘ma’
Dira’ si’ o no a “finire il lavoro” lasciato incompiuto (per la
verita’ un fallimento totale anche sul piano militare) dall’
Alleato-Padrone? Siamo alla vigilia di “grandi offensive”,
dicono i comandi USA, e non si puo’ dubitarne. Il Governo sta
per decidere – con il rifinanziamento della missione militare in
Afghanistan - se mandare militari italiani a combattere, per
conto degli USA e sotto il loro comando, i “nemici” che le forze
USA, di volta in volta, additeranno come soggetti da eliminare.
E se mandarli a combattere per proteggere “gli amici”. Criminali
quanto i nemici ma servili quanto noi, e quindi dalla parte
“giusta”. Non e’ strano che il Governo sia in difficolta’.
Molti tra loro vorrebbero, col senno di poi, non essersi mai
infilati anche nel “pantano” Afghanistan. Ma cinque anni fa la
maggior parte di loro ha votato di tuffarcisi dentro
entusiasticamente, approvando una Risoluzione (7 novembre 2001)
che restera’ nella storia della Repubblica come esempio di
stravolgimento, in una sola pagina, della Costituzione Italiana,
dello Statuto dell’ONU e delle risoluzioni del suo Consiglio di
Sicurezza. Della situazione difficile in cui ci troviamo in
Afghanistan, e da cui non e’ facile uscire, molti politici
dell’attuale maggioranza sono corresponsabili. Da qui nasce la
prima difficolta’. L’altra difficoltà, per i governanti di oggi,
e’ tutta interna. Tra pochi giorni devono andare in Parlamento e
votare un documento importante. Non tanto per il suo contenuto.
Per molti parlamentari dell’attuale maggioranza, quello che si
decidera’ e’ in un certo senso secondario. La cosa piu’
importante, quando non la sola importante, e’ che il documento
del Governo, quale che sia, venga approvato. Non si puo’
rischiare di “andare sotto e far cadere il Governo” e’ voce di
popolo. Non si puo’ rischiare. Quindi bisogna incominciare a
fare rinunce, cercare compromessi, delineare una exit-strategy,
o un modo per toglierci dai guai, per essere piu’ chiari. Sembra
un vicolo cieco. Perche’ il vero problema su cui la politica sta
annaspando e’ la necessita’ di inventare un trucco. Una formula
per poter tenere i militari a fare il lavoro per il Padrone,
dando allo stesso tempo un carota a quella parte della
maggioranza che sa – dovesse votare per il rifinanziamento – di
trovarsi in linea di collisione con i propri elettori.
Ma se “la Patria vuole sacrifici”, che cosa non si farebbe per
fare stare in piedi un Governo, specie quando la sua “stabilita’”
e’ considerata l’obbiettivo primario da raggiungere? Cosi’ in
quell’area politica normalmente associata (o forse non piu’,
potremo capirlo meglio dopo il voto) al “pacifismo” tira aria
pesante di suicidio. Non e’ principalmente un problema di uomini
di partito, ma di cittadini, di elettori, di coscienze. Se i
partiti di quell’area votassero per la guerra, ne pagherebbero
un prezzo politico e di consenso devastante. Un prezzo ancora
maggiore finirebbero col pagare se cercassero di truccare le
carte, di fare passare inosservata o cammuffata la scelta della
guerra. “No alla guerra, senza se e senza ma” e’ espressione
certamente efficace. Oggi si puo’ darle concretezza.
Essere contro la guerra – prima ancora che un obbligo
costituzionale - mi pare il discrimine tra civilta’ e incivilta’,
tra le cose umane, per brutte che siano, e quelle dis-umane.
Rifiutarsi di avere qualsiasi ruolo nel produrre violenza e
omicidi di massa, pulizie etniche e genocidi, stupri e torture,
mi sembra insieme un valore primario di specie e una garanzia di
sopravvivenza, da custodire entrambi gelosamente. Non si tratta
di un valore di “destra” ne’ di “sinistra”. Ma possono la
coscienza e l’intelligenza rifiutare l’orrore della guerra a
giorni alterni? Una guerra si e una no, questa guerra e’
diversa, in quest’altra il nostro ruolo e’ diverso, qui siamo
forze ONU e la’ forze NATO, gli impegni internazionali, le
alleanze, questa guerra e’ giusta... Basta alle nostre coscienze
sapere che i soldati italiani hanno il bollino ONU, per rendere
“accettabile” la partecipazione alla guerra in Afghanistan?
Negli ultimi anni e’ maturato un importante movimento di persone
che non vuole piu’ saperne della guerra ne’ della “logica della
guerra”, della logica del togliere agli altri quello che hanno,
o quello che potrebbero avere, fino a togliere loro anche la
vita. Questo movimento rifiuta di aggredire economicamente,
militarmente e moralmente, di sfruttare altri esseri umani. In
questo movimento sono state rifiutate tutte le “ragioni per la
guerra”, le sue giustificazioni. Per questo credo che un voto
per la guerra sarebbe un macigno per quella area politica che ha
piu’ volte dichiarato sintonie col movimento per la pace.
Rifiutate la guerra “umanitaria” del centrosinistra e quella
“per la civilta’” del centrodestra, rifiutata la guerra
bipartisan “al terrorismo”, puo’ il movimento accettarla oggi
“perche’ non cada il governo italiano”? Nel nuovo modo di
pensare di milioni di persone, la “questione guerra” e’ stata
“risolta”, da tempo e per sempre. Perche’ cio’ che ogni guerra
produce e’ talmente ripugnante che nessun fine, neppure il piu’
nobile, potra’ mai “giustificarla”. Ci potranno essere guerre
legali o perfino legittime – le leggi cambiano - ma non ci
saranno mai guerre giuste.
Per questo, nessuna guerra e’ negoziabile. Dopo cinque anni di
evidente fallimento del nostro intervento in Afghanistan – con
il risultato paradossale che i supposti militari “in missione di
pace” sono visti con sempre maggior insofferenza - il mondo
della politica dovrebbe – se non altro per buon senso - provare
un approccio diverso.. Vuole il Governo, per qualsiasi ragione,
scegliere di stare ancora li’, a fare servilmente la guerra per
conto terzi? Vogliono vedere “altro sangue italiano in
Afghanistan” (e forse non solo) come poi titolerebbero le prime
pagine dei nostri quotidiani, per “estendere il controllo del
governo Karzai”? Sta a loro decidere. Penso solo sia mio dovere,
come cittadino che fa parte del popolo di Emergency e del
movimento per la pace, riaffermare che chi scegliera’ la guerra
lo fara’ not in my name, non a nome mio.