MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEA
DEL 15 A ROMA
“NO alla guerra
senza se e senza ma. Via dall’Iraq, via dall’Afghanistan”
Ci siamo riuniti oggi in tanti,
pacifisti e pacifiste, esponenti dei movimenti e delle
associazioni contro la guerra, sindacalisti,parlamentari, uomini
e donne di partito, per dire una cosa semplice e netta: no alla
guerra “senza se e senza ma”.
Il nostro grido giunge mentre in Medio Oriente una
nuova, vecchia, guerra riemerge violentemente con l’uso
indiscriminato delle bombe sui civili, con il terrore di Stato,
con la chiusura unilaterale del dialogo e della trattativa. Una
guerra che si aggiunge alle tante contro cui ci battiamo da
sempre, dall’Iraq all’Afghanistan.
La guerra, sempre più, si presenta
come strumento privilegiato degli Stati più forti e dei potenti
della Terra, a partire dalle grandi multinazionali, per
costruire un “ordine” internazionale fondato sul dominio e
l’oppressione che a loro volta generano morte, miserie e sempre
più marcate povertà.
La guerra si erge, quindi, a
sistema politico globale sia nella sua versione più
spregiudicata, l’unilateralismo
statunitense, sia nella versione temperata del
multilateralismo
a copertura Onu e a guida Nato.
È contro questa guerra che noi intendiamo batterci senza
mediazioni perché sulla guerra non si può mediare né, tanto
meno,ridurre il danno.
Se la guerra è un sistema di dominio e di oppressione – che non
serve a ridurre o a depotenziare i fenomeni terroristici come la
storia degli ultimi cinque anni dimostra – il NO alla guerra è
fondativo di un’identità politica collettiva che ha preso le
mosse nelle manifestazioni contro la guerra del Kosovo e poi
contro la “guerra infinita e preventiva ” in Afghanistan e in
Iraq.
C’è un filo che lega queste mobilitazioni, un filo che non
intendiamo spezzare. Per questo vogliamo proporre a tutto il
movimento un nuovo corso, un rilancio della nostra iniziativa
per non rassegnarci né smobilitare, per mantenere una coerenza
di fondo anche nelle scelte politiche contingenti siano esse di
natura istituzionale o meno.
Un nuovo corso
che sia basato su alcuni punti essenziali:
1) Solidarietà al popolo
palestinese per la costituzione di uno Stato laico e democratico
sui Territori occupati nel 1967 e con Gerusalemme capitale.
Questo obiettivo per essere realizzato ha bisogno di alcune
condizioni sostanziali: l’immediato cessate il fuoco,il ritiro
di Israele dai Territori occupati,
lo smantellamento del Muro,
lo sblocco degli aiuti europei al legittimo governo palestinese.
Il governo italiano deve impegnarsi su questi punti a cominciare
dalla revisione dell’accordo di cooperazione militare con
Israele e dalla richiesta di un intervento di interposizione
dell’Onu nei Territori occupati.
2) Via dall’Iraq
e via dall’Afghanistan. L’occupazione militare di questi
Paesi non costituisce la soluzione di un problema ma rappresenta
il problema. L’Italia deve farsi portavoce di un’iniziativa di
pacificazione e di impegno in direzione della cooperazione e
della solidarietà civile. Questo significa contrastare il ruolo
di gendarme mondiale della Nato a cominciare dalla revisione
degli accordi di Washington del 1999.
3) Via le basi militari e via il nucleare dal suolo
italiano;
4)
Riduzione delle spese militari
con la completa revisione del nuovo modello di Difesa che
prevede l’incremento di missioni militari all’estero, per una
politica di disarmo e per la riconversione dell’industria
bellica senza penalizzazioni per i lavoratori e le lavoratrici.
Questo appello deve vivere nelle iniziative che sapremo
realizzare sia a livello parlamentare sia, soprattutto, a
livello sociale, a cominciare dalle mobilitazioni delle prossime
settimane. Il movimento per la pace rappresenta ancora oggi la
maggioranza civile di questo paese. È nostro dovere dargli voce,
offrirgli gli strumenti per esprimersi, costruire un nuovo
slancio unitario e radicale perché la guerra sia bandita dalla
Storia.
Roma 15 Luglio 2006