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Urgenti questioni di governo
nazionale e di governo locale
SANITA’, LAVORO, DIRITTI COMUNI
La sinistra non deve farsi
ingabbiare in logiche liberiste
ma deve pretendere il cambiamento,
come da programma
L'allarme lanciato
dal segretario del PRC Franco Giordano la dice lunga su quanto sta
avvenendo nel governo Prodi: a fronte del coerente impegno di
governo di Rifondazione per l'attuazione del programma dell'Unione,
sono in atto manovre per non rispettare l'impegno preso con gli
elettori, dietro il sottile ricatto della stabilità del governo. E'
una cultura politica ipocrita questa dei "furbacchioni del centro",
una cultura governista che dietro le parole nascondono la volontà di
non uscire affatto, o del tutto, dal "berlusconismo". Nonostante
gran parte del popolo italiano, vedi anche la schiacciante vittoria
al referendum sulla Costituzione, abbia chiesto una cultura e una
politica alternativa.
Questo ricatto,
intriso di populismo, rischia di ricalcare le logiche del primo
governo Prodi, oggi però, rischia di funzionare e lasciare
Rifondazione di fronte a un dilemma lacerante: accettare di tutto o
assumere un profilo conflittuale, rispettoso delle lotte e speranze
dei movimenti di questi anni? Nel rispetto di quel binomio "unità e
radicalità" coniato da Bertinotti alla base dell'accordo di
programma comune dell'Unione; nel rispetto della nostra dignità
politica; nel rispetto di quel popolo di sinistra che vogliamo far
contare.
Come stare in un
governo, anche in quelli regionali, provinciali e comunali, per
quella che chiamiamo "sinistra radicale", è il tema d'attualità per
capire realmente dove questo centrosinistra intende andare, ad
esempio, su problemi discriminanti come la sanità (servizio pubblico
e gratuito), lavoro (fine della precarietà e espansione
dell'occupazione), diritti comuni ( gestione pubblica dell'acqua e
politiche energetiche eco-rinnovabili). Uscire dal ricatto della
stabilità a prescindere è vitale, pena l'inutilità politica della
sinistra.
Questo è l'allarme
che noi, impegnati sui temi delle politiche sanitarie e ambientali,
in Piemonte lanciamo dopo oltre un'anno di Governo Bresso.
Liberazione di
sabato 17 giugno ha pubblicato un’intervista a Mario Valpreda,
assessore alla sanità del Piemonte e indipendente eletto nelle liste
di Rifondazione, il quale affronta correttamente il problema del
deficit ma edulcora le problematiche di un piano sanitario regionale
per nulla condiviso dagli operatori della sanità del PRC, fortemente
criticato dalle associazioni e recepito con perplessità dai
sindacati. Di seguito diamo alcuni sintetici elementi di
riflessione, per suscitare un dibattito proficuo sulle politiche
sociali e istituzionali di tutta la sinistra radicale.
Le domande di fondo
che poniamo sono queste: le lotte e le elaborazioni del movimento
vanno subordinate, o peggio archiviate, di fronte agli equilibri tra
le componenti di una Giunta di centrosinistra, fino ad accettare
politiche sociali neoliberiste? Dopo un anno di inutili tentativi
per interloquire con le politiche della Giunta crediamo che queste
domande vanno poste pubblicamente agli organismi dirigenti nazionali
di Rifondazione e alle istanze di movimento interessate, in
particolare a tutta quella rete di organizzazioni e associazioni
partecipi del percorso della Sinistra Europea.
Davanti alle pagine
della proposta di PSSR della Regione Piemonte, non si può che
provare delusione e sconforto: da un documento così importante per
una nuova concezione della salute e della sua tutela, considerate le
aspettative suscitate dalla vittoria del centro-sinistra in
Piemonte, cittadini e operatori attendevano un segnale forte, nei
contenuti e nei metodi di elaborazione. Nel piano non s’intravede
neanche un’accenno di sforzo progettuale innovativo, per dar
risposta alle esigenze della popolazione fatta sempre più di
anziani, di cronici, di persone fragili e svantaggiate. Anche la
difesa della prevenzione è in realtà accompagnata da una
concomitante sottrazione di risorse economiche, ma soprattutto
umane, indispensabili per farla funzionare, mentre sappiamo quanto
contino gli uomini nella vigilanza sugli allarmi più minacciosi:
territorio, ambiente, alimentazione e lavoro.
L’accorpamento
delle aziende territoriali, a fronte di esigui risparmi delle figure
dirigenziali, pone enormi problemi di sprechi e di disservizi per
l’unificazione di tutte le infrastrutture di supporto oltre ad
essere fonte di contenziosi interminabili con le amministrazioni
locali e soprattutto con le popolazioni che hanno fondati motivi di
ritenere che un’aggregazione si stabilizza molti anni dopo la sua
introduzione, e che nel periodo intermedio è purtroppo il cittadino
a fare da collante fra i servizi sanitari.
Questo Piano non sembra tener conto dell’enorme problema della
“logistica” delle aree vaste, problema che ha fatto fallire più di
un tentativo in altre Regioni.
Intanto però, di
questi cambiamenti poco avveduti, è il personale sanitario che
finisce per pagare il prezzo più alto esposto com’è alla rabbia dei
cittadini che lo considera direttamente responsabile della mancanza
di una cartellonistica adeguata a segnalare nuove sedi e diverse
funzioni, di centralini telefonici che non rispondono più, di
servizi soppressi o resi inaccessibili, e quindi in conclusione
della diminuzione di prestazioni indispensabili.
Ad oltre un anno
dall’insediamento della Giunta Bresso, non si intravedono segnali
che connotino una strategia della politica sanitaria coerente con un
governo di centro-sinistra, anzi il testo attuale presenta una
sostanziale continuità con i principi quando la sanità è stata
mandata avanti, anche in assenza di un piano sanitario, fino
all’attuale condizione di gravissimo dissesto economico. Dissesto
economico che tuttavia non ha impedito alla Giunta di mantenere, con
criteri di scelta politica e professionali poco trasparenti, come
Commissari la maggioranza dei precedenti Direttori Generali facendo
sorgere il legittimo dubbio se i dirigenti che hanno contribuito a
crearlo siano oggi i più idonei a risanarlo.
Certamente è
opportuno porsi il quesito se l’Assessore che rappresenta in Giunta
il Partito della Rifondazione Comunista sia stato finora il più
efficace interprete dei bisogni dei cittadini e delle istanze dei
lavoratori che con grande entusiasmo e fiducia l’hanno sostenuto e
votato.
E certamente non
hanno votato per costruire un Piano sociosanitario dove le
centralità sono rappresentate dalla sperimentazione
pubblico-privato, dalle esternalizzazioni, dagli accorpamenti di asl
con il solo scopo di risparmiare briciole, dalle nomine senza
trasparenza.
Abbiamo visto
questo percorso partire da lontano, con l'introduzione del principio
di sussidiarietà e con una legge (la Bassanini) che attribuendo alle
singole regioni pieni poteri in materia di sanità già preconizzava
la rinuncia a garantire ad ogni singolo cittadino sul territorio
nazionale uguali diritti in materia di salute, indipendentemente dal
fatto di risiedere in una regione più o meno ricca, più o meno
dotata di strutture, più o meno attenta ai bisogni sanitari.
È questa la strada
che il governo Berlusconi - Confindustria ha percorso a tappe
forzate: già nella Finanziaria 2001 era prevista la cessione alle
Fondazioni ossia ai privati - di 16 IRCCS (Istituti di Ricovero e
Cura a Carattere Scientifico, ossia strutture sanitarie prestigiose
che dovrebbero rappresentare il livello di massimo avanzamento
quanto a qualità delle cure). Po c’è stato l'accordo dalla
Conferenza Stato-Regioni, che oltre a dare via libera alla
sperimentazione del sistema sanitario lombardo, ha imposto tagli
pesanti alla spesa sanitaria quali ad esempio la riduzione del
numero dei posti letto per patologie acute, l'obbligo per le Aziende
sanitarie del pareggio di bilancio a qualsiasi costo - e attraverso
l'istituzione dei cosiddetti LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)
si è sperimentato con efficacia che l'assistenza sanitaria non è più
un diritto costituzionale e come tale inalienabile, ma un lusso: chi
può si paga un'assistenza integrativa avendo diritto a cure adeguate
al bisogno, per gli altri si garantisce i livelli minimi e per il
resto tanti auguri di non ammalarsi, anche se di prevenzione se ne
fa sempre di meno, oppure la fanno i privati a cui si riconosce
sempre di più una funzione pubblica, quella che lo stato ha appunto
abdicato.
Fette sempre più consistenti di servizi sia ospedalieri che
territoriali rischiano di essere svendute "al miglior offerente",
ditte private e cooperative più o meno profit, che
risparmiando sulla qualità e sfruttando al massimo lavoratori sempre
meno garantiti e sempre più sottopagati promettono di abbassare i
costi di gestione. Nelle Aziende Ospedaliere le privatizzazioni, che
dovrebbero per legge essere limitate ai servizi non assistenziali,
da anni stanno estendenosi come un contagio all'intera attività
sanitaria.
In questo scenario
gli operatori della sanità continuano a lavorare in condizioni di
perenne emergenza, con organici cronicamente carenti, carichi di
lavoro insopportabili e salari sempre più lontani anche dal solo
recupero dell'inflazione; le corsie degli ospedali assomigliano
sempre di più ad unità produttive di una qualunque fabbrica di
merci, con le attività di cura e assistenza ridotte alla pura
manutenzione/riparazione dei corpi, e le economie di gestione che
decidono della qualità del servizio.
Si vuole consegnare
la salute degli uomini e delle donne alle leggi della “finanza
creativa” di Berlusconi/Tremonti? Si vuole che la cura e
l'assistenza cessino di essere un diritto universale? Si vuole che
la sanità sia ridotta ad essere solo una merce fra le merci,
prodotta comprata - venduta secondo regole che lungi dal garantire
il benessere e la qualità di vita, la prevenzione del danno,
l'efficacia e l'umanità della cura, sono dettate unicamente dal
profitto?
Contro questa
logica mercantile facciamo appello alle associazioni, ai singoli
cittadini, agli operatori della sanità per difendere il diritto alla
salute e alla qualità dell'assistenza, per condizioni di lavoro
dignitose e la garanzia dei diritti dei lavoratori.
LA SALUTE NON E’
UNA MERCE, AVVISO ANCHE AL CENTRO-SINISTRA DEL PIEMONTE.
Redazione del periodico Lavoro e Salute
www.lavoroesalute.org
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