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MUOVERSI ORA, PRIMA CHE SIA TARDI
La propaganda della Piaggio sulla quotazione in borsa e il discutibile appiattimento di figure istituzionali sulle strategie aziendali cercano di nascondere un futuro industriale e occupazionale della Valdera sempre più incerto. Mentre le fabbriche dell’indotto Piaggio chiudono una dopo l’altra, la stessa Piaggio trasferisce progressivamente in Asia la produzione degli scooter da 50 cc. e dell’Ape (la chiusura della 3R è solo questione di tempo). Nei reparti delle lavorazioni meccaniche è davanti agli occhi degli operai la scarsità di manutenzione, il mancato rinnovo delle macchine e il progressivo abbandono della produzione dei componenti, che vengono sempre di più importati. L’intera Piaggio è poi oggetto di una manovra finanziaria che, come ha denunciato la FIOM nei giorni scorsi, finirà per sottrarre agli investimenti nella produzione risorse finanziarie molto consistenti. Il futuro di circa 7000 lavoratori dell’industria e l’economia dell’intera Valdera è nelle mani di un gruppo finanziario che sta usando i proventi della Piaggio per sistemare i rapporti con le banche ed estrarre profitti da dirottare altrove.. Un gruppo che, con la sua politica sulle forniture e sull’indotto, ha già mostrato chiaramente di disinteressarsi degli effetti sociali delle sue strategie.
Non è chiaro che cosa spinga rappresentanti delle istituzioni e delle OO SS ad appoggiare i piani di Colaninno. Come dichiara la stessa azienda, i profitti Piaggio sono altissimi e ancora in aumento e il loro reinvestimento nella produzione permetterebbe l’ammodernamento dell’indotto e il miglioramento della produttività e delle condizioni di lavoro, sottoposte negli ultimi anni a un attacco senza precedenti.
Ancora una volta gli interessi dei lavoratori vengono per ultimi.
Negli ultimi dieci anni, l’adesione e l’appoggio politico e sindacale alle strategie Piaggio ha prodotto il quasi dimezzamento dell’occupazione stabile, l’aumento senza limiti del lavoro precario, altissimi ritmi di lavoro, i sabati lavorativi, aumenti salariali che non coprono l’inflazione. La Piaggio ha capito di non dover rendere conto a nessuno, ha continuato ad alzare le sue richieste e non ha mantenuto gli impegni di sviluppo industriale, a cominciare dalla costruzione delle Nuove Meccaniche. E oggi ci si dice di continuare cosi! Anzi, si vorrebbero convincere i lavoratori a contribuire, con l’acquisto di azioni a rischio, a saldare i debiti di Colaninno con le banche…
Quando i conti della finanza non torneranno, ai lavoratori verrà posta come sempre l’alternativa tra i licenziamenti e il lavorare di più e accontentarsi di meno.
Non possiamo lasciare l’iniziativa alla Piaggio Le organizzazioni sindacali devono metter fine all’inerzia degli ultimi mesi e aprire una vertenza che contesti una gestione irresponsabile sul piano produttivo e su quello sociale. Per questo occorre chiamare i lavoratori alla mobilitazione per contrastare e rovesciare le scelte aziendali. Nei confronti degli enti locali bisogna rivendicare una svolta immediata, che subordini i rapporti con la Piaggio alla verifica di precisi obiettivi industriali, occupazionali e sociali.
Rete 28 Aprile CGIL PISA PIAGGIO
Ciclinproprio, Pontedera, 29.6.2006 |