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Il
28 giugno, anche la Corte dei Conti ha lanciato il suo grido
di dolore per l'impoverimento del sistema Italia. Come ogni
ragioniere che si rispetti alla Corte non interessa
analizzare le dinamiche reali di questo impoverimento, nè
tanto meno sottolineare le responsabilità reali.
Così
è che si grida alla spesa fuori controllo, ad esempio "nel
comparto sanità che preoccupa", senza verificarne le reali
ragioni, come ad esempio il disservizio causato dalle
precedenti politiche di tagli e risparmi, dalle scelte di
sostegno allo sviluppo della sanità privata e dei costi che
questo comporta dal punto di vista di dirottamento di
risorse pubbliche a favore di questa.
Alla
Corte dei Conti non interessano le cause, e visto che 2 più
2 deve sempre fare 4, ecco allora l'innovativa ricetta.
Bloccare la contrattazione nel pubblico impiego e tagliare
il sistema previdenziale, quasi che le colpe del disastro
Italiano siano da addebitare ai lavoratori ed ai pensionati
i quali, debitamente colpiti, la smetteranno di mandare al
collasso i conti della sanità e della previdenza.
Di
fatto un intervento, quello della Corte dei Conti, di chiaro
sostegno alla proposta "Lacrime e sangue" del Ministro
Schioppa il quale deve necessariamente raschiare il fondo
delle tasche dei lavoratori e dei pensionati per sostenere
un bilancio entrato in crisi per colpa delle troppe
agevolazioni alle imprese (a suon di risparmi fiscali e
decontribuzioni) e di una evasione fiscale e previdenziale
di cui tutti denunciano l'enormità ma su cui nessuno è
finora intervenuto concretamente.
Il
Centro Sinistra oggi al Governo da tutta la colpa del
disastro ai 5 anni di Governo Berlusconi dimenticando però
di enunciare le chiare responsabilità, limiti e
contraddizioni anche delle politiche del capitalismo
nostrano bravo più a sopravvivere con politiche di tagli e
riduzione dei costi che non con vere politiche di sviluppo.
A
guardare le cose da vicino, in fondo, ci troviamo di fronte
alla solita politica liberista, emendata semmai nei toni e
nelle modalità di attuazione, che cerca anche
nell'intervento della Corte dei Conti, le ragioni per
giustificarsi.
Quindi ci si proporrà di nuovo un taglio sui rendimenti e
sui tempi di maturazione del diritto alla pensione,
ulteriori regalie all'impresa (i famosi 5 punti di
detassazione e decontribuzione che, come sempre pagati da
tutti i cittadini, serviranno solo ad aumentare i profitti
ed a ridurre le disponibilità di spesa dello stato a
sistegno della spesa sociale, senza contare la voragine
contributiva necessaria per finanziare un sistema
previdenziale già attaccato dallo sviluppo della precarietà
lavorativa).
Le
parole della Corte dei Conto sono state quindi salutate come
manna che piove dal cielo dal nuovo Governo che così proverà
a fare le sue politiche di sostegno al mercato potendo dare
anche di questo la colpa a Berlusconi.
Che
il nuovo Governo non abbia alcuna intenzione di invertire
concretamente la rotta delle politiche liberiste messe in
campo dal precedente governo lo dimostrano le posizioni in
materia di legge 30, di trasferimento del Tfr ai fondi
pensione, di continua detassazione e decontribuzione a
favore delle imprese. Poi verrà anche il turno del sistema
contrattuale che anche Prodi (come Berlusconi) giudica
superato e limitativo per lo sviluppo (vedi suo intervento
al congresso Uil).
In
tutto questo bailame va registrata la scarsa risposta
sindacale in merito alle cose che si stanno preparando. Ma
in fine dei conti anche il sindacato confederale non vuole
l'abolizione della legge 30, sostiene il trasferimento del
TFR (quindi di ulteriori quote del nostro salario) alla
previdenza integrativa, balbetta sul cuneo fiscale
limitandosi a dire cose ovvie e scontate ma senza porsi il
problema di ribaltare il ragionamento degli economisti
liberisti.
Si
ripropone quindi in maniera evidente tutta la questione
dell'autonomia e dell'indipendenza sindacale in materia di
obiettivi economici e di emancipazione del lavoro alle
attuali e sempre più pesanti subordinazioni che anche la
politica del nuovo Governo non intende rimuovere.
29
giugno 2006
Coordinamento Rsu
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