Fabio Sebastiani
L’odiato scalone delle pensioni? Secondo il ministro Damiano
non va abolito, come scritto nel programma dell’Unione, ma
solo «addolcito». Non è la prima volta che il titolare del
dicastero del Lavoro fa uscite “estreme” sulla previdenza,
ma questa le batte tutte. Evidentemente il tema delle
pensioni torna ad essere uno dei più difficili nell’agenda
del governo Prodi. «Per rendere più dolce lo scalone - ha
detto ieri nel corso della presentazione della relazione
annuale della Covip - dovremo trovare soluzioni alternative
che compensino il mancato risparmio». «L’argomento verrà
trattato al momento opportuno», ha aggiunto. Parole
importanti che rendono la “verifica” della Dini un passaggio
delicato. Anche perché la previdenza complementare non
decolla così come era nelle previsioni. Gli aderenti a forme
pensionistiche private ammontano, secondo i dati resi noti
dalla Covip, a 46 miliardi di euro. Per il presidente Luigi
Scimia, si tratta di «scarsa crescita». Secondo Scimia la
penalizzazione deriva dall’incertezza legislativa e dal
rinvio al 2008 delle nuove norme di attuazione. Scimia ha
messo in evidenza la limitata adesione delle classi più
giovani: l’età media degli iscritti ai fondi pensione di
nuova istituzione è di 43 anni; solo il 6,5% degli iscritti
ha meno di 30 anni, mentre più del 25% ha già raggiunto i 50
anni. Le risorse destinate alle prestazioni, pari a 46
miliardi di euro, rappresentano poco più dell’1% delle
attività finanziarie delle famiglie e circa il 3% del
Prodotto Interno Lordo, dato particolarmente modesto se
confrontato con alcune significative esperienze
internazionali. Negli Stati Uniti aderisce alla previdenza
complementare il 50% degli occupati e le attività gestite
dai fondi pensione equivalgono all’ammontare del Pil. Nel
Regno Unito le adesioni interessano circa il 60%, e il 70%
del Pil.
Per il ministro Damiano è arrivato il momento di correre
ai ripari. «Noi crediamo nei fondi pensione integrativi e
faremo di tutto perchè questi fondi decollino», ha detto
ieri. » quindi necessario costruire una rete importante per
i fondi complementari che si basi sugli accordi
preesistenti, messe a punto dal governo precedente. «Quella
è la traccia da cui partire».
Scimia ha spiegato le linee guida della direttiva che la
Commissione di vigilanza sui fondi pensione si prepara ad
emanare. «Una di queste direttive dice che nel caso di
trasferimento del Tfr con il silenzio-assenso il fondo
pensione deve garantire il capitale, garantirlo per
iscritto. Il lavoratore certamente non avrà mai sacrificato
il suo risparmio. Potrà avere magari rendimenti più
contenuti».
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