Fabrizio Salvatori
La proclamazione ufficiale ci sarà a fine luglio nel
corso del direttivo nazionale, ma la nascita di una
nuova area programmatica in Cgil è ormai cosa fatta.
Nascerà da quella “Rete 28 aprile” che ha tenuto un
atteggiamento fortemente critico prima e dopo il XV
congresso della Cgil.
Ieri, all’auditorium di via Rieti
a Roma più di duecento sindacalisti e rappresentanti
sindacali hanno dato l’avvio a un processo che nelle
previsioni di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale
della Cgil, dovrà durare almeno un anno. Il tempo,
insomma, di fare le necessarie assemblee di base e di
farsi conoscere nei luoghi di lavoro e nella società
civile. Questa area nasce con una impostazione
completamente nuova rispetto alle precedenti esperienze.
Primo, per il carattere dichiaratamente aperto.
«Prenderemo decisioni con il metodo del consenso»,
sottolinea Giorgio Cremaschi rivolgendosi «a tutti gli
iscritti alla Cgil». «Questo vuol dire che se non ci
sarà accordo su un punto, quel punto verrà
momentaneamente archiviato». Secondo, perché fa della
lotta alla precarietà il fulcro della sua azione. E’ su
questo punto, del resto, che già da diversi mesi con
tutti i sostenitori delle “Tesi alternative” c’è un
dialogo fitto fitto. Prossima scadenza, alla quale
parteciperà anche una parte del sindacalismo di base,
l’8 luglio con una iniziativa a livello nazionale. Oggi
stesso ci sarà la proclamazione ufficiale. Quando dal
palco è partita una pesante critica all’accordo Atesia
in sala c’è stato un lunghissimo applauso.
«L’attacco alla precarietà viene
da una spinta di fondo del sistema delle imprese -
sottolinea Cremaschi - che vogliono mano libera su orari
e condizioni di lavoro». Ma la “Rete 28 aprile”, rete di
nome e di fatto, è pronta a dare battaglia anche sui
temi del salario e del reddito, sostenendo la raccolta
delle firme per una legge su un adeguamento automatico
delle buste paga; e sulla democrazia sindacale, «un
punto già dimenticato dalla Cgil dopo il gran parlare
che se ne è fatto al quindicesimo congresso».
Un’altra parola chiave di questa
nuova fase nella vita del sindacato è “indipendenza”. Se
ne è parlato molto nel corso del congresso della Cgil,
ma alla fine quel che conta sono le pratiche. E
dall’aria che tira l’indipendenza non sarà
particolarmente valorizzata. «Se il governo fa la
manovra bis contro i lavoratori - annuncia Cremaschi -
dobbiamo scendere in lotta».
All’assemblea nazionale della
“Rete 28 aprile” è intervenuto anche il segretario della
Fiom Gianni Rinaldini. Il segretario generale della Fiom
ha focalizzato l’attenzione sulla mancanza in Cgil di
una discussione seria sulla crisi della rappresentanza
sociale. «Crisi su aspetti fondativi del sindacato»,
sottolinea Rinaldini, che ha rifiutato in blocco la
riproposizione di uno schema concertativo tipo quello
del ’93. «E’ una strada non percorribile», ha detto.
«Semmai - ha aggiunto - può esserci il confronto su
singole questioni». In questo ambito, ha concluso
Rinaldini, vanno favorite iniziative di mobilitazione,
«senza escludere una iniziativa nazionale». Anche
Rinaldini ha sottolineato l’importanza del tema della
democrazia. «Il sindacato è autonomo se è in grado di
essere indipendente e democratico»; e con un grado di
democrazia non optional ma «integrale». Prossimi
appuntamenti sono nei territori, nelle principali
regioni dove si terranno attivi. Se la situazione
dovesse precipitare, nel senso di un nuovo patto
sociale, l’assemblea della Rete 28 aprile è pronta a
riconvocarsi. |