Confidustria: cuneo fiscale tutto e subito
Bruno Perini
Politica fiscale, risanamento della finanza pubblica, provvedimenti per lo sviluppo. Il pressing di Confindustria sul governo Prodi è fortissimo, senza tregua. I riflettori sono puntati soprattutto sul cuneo fiscale che gli imprenditori vogliono tutto e subito. La politica di sfondamento nei confronti del governo non è appannaggio degli «adulti», arriva anche dai giovani imprenditori riuniti nel tradizionale convegno di Santa Margherita, che interpretano in pieno i «desideri» dei vertici confindustriali. Nella sua relazione introduttiva Matteo Colaninno è esplicito: «Ci aspettiamo che il taglio di 5 punti del cuneo contributivo e fiscale sulle retribuzioni sia realizzato entro l'anno e, soprattutto, che non esaurisca l'ambito delle misure adottate dal Governo a favore delle imprese...Non entrerei nel merito, anche perché la proposta è arrivata in queste ore e quindi va valutata, ponderata e studiata. Tendenzialmente il rilancio della competitività delle imprese passa anche per il taglio del cuneo fiscale e contributivo per tutte le imprese che Confindustria rappresenta», ha detto Colaninno rispondendo al ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa che aveva parlato di selettività.
Matteo Colaninno ha lanciato il monito di tutta la Confindustria anche sul tema della sviluppo. Il 2006 per l'economia italiana è «l'anno della svolta», una «grande occasione» da non perdere determinata da una congiuntura internazionale favorevole. Perciò «non è pensabile in questo contesto una politica dei 2 tempi, che anteponga il risanamento, pur necessario, dei conti pubblici alle misure per lo sviluppo». Ed ecco la richiesta del rigore massimo: «Senza interventi drastici sul debito pubblico - ha aggiunto Colaninno - un nuovo ingente flusso di risorse continuerà a essere messo, anche nei prossimi anni, al servizio del risanamento della finanza pubblica, anche nella prospettiva dei tassi d'interesse crescenti, e quindi sottratto alle politiche per lo sviluppo dell'economia italiana. Ma è urgente - ha concluso - investire sulla ripresa italiana e sull'espansione della domanda mondiale».
L'altro cavallo di battaglia, il mercato del lavoro e dunque la legge Biagi. «Nessun può pensare che le imprese rinuncino a quella dose di flessibilità che è stata introdotta dalle riforme del lavoro». Così, parlando al convegno di Santa Margherita Ligure, il presidente dei Giovani di Confindustria interviene nel dibattito sulla Legge 30. Una normativa che per Colaninno è indispensabile «in un mercato globale che si fonda sulla rapidità di reazione delle aziende alle repentine variazioni della domanda e degli scenari economici». Alle critiche sul fatto che la Legge 30 introdurrebbe dosi eccessive di precarietà, Colaninno non si arrocca sulla difesa a oltranza ma risponde proponendo «la creazione di un nuovo welfare», capace di realizzare «un sistema di protezione sociale in cui competizione e giustizia sociale non siano più antagoniste, ma siano l'una condizione dell'altra». Perché, ha concluso, «siamo convinti che il precariato sia un 'nemico comune' di imprese e sindacati».
Il capo dei giovani imprenditori si è spinto anche sui lidi impervi della politica. «Riteniamo che sia necessario riprendere con decisione la strada della Commissione Bicamerale che, nonostante gli esiti, rappresentò alla fine degli anni Novanta un momento qualificante di convergenza di visioni molto diverse in un unico disegno complessivo di riforma della Costituzione. Come Giovani imprenditori - ha aggiunto Colaninno - riteniamo opportuno non dare indicazioni di voto sul referendum confermativo della riforma costituzionale ma siamo profondamente convinti, tuttavia, che le 2 riforme costituzionali realizzate negli ultimi 5 anni siano frutto dello stesso 'peccato originale', perché entrambe votate a colpi di maggioranza».