CONTI PUBBLICI: LA MANNAIA DI PADOA SCHIOPPA 
Comunicato Stampa
Conti pubblici

IL MINISTRO PADOA SCHIOPPA PROMETTE LACRIME E SANGUE
A RISCHIO I RINNOVI DEI CONTRATTI PUBBLICI
SILENZIO SUL DESTINO DEI PRECARI
SULLE PENSIONI: LA PADELLA O LA BRACE?
(dichiarazione di Margherita Recaldini - Segreteria nazionale del Sincobas)

Il ministro Padoa Schioppa promette lacrime e sangue per rispettare gli impegni presi dal precedente governo con l'Europa sui conti pubblici italiani. Niente richiesta di sconti né rateizzazioni all'Unione Europea quindi, anzi bisogna restare «a testa alta e a schiena dritta». Peccato che per i lavoratori accettare la ricetta del ministro significhi chinare la testa e piegare ulteriormente la schiena.

Pensioni, rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici e precariato sono alcuni dei temi su cui il mondo del lavoro si aspetta dal nuovo qualche risposta concreta in tempi rapidi. Se il buon giorno si vede dal mattino invece il rischio di interventi in “continuità” con il governo che se n’è appena andato potrebbero prevalere.
Nessun piano con scadenze certe e interventi strutturali efficaci si profila all’orizzonte. Anzi, voci insistenti riferiscono che il Governo non avrebbe alcuna intenzione di stanziare in tempi stretti i fondi necessari al rinnovo dei contratti di tutti i dipendenti pubblici scaduti già da oltre 5 mesi.
In questa “sagra” di dichiarazioni e contro dichiarazioni chi rischia di rimanere stritolato negli ingranaggi sono proprio le lavoratrici ed i lavoratori pubblici, stabili e precari.
I primi perché senza rinnovi in tempi rapidi subiranno un’ulteriore riduzione del potere d’acquisto dei loro inflazionati stipendi, gli altri perché se non ci sarà un intervento tempestivo del Governo che modifichi le norme draconiane contenute nella Finanziaria rischiano di essere addirittura mandati a casa, altro che stabilizzazione!.

Blocco delle assunzioni, contenimento della spesa del personale, imposizioni centrali, alla faccia del federalismo, sui piani occupazionali degli enti locali, sono le misure contestate a suo tempo dall’opposizione al governo Berlusconi. Ora che l’opposizione di allora è al governo serve la coerenza di farle saltare per togliere così l’alibi alle amministrazioni locali di centro-destra, ma occorre dirlo, anche molte di centro-sinistra, di usare le norme contenute nella finanziaria come argomento principe per fare ciò che in realtà molte farebbero lo stesso: esternalizzare i servizi.

Che dire poi, a proposito di dichiarazioni a ruota libera, su un tema delicato e che interessa tutto il mondo del lavoro quale quello delle pensioni?
Tra Draghi che propone di innalzare l’età pensionabile e il ministro Damiano che promette di consentire una uscita flessibile dai 57 ai 60 anni riducendo il già ampiamente ridotto rendimento pensionistico cosa dovrebbero scegliere i lavoratori? La padella o la brace?

La soddisfazione dei lavoratori per aver mandato a casa Berlusconi non può durare in eterno se oltre a lui non si manda in fretta a casa anche il berlusconismo.

Milano, 5 giugno 2006
Ufficio Stampa Sincobas