I chimici contestano la firma del contratto
Drastico cedimento alle richieste delle imprese. Poca discussione sui luoghi di lavoro e niente referendum. Così i delegati sindacali si autoconvocano


Sara Farolfi
Bologna
 

Parte da Bologna la mobilitazione del settore chimico farmaceutico «contro un contratto dai contenuti pericolosi e destabilizzanti». Quindici giorni dopo la firma e in vista delle assemblee dei lavoratori che, di qui al 20 giugno, quello stesso contratto saranno chiamati a validare, diversi delegati e delegate del settore riuniti in un'assemblea nazionale autoconvocata, «ma non ospitata dalle strutture territoriali della cittadina Camera del Lavoro», hanno tracciato il quadro della situazione. E discusso le prossime iniziative nel quadro della categoria di riferimento, «perché tutti i lavoratori coinvolti devono essere chiamati a votare il testo di quell'accordo», ma anche in un'ottica più generale, «perché con questo contratto si rischia di definire un nuovo percorso delle relazioni sindacali».
Nei vari interventi c'è la consapevolezza di essere stati la categoria che per prima ha avviato la strada della concertazione con l'accordo con cui si abbandonavano gli automatismi della scala mobile e si apriva al meccanismo dell'inflazione programmata. E il timore che la firma di questo contratto si muova nella direzione, auspicata da Confindustria di una ridefinizione del modello contrattuale.
Quattro sono i punti più contestati. In primis, la possibilità di fare accordi in deroga al contratto collettivo Il testo stabilisce che si possa derogare su tutto tranne che sui superminimi, cioè il salario base, e sui diritti indisponibili. «Ma la magistratura ci dice che solo le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile - nota Dario Filippini, segretario della Filcem di Brescia - Quindi sull'orario, sulle condizioni e sull'organizzazione del lavoro sarà possibile derogare in peius».
Altro capitolo controverso è quello che riguarda il recepimento della Legge 30, con i contratti a termine che diventano prorogabili fino a 48 mesi (superando la soglia dei 24 stabilita dal contratto precedente), e quelli di somministrazione che ora prevedono una durata massima di 5 anni, e non più due, nell'arco di 78 mesi, con un aumento della percentuale fino al 18% del totale (dal 12%). «Norme che - aggiunge Filippini - di fatto segnano un peggioramento rispetto a due anni fa». Infine, la monetizzazione totale degli straordinari, e la revisione delle norme che regolano la proclamazione di scioperi, «ispirate, come chiedeva Confindustria a quelle del pubblico impiego».
Un contratto dunque che sembra voler recepire le indicazioni confindustriali. E che porta allo scoperto un problema di democrazia. «Noi chiediamo che il testo venga votato - spiega un vecchio delegato di Lodi - ma qui non è neppure salvaguardato il diritto all'informazione». Giuseppe Stoppini, animatore dell'assemblea autoconvocata e membro del direttivo Filcem di Lodi, aggiunge che dei dissensi registrati negli attivi regionali non è rimasta traccia nei documenti nazionali conclusivi: «Il tutto è stato gestito nell'ottica di non marcare il dissenso». Anche le procedure per le assemblee che si terranno nei luoghi di lavoro sembrano andare in questa direzione: «Appena venti giorni per farle, quando spesso servono tre o quattro assemblee per i coinvolgere complessivamente i lavoratori di una sola azienda». Loro, i delegati autoconvocati, si sono dati un appuntamento di verifica al termine delle assemblee di base. Ma l'obbiettivo è anche quello di «allargare la critica», e l'appuntamento è il 12 giugno prossimo quando a Roma si riunirà la Rete 28 Aprile, costituenda area programmatica della Cgil.