Montezemolo chiede "terapia d'urto"

 

Ridurre la spesa pubblica, tagliare il cuneo fiscale di ben 10 punti in cinque anni, difendere la legge 30. Uno sprone al governo a essere coraggioso, una mano tesa al sindacato ma senza più rinvii né diritti di veto. È questa la linea espressa dal presidente di Confindustria all’Assemblea annuale della confederazione, in corso a Roma presso l’Auditorium del Parco della Musica, nella sua relazione di apertura.

Al sindacato il leader di Confindustria rivolge l’invito a riaprire un dialogo sulla questione del modello contrattuale. “La riforma delle relazioni industriali è stata in questi anni un'occasione perduta – dice rivolgendosi a Epifani, Bonanni e Angeletti –. Il confronto va riaperto, auspichiamo una posizione unitaria dei sindacati. È chiaro, però, che non possiamo attenderla all'infinito. Confindustria, quindi, “non può più accettare ulteriori rinvii, né diritti di veto. Sarebbe una fuga dalle responsabilità. Per questo penso a una ripresa forte di iniziativa nelle prossime settimane”. In particolare, Montezemolo auspica l’adozione nei contratti di “soluzioni di flessibilità degli orari che possano essere utilizzati da tutte le imprese senza ulteriori negoziazioni. Se questo non dovesse avvenire, dovremmo seriamente interrogarci sul ruolo che vogliamo attribuire alla contrattazione collettiva nazionale di settore. I sindacati hanno ragione a volerne conservare la centralità, ma lo stesso deve valere per le imprese. E il primo passo è riconoscere una certa flessibilità organizzativa non negoziabile a livello aziendale”.

Immediata la replica del segretario generale della Cgil. “Nelle parole di Montezemolo c'è una consapevolezza dei problemi dell'industria italiana e del paese” spiega Epifani:. “Il presidente di Confindustria parla di progetti, come ha parlato di progetto anche la Cgil. Un progetto che per noi deve basarsi su lavoro e diritti, per Montezemolo soprattutto su imprese e mercato. Sono basi diverse, questo è normale. Si tratta ora di trovare punti di lavoro in comune”. Quali? Epifani ne indica tre: “Il cuneo fiscale e contributivo; la lotta all'evasione, all’elusione e al lavoro nero; la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno”. Riguardo la flessibilità, per il leader della Cgil sono temi di cui “si può discutere, ma devono essere contrattati con i lavoratori. Gli orari di lavoro, ad esempio, possono essere resi più flessibili solo discutendo e contrattando”. Infine, un commento più generale: “Ho avvertito una freddezza del sistema imprenditoriale sui temi della coesione sociale e dei diritti. Ho visto una base confindustriale più arretrata dello stesso Montezemolo”.

Un commento al discorso di Montezemolo all’Assemblea degli industriali arriva anche da Giorgio Cremaschi. “La sua relazione – dice il segretario nazionale della Fiom Cgil - concentra in sé tutti i luoghi comuni e il più tradizionale conservatorismo della sua organizzazione: gli imprenditori
fanno tutto ciò che è per loro possibile, mentre sono lo Stato e i lavoratori che adesso devono pagare”. Aggiunge Cremaschi: “Montezemolo chiede una somma enorme di finanziamenti pubblici alle imprese che, naturalmente, non garantiscono in cambio nulla. Anzi, si difende tutta la
politica del lavoro del passato governo. Nella sostanza, i lavoratori devono concedere la precarietà, lo Stato deve ridurre il costo del lavoro. È la ricetta di sempre della Confindustria, quella che ha portato il paese alla crisi e all’odierna caduta di competitività”.

Nella sua relazione, Montezemolo chiede al governo una “terapia d'urto”. La proposta è “una riduzione di 10 punti in 5 anni del cuneo fiscale: almeno 5 punti subito, per consentire alle imprese di agganciare la ripresa internazionale, gli altri nel corso della legislatura”. Il leader di Confindustria aggiunge che “è essenziale che i benefici della riduzione del cuneo siano destinati in larga parte alle imprese, per favorire non i loro redditi ma la competitività e la disponibilità di risorse per gli investimenti”. Dove trovare i soldi (sono circa 2 miliardi di euro a punto) per questi tagli? Al primo posto Montezemolo mette “la lotta all'evasione fiscale e contributiva”, ma anche “una diversa distribuzione del carico fiscale e contributivo tra le varie categorie di reddito, tassando le operazioni a contenuto
prettamente speculativo, e con uno spostamento da imposte dirette a imposte indirette”; in altre parole, alleggerire le imposte sui redditi aumentando quelle sui consumi come l'Iva.

Montezemolo chiede anche una “profonda riflessione” sull'Irap: “Siamo consapevoli del gettito che questa imposta assicura e del fatto che fu introdotta in sostituzione di altre che pesavano sulla produzione. Siamo convinti che vadano evitati interventi correttivi a pioggia, costosi e inefficaci, come quelli a cui abbiamo assistito o a cui si è pensato negli anni passati”. Come prima correzione, suggerisce di “rendere deducibili i contributi sociali pagati dall'impresa, poi bisogna
gradualmente ridurre il peso del costo del lavoro sulla base imponibile, evitando di avere una imposta che penalizza l'occupazione”.

Per il presidente degli industriali, quindi, “sono necessarie scelte rigorose e coraggiose, non esistono più scorciatoie. La nostra economia mostra qualche primo modesto segnale di ripresa. Consolidare questa tendenza, evitando che si limiti a un fenomeno effimero, è il compito che tutti abbiamo davanti”. Riguardo il risanamento dei conti pubblici, questo obiettivo “deve essere perseguito con un contenimento della spesa, un drastico taglio ai numerosi sprechi della spesa corrente, e non con aumenti della pressione fiscale. L'equilibrio della finanza pubblica è la premessa per qualunque politica di sviluppo. Per questo è arrivato il momento di scegliere. E nelle spese da tagliare vanno preservate quelle che favoriscono la crescita”.

Montezemolo difende la legge 30: “Il successo delle imprese è la miglior garanzia per l'occupazione e un punto di forza per il sistema paese. È in questa chiave che va affrontato il dibattito sulla legge. Confindustria difenderà questa riforma, che va completata con l'importante capitolo degli ammortizzatori sociali. Noi siamo aperti al confronto che il ministro del Lavoro ha proposto in materia Vorremmo, però, che almeno per quanto riguarda il mondo delle imprese, si abbandonasse la falsa equazione tra flessibilità e precarietà. Nelle nostre imprese, oltre il 90 per cento degli occupati ha contratti a tempo indeterminato”. E poi aggiunge: “Dei nuovi assunti, il 50 per cento è a tempo indeterminato e quasi la metà dei contratti temporanei viene poi trasformata in contratti di lavoro permanenti. Insomma, tre su quattro vengono stabilizzati. In un mercato aperto e concorrenziale la flessibilità è un percorso obbligato per le imprese e per i lavoratori che sono impegnati nella stessa battaglia: la sfida della concorrenza e della globalizzazione”.

 

(www.rassegna.it, 25 maggio 2006)