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MINISTRI E DESIDERI di Michele
Corsi
(da
www.retescuole.net)
La
composizione del governo Prodi costituisce un chiaro segnale
dell'atteggiamento che le direzioni politiche del centrosinistra
vogliono tenere nei confronti delle rivendicazioni espresse dai
movimenti nel corso della resistenza al governo Berlusconi. Il
segnale non è positivo.
In questi anni diversi movimenti hanno contrastato la politica della
destra; essi hanno svolto un ruolo di supplenza nei confronti di
forze politiche esauste e dalla declinante capacità di
mobilitazione. E sono giunti all'elaborazione di rivendicazioni
largamente popolari nella società italiana. Il movimento sindacale,
protagonista la Cgil e in particolare la Fiom, è per l'abrogazione
della legge 30, ad esempio. Il movimento contro la guerra è per il
ritiro immediato delle truppe italiane dall'Iraq. Il movimento dei
girotondi aveva contestato lo strapotere mediatico di Berlusconi
difendendo l'operato della magistratura. Il movimento della scuola
ha chiesto l'abrogazione della riforma Moratti. Questi movimenti
sono oggi deboli, ma si sono tradotti in aspettativa politica
generalizzata nei confronti del governo. Ora, con un'operazione un
po' semplicistica, vorremmo comprendere se a capo dei ministeri sono
state collocate persone che in qualche modo si trovano in sintonia
con quelle rivendicazioni, sentite da milioni di persone scese in
piazza negli ultimi anni, e che hanno contribuito in maniera
determinante a impedire che il secondo governo di Berlusconi
divenisse l'inizio di un lungo periodo di thatcherismo all'italiana.
Elenchiamo di seguito i ministeri che per la loro funzione si
trovano a occuparsi delle questioni oggetto di quelle lotte.
Il ministero del Lavoro è quello ovviamente destinato a divenire
interlocutore del movimento sindacale. Il ministro è un personaggio
di provenienza cgil: Cesare Damiano, dei Ds. Vari giornali hanno
sottolineato la sua antica militanza Fiom. Però attenzione: Damiano
apparteneva dell'ala più moderata della Cgil, quella che non solo
critica la Fiom per essere troppo "massimalista", ma che, ai tempi,
si opponeva allo stesso Cofferati (ed Epifani) per le sue polemiche
nei confronti del vertice diessino. Per chiarire ogni equivoco e
rassicurare la Confindustria, Damiano ha subito dichiarato che della
legge 30 eliminerà solo gli istituti che non sono utilizzati dalle
imprese.
A capo del ministero della Difesa è stato collocato Parisi, che non
ha mai fatto mistero di avversare l'ala pacifista dell'Unione. Si
noti che anche all'interno della Margherita non mancano figure (lo
stesso Fioroni) che, seguendo le indicazioni del Vaticano, sono un
po' più spiccatamente antiguerra. Invece tra tutti è stato scelto
uno slegato da questi rapporti, perché quello della guerra è uno dei
pochi temi sui quali la gerarchia cattolica ha manifestato posizioni
progressiste (del resto il centrodestra, collocando Martino, aveva
ragionato allo stesso modo). Parisi si è preoccupato subito di
rassicurare le gerarchie militari dichiarandosi favorevole alla
sfilata militare del 2 giugno.
A capo del ministero della Giustizia è stato scelto Mastella. Tra
tutti i leader del centrosinistra è quello che più ha avversato i
girotondini e il "giustizialismo". Del resto per lui è una questione
di sopravvivenza, dato che nel suo partito, l'Udeur, abbondano gli
inquisiti. Aveva definito le iniziative dei girotondi "tumulti di
piazza". Naturalmente non è possibile che ripeta le prodezze di un
Castelli, ma l'ala più avanzata della magistratura, così come i
movimenti di opinione antimafia, antimonopolio, ecc. ci pare abbiano
poche ragioni di festeggiare.
E per finire a capo del ministero dell'Istruzione è stato collocato
Fioroni. Anche in questo caso era difficile immaginare una scelta
più antimovimento. Persino limitandosi a pescare un qualche
candidato all'interno della Margherita, non mancavano certo elementi
un po' più in sintonia con il popolo della scuola. La stessa Rosi
Bindi, che pareva la designata, è stata scartata perché considerata
poco malleabile, memori dei suoi trascorsi al ministero della
Sanità, quando fece imbestialire i primari d'Italia. La ragione per
cui è stato scelto Fioroni è molto semplice: rassicurare il
Vaticano. Il personaggio infatti è molto introdotto e perfettamente
ligio alla linea. Di scuola non sa nulla, ma per proteggere e
favorire le scuole private in fondo non occorre sapere molto di
scuola pubblica. Il centrosinistra era chiaramente spaccato in due
parti, e in maniera trasversale, sulla questione dell'abrogazione
della riforma Moratti, e su quale delle due abbia prevalso nella
designazione c'è poco da aver dubbi. Fioroni è in buona compagnia:
nessuno dei tre sottosegretari del ministero è abrogazionista
integrale. La presenza della Bastico e della La Torre ci fanno
chiaramente presagire un indirizzo che tenderà ad "aggiustare" la
riforma Moratti, favorendo alle superiori il biennio integrato e
l'espansione della formazione professionale che non serve ai
ragazzi, ma serve molto ai potenti interessi cattolici e di certa
sinistra del centroitalia.
In poche parole i movimenti non hanno prodotto alcuna influenza
nella composizione della compagine governativa. Il che, ovviamente,
non avviene per caso. Le direzioni del centrosinistra hanno
articolato un chiaro ragionamento politico. Sanno che esiste nel
Paese una enorme aspettativa nei confronti del governo, ma non hanno
alcuna intenzione di "cedere" a queste aspettative. Hanno dunque
collocato in questi ministeri dei personaggi che, certo, staranno
bene attenti a non suscitare proteste di massa, ma cercheranno di
guidare verso un esito moderato le spinte che vengono dalla
cittadinanza. In poche parole noi abbiamo un governo che si è
preparato coscientemente a non assecondare, bensì a fronteggiare,
resistere e "gestire" le spinte verso un cambiamento radicale.
Del resto i soggetti politici che hanno fatto proprie tutte le
rivendicazioni dei movimenti (sinistra Ds, Pdci, Prc, Verdi) hanno
ottenuto un buon risultato elettorale che si è tradotto in un grosso
numero di deputati, tra un terzo e un quarto del totale; eppure su
25 ministri ne hanno ottenuti solo 4, e tutti marginali, senza
personale, senza peso politico e senza soldi. Ferrero (Prc) è a capo
del nuovo ministero della "solidarietà sociale" che si occuperà di
droghe, ma non di pensioni o di famiglia; Bianchi (Pdci) è ai
trasporti, ministero depotenziato perché la fetta più succosa è
andata al ministero delle Infrastrutture; Pecoraro Scanio (verdi)
all'Ambiente, un ministero la cui occupazione consente molte
interviste ma pochi fatti. Mussi (sinistra ds) è in una posizione di
maggior peso: all'Università e ricerca, ma ricordiamoci che anche
questo è un "pezzo" di ministero che prima era integrato con la
scuola. Tutti i ministeri che contano sono in mani "sicure",
appartenenti a cervelli che non hanno alcuna intenzione di farsi
condizionare da qualsiasi movimento. Prima di tutto Padoa Schioppa:
ritrovarsi come zar dell'economia un sostenitore della direttiva
Bolkestein non è il massimo di godimento per chi è della scuola e
non pensa che questa debba divenire oggetto di libero commercio
internazionale. La ragione per cui il settore politico più radicale
della coalizione abbia accettato questa marginalizzazione resterà
per sempre, temo, un mistero.
Dunque? Dunque entriamo in una fase difficile. Il centrosinistra ha
fatto la sua mossa: si è collocato in difesa rispetto alle
aspettative popolari. Continuerà a giocare le sue mosse in questa
direzione, fino a che non incontrerà ostacoli. Quello che dovrebbero
fare i movimenti, a mio avviso, è molto semplice. Prima di tutto non
nascondersi la situazione. Mi fa un po' innervosire leggere certi
commenti entusiastici che vengono da parti politiche e
giornalistiche che non possono non sapere come stanno le cose. La
seconda è: prepararsi a diventare un ostacolo. Su questo governo,
strutturalmente debole, già stanno esercitando pressioni portentose
i poteri forti e i loro organi di informazione: i movimenti devono
compiere un'azione uguale e contraria, contando su e ponendosi in
sintonia con le aspettative popolari. Gli strumenti organizzativi
non abbondano, ma ci sono: vari pezzi di sindacalismo combattivo, il
movimento della scuola che ha mantenuto un minimo di presenza e di
struttura... Ma la chiave per poter esercitare una pressione che
sposti e condizioni la linea del governo è tutta nel metodo con cui
la si vuol sollecitare. Un piccolo insegnamento ce l'ha regalato la
vicenda dei fischi a Milano contro la Moratti. Il 25 aprile la
provocazione della Moratti e la successiva contestazione spontanea
aveva portato l'intero centrosinstra ad accodarsi ad una destra che
gridava allo scandalo e a "condannare" la reazione popolare.
Retescuole ha assunto invece la legittimità di quella contestazione
e ha annunciato, organizzato e favorito anche la contestazione
durante il primo maggio, dove lei era stata invitata dalle
confederazioni come segno "riparatore" per i fatti del 25 aprile. Il
risultato è stato che l'intero corteo ha espulso a forza di fischi
la Moratti, e nessun leader sindacale dal palco ha osato contestare
questa iniziativa popolare. Ecco un piccolo ma buon esempio dei
pericoli e delle potenzialità della nuova fase. Il pericolo: che
quando le direzioni politiche e sindacali che sosteniamo e votiamo
cedono alla destra, da ciò ne derivi disortientamento e depressione
nella nostra gente. Le potenzialità: le aspettative sono tali per
cui è sufficiente che una piccola forza radicata alla base si metta
in sintonia con la massa e in controcorrente rispetto alle sue
rappresentanze, che subito incontra una disponibilità popolare
all'azione e alla protesta.
Non c'è da deprimersi leggendo l'elenco dei ministri. So bene che un
Fioroni ministro dell'istruzione sta creando questo effetto nelle
file del movimento della scuola. Del resto con il nostro voto e con
le nostre lotte abbiamo mandato a casa Berlusconi, ma le nostre
lotte e il nostro voto non potevano eleggere i nostri ministri. Con
la legge di iniziativa popolare abbiamo il nostro programma di
governo, con le firme raccolte stiamo costruendo il nostro mandato
elettorale, con la rete dei comitati la forza con cui farci
ascoltare. Il nostro ministro è il popolo della scuola, ascoltiamone
il cuore: non abbiamo bisogno di alcun governo per seguirne i
battiti. E facciamo rapidamente comprendere all'altro ministro,
quello non eletto, l'urgenza dei nostri desideri.
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