"la storia si presenta sempre due volte: la prima come commedia, la seconda come farsa". Questo potrebbe ben descrivere ciò che è avvenuto, nell'ambito del rinnovo contrattuale nazionale del chimico-farmaceutico, agli attivi regionali unitari lombardi. Dopo che il giorno 4 maggio, alla fine dell'attivo regionale di mandato, con la motivazione di dover lasciare libera la sale, era stata effettuata una votazione sul documento finale che si può eufemisticamente definire anomala, con i delegati che iniziavano ad uscire, insieme a parte della presidenza, con un conteggio molto approssimativo, ieri, 16 maggio, all'attivo regoinale sul contratto raggiunto, i delegati presenti hanno assistito ad uno spettacolo deprimente per la democrazia. Quando è stato portato alla presidenza un ordine del giorno, firmato da una trentina di presenti, dove si chiedeva che l'accordo venisse sottoposto al voto vincolante nelle assemblee di base, insieme alle critiche focalizzate su apertura alle deroghe, raffreddamento degli scioperi, allungamento dei tempi per i contratti a termine, recepimento del contratto a somministrazione (legge 30), ci è stato impedito di leggerlo e tantomeno di votarlo. Il probabile timore della presidenza era che l'odg passasse, considerato che "l'applausometro" della platea ha premiato, durante il dibattito, gli interventi critici.
 
Prima di iniziare abbiamo anche distribuito un documento che sintetizzava e focalizzava le critiche al contratto. Il documento (che trovate qui sotto) può essere utilizzato da chiunque nelle assemblee, negli attivi, nelle bacheche sindacali.

Giuseppe Stoppini - giuseppe.stoppini@fastwebnet.it

 

Rinnovo CCNL Chimico-Farmaceutico:

un’accordo a perdere, perché approvarlo?

  

     L’intesa raggiunta tra FULC e Federchimica-Farmindustria, sul rinnovo del CCNL valido per il quadriennio 2006/2009, è un accordo dai contenuti pericolosi e destabilizzanti per lo stesso CCNL.

 

La nostra critica verte in modo particolare sui seguenti punti:

·        la possibilità di effettuare accordi aziendali in deroga al CCNL, seppure validi solo dopo il parere di conformità della costituenda Commissione Nazionale Contrattazione, è una “innovazione” che rischia di scardinare l’impianto del CCNL stesso, indebolendolo pesantemente. Anche l’esclusione, prevista dall’accordo, della possibilità di derogare i minimi contrattuali, non garantisce eventuali riduzioni  del salario, in quanto sono resi possibili interventi su indennità di turno, gettoni di presenza, scatti d’anzianità;

·        l'allungamento dell'orario di lavoro a 38 ore, sia pure con il vincolo di fare formazione continua, prevedendo 3 giornate annue alle quali lavoratori e imprese concorrono in uguale misura, va in direzione opposta rispetto alla richiesta, contenuta nella nostra piattaforma, di riduzione dell’orario di lavoro;

·        lo snaturamento del conto ore, attraverso la possibilità di esigere il pagamento del 100%, apre la strada all’utilizzo indiscriminato degli straordinari, facendo mancare alle RSU uno strumento attraverso il quale è possibile intervenire sull’adeguamento dei livelli occupazionali;

·        i risultati positivi conseguiti  in merito al contratto di apprendistato, sono vanificati dal peggioramento dei contratti a termine. L’aver elevato la durata complessiva delle successioni dei contratti a termine a 48 mesi nell’arco di 5 anni, o di 54 mesi nell’arco di 69 mesi, nel caso di successione tra contratti a termine e somministrazione, non rappresentano certamente una pratica di lotta alla precarietà, rappresentano, anzi, un passo in dietro su questo terreno;

·        in direzione opposta alla lotta alla precarietà è anche il recepimento di parte della legge 30, attraverso l’ammissione dei contratti di somministrazione. Inoltre la percentuale d’utilizzo è fissata al 18% di media annua dei lavoratori occupati (quella per l’utilizzo del lavoro interinale era al 12%), fermo restando una franchigia minima di 10 contratti. Per di più la durata complessiva può essere di 60 mesi su un arco di 78 mesi. In linea con la “innovazione” delle deroghe, anche queste percentuali possono essere riviste a livello aziendale;

·        sotto le mentite spoglie della salvaguardia degli impianti, si nasconde una forte limitazione del diritto si sciopero. Anche i comunicati stampa di Federchimica parlano di “linee guida per la prevenzione del conflitto a livello aziendale”. Infatti, la procedura contenuta nell’accordo è ispirata a quelle che disciplinano gli scioperi nelle imprese di pubblico servizio, andando così a soddisfare una delle richieste che Confindustria presenta da tempo di estendere detta disciplina alle imprese industriali.

 

Per queste ragioni riteniamo indispensabile che l’intesa raggiunta sia sottoposta al voto vincolante e certificato, delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, attraverso le assemblee di base.

 

Durante le assemblee di base invitiamo le lavoratrici e i lavoratori ad esprimersi negativamente su questo accordo, chiedendo inoltre la riapertura delle trattative con la controparte, al fine di epurare il testo dei punti critici, sopra descritti.