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I chimici della Cgil violano un tabù |
Il foglio \ 13 maggio 2006 |
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Il
contratto nazionale non è più intoccabile e la legge Biagi
non è un mostro
Ichimici sono la categoria che, almeno da quando la dirigeva
Sergio Cofferati, ha aperto la strada, nella Cgil,
all’innovazione contrattuale. Per questo sono sempre stati
considerati il contraltare della categoria dei
metalmeccanici, che invece si è distinta nella difesa
intransigente e conservatrice del sistema vigente. La sfida
si è riaperta con la stipula del nuovo contratto dei
lavoratori chimici e farmaceutici, che inserisce per la
prima volta una clausola che consente, in limitatissimi
casi, una deroga a livello aziendale delle regole del
contratto nazionale per quel che riguarda gli orari e le
condizioni di lavoro.
In sostanza con queste nuove norme si consente ad aziende in
crisi di pattuire condizioni diverse per evitare il rischio
di chiusura. Inoltre, contrariamente a quel che è avvenuto
nell’ultimo contratto dei metalmeccanici, si è aperto
qualche spiraglio significativo all’applicazione delle
regole di flessibilità e di inserimento al lavoro previste
dalla legge Biagi, che invece la Cgil ha chiesto di
abrogare. La Fiom-Cgil, per bocca di Giorgio Cremaschi, ha
gridato allo scandalo e, dal suo punto di vista, non senza
ragioni. E’ vero che lo spazio per le deroghe contrattuali è
limitatissimo, ma infrange un tabù pluridecennale. Quando
quindici anni fa i chimici accettarono, per primi, il
concetto di inflazione programmata, aprirono la strada a un
processo che doveva portare all’abolizione degli automatismi
della vecchia scala mobile. Con il contratto dei chimici la
discussione sulla modifica di un sistema contrattuale troppo
rigido e centralizzato esce dall’accademia ed entra
concretamente sul piano delle realizzazioni. La Cgil, che su
questa materia ha sinora opposto un muro di gomma alle
proposte di innovazione avanzate da Cisl e Uil, oltre che
dalle controparti industriali, ora non potrà più continuare
a nascondersi dietro pregiudiziali fittizie. La strada per
un sistema di relazioni industriali moderne è ancora lunga,
ma un macigno ideologico che l’ostruiva è stato rimosso.
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