Scandalo chimico
 
  Carla Casalini

Plaudono gli imprenditori al contratto per il settore chimico-farmaceutico appena siglato con i sindacati, e scende in campo per l'occasione lo stesso presidente della Confindustria Montezemolo per mettere in rilievo le felici «soluzioni innovative» del testo, chiamandole col nome della loro sostanza: «deroghe» aziendali alle «clausole del contratto nazionale», e «prevenzione della conflittualità», ossia limitazione del diritto di sciopero.

Sono in effetti i punti significativi, assieme ad altri non marginali, individuati anche da molti delegati chimici che intendono opporsi a tali «innovazioni», contro l'avallo ai padroni offerto dai dirigenti nazionali di categoria di Cgil, Cisl, Uil. Già sul testo preventivo sottoposto dai sindacati all'assemblea dei lavoratori per il «mandato» a trattare, c'era stata una rigorosa disamina da parte degli aderenti alla Rete 28 aprile (che raccoglie lavoratori di diverse categorie della sinistra Cgil), ma, dicono alcuni di loro oggi, «il testo siglato è ancora peggiore».
Per la prima volta in un contratto nazionale si scriverebbe che si possono fare accordi «in azienda» in deroga precisamente «al contratto nazionale». Si scrive che sono fatti salvi il salario e i «diritti individuali acquisiti», mentre le deroche possono riguardare il resto: orari e tutto ciò che attiene all'organizzazione del lavoro. Il che, fra l'altro, come sa ciascun prestatore d'opera, non mette al riparo né salario nè «diritti individuali». L'altro punto cardine, segnalato dallo stesso Montezemolo, è il «raffreddamento dei conflitti», ossia la limitazione del diritto di sciopero.
Ma ci sono anche altri punti non marginali: l'introduzione di un punto cardine del la legge 30, la «somministrazione di lavoro» - l'affitto permanente - con l'innalzamento delle stesse percentuali che riguardavano il precedente lavoro interinale:: dal 12 al 18% di donne e uomini da poter usare in affitto. Ma c'è anche l'estensione della durata dei contratti a termine, rinnovabili fino a complessivi «48 mesi». E la monetizzazione totale degli straordinari, pagabili fino al 100% (finora a discrezione individuale, si potevano scegliere i 'soldi', invece che il recupero del tempo lavorato, fino a un massimo del 50%) - ossia un intervento di deregolazione incisivo su orari e persone occupate. E già da qui si vede come nella revisione che l'Unione si propone delle leggi berlusconiane, entri la cancellazione di molte norme: dalla legge 30 a quella sui contratti a termine del 2001, all'altra, sugli orari, del 2003.
Gli imprenditori della Federmeccanica plaudono al «sindacato» per la sua capacità di «capire». C'è infatti una «commissione nazionale» paritetica che esaminerà le «deroghe aziendali»: i sindacati chiamate in correo in cambio di una loro legittimazione padronale? Ma resta che questo accordo, che Montezemolo e colleghi ritengono già fatto, richiede il consenso esplicito dei «lavoratori». Perciò un numero cospicuo di delegati chiede che si sottoponga il testo al voto in «ogni struttura di base». Una critica secca alla «deroga al contratto nazionale» è venuta ieri anche da Giorgio Cremaschi, che certo è promotore della Rete 28 aprile, ma anche dirigente della Fiom - il che è una spia dell'allarme suscitato subito nel sindacato metalmeccanico, non che del subbuglio di cui è investita su questa mossa chimica, lo stesso vrtice della Cgil.

il manifesto \ 12 Maggio 2006