Miseria e… nobiltà
Contratto sanità e diritto alla carriera
(11 maggio 2006)
8 maggio 2006. Dopo 3 anni di inconcludenti
politiche concertative, la montagna non ha
partorito neanche il proverbiale topolino. I lavoratori
esasperati si sarebbero accontentati anche di un contrattino
al di sotto di aspettative (e promesse). Invece nulla di
tutto questo: il sospirato contratto è ancora in
alto mare.
Con ben altro impegno si sono attuate in questi anni
politiche di promozione di una elite dirigenziale
(Coordinatori, DAPS, ecc). Il compito assegnato a questi è
obbiettivamente quello di attuare le politiche aziendali e
costituire un esercito di zelanti servitori della
linea della riduzione degli organici. Il
finanziamento dei pretoriani aziendali, fisso e ricorrente
anche ai fini pensionistici, è a carico del fondo per la
produttività, saccheggiando così risorse che spetterebbero a
tutti. Si spiega così la indecorosa sceneggiata e i
ritardi nel pagamento degli incentivi.
Nessuna invidia verso i fruitori di questi “premi”.
Solo che noi, “figli della serva”, che ci
"sbattiamo" nelle corsie tra mille difficoltà, di tutto
avevamo bisogno fuorché di sergenti e caporali di giornata
che pensano quello che noi, bene o male,
facciamo.
Con la retorica della professionalità, e
diffondendo l’illusione di una promozione per tutti
conseguita a colpi di lauree, master, e corsi ECM solo
un’infima minoranza vedrà, forse, coronare
i suoi sogni: l’affrancamento dalle corsie (più in fretta se
tesserati con le giuste cordate).
Tutti quelli che fanno della professionalità il monotema per
l’azione sindacale non denunciano mai la “fuga dalle corsie”
dove dovrebbe finalizzarsi tanta professionalità e
“tanto sapere”. Cresce così l’esercito degli
impiegati-infermieri, insegnanti-infermieri,
dirigenti-infermieri, ……-infermieri ma diminuiscono gli
infermieri-infermieri.
Queste ideologie diffondono aspettative e illusioni. E
dividono di fatto i lavoratori. Tale impostazione ha trovato
una sponda anche in Parlamento: l’ex governo Berlusconi ha
varato una legge sul riordino delle professioni
sanitarie iniziando, ovviamente, dall’assegnare un
ruolo giuridico a queste figure apicali propedeutico ad un
prossimo trasloco nel comparto medico-dirigenziale.
I dirigenti di Nursing up si vantano di aver avuto un ruolo
attivo nella elaborazione del testo della legge, tanto da
meritare il riconoscimento ufficiale del Senatore Antonio
Tomassini responsabile della Commissione Sanitaria di Forza
Italia. Ma tutto questo determina un impoverimento
dei contenuti professionali della attività assistenziali
che procede di pari passo ad una riduzione numerica degli
infermieri professionali.
L’attuale modello formativo va contrastato e
ripensato partendo dal ruolo non marginale svolto
da figure quali gli OSS, OTA, ecc (sono un terzo del
personale sanitario) per scongiurare quello che sta
avvenendo nella sanìità privata. Qui gli infermieri
professionali non sono più la regola bensì l’eccezione. La
soluzione prospettata da IPASVI & Company che definiscono
queste figure come “personale di supporto” è un ritorno
all’oscurantismo mediovale, al… garzonetto di bottega?
Supporto a chi???!!!
Le case si costruiscono dalle fondamenta, non dal tetto. E’
prioritario promuovere professionalità partendo da
chi l’attività assistenziale la pratica. Non si può
squalificarli a “supporto”. Dovrebbe essere evidente e
manifesto che questi lavoratori vanno a sostituire, non a
integrare, il personale infermieristico.
Se almeno per un momento si mettesse da parte la boria
professionale che fa tanto piccolo medico e
si scoprisse orgoglio e dignità di lavoratori, di
tutti i lavoratori, si potrebbe veramente difendere
la professionalità, senza inseguire chimere e nobiltà che,
di fatto riducono chi lavora nella Sanità ad una vera
miseria professionale.
RdB Pubblico Impiego Azienda
Ospedaliera San Martino Genova
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