Povero contratto nazionale, gli serve proprio una scala mobile
 

Molti in queste ultime settimane hanno parlato di precarietà, di questione salariale, di uscita dalla crisi e di soluzioni per ritrovare stabilità occupazionale ed economica dopo i disastri del governo Berlusconi. La cordata berlusconiana ha prodotto molti danni introducendo leggi contro il lavoro e curando interessi personali, più che quelli del paese, e le lavoratrici e i lavoratori in questi ultimi anni hanno perso diritti e salario a scapito dell’ingordo interesse delle imprese. L’erosione salariale è agli occhi di tutti e i segnali che la evidenziano sono sempre più diffusi, basti guardare gli andamenti dei consumi e le reali condizioni dei bilanci familiari dei lavoratori e dei pensionati. Poi si aggiunga la bufala, credo che a questo punto si può  definire anche così, della riduzione dei diritti e della contrazione dei salari per reggere la competizione internazionale. Questa è una questione che considero ormai superata perché il prodotto dell’aumento della precarietà è stato il crescente peggioramento della crisi dell’industria italiana. Insomma, nei fatti si è dimostrato che anche le politiche concertative introdotte nei primi anni novanta - oltre alla gestione di un neoliberismo spinto degli ultimi anni - con il loro malsano modello dell’inflazione programmata e dell’adeguamento a quella 'reale', non è stato altro che una politica di controllo su un solo reddito, quello del lavoro subordinato. Poche volte abbiamo assistito ad adeguamenti senza perdere qualche altro pezzetto della contrattazione collettiva, orario, diritti, ecc…e pochissime volte abbiamo visto i salari recuperare il reale andamento dei prezzi. Adesso, anche con la caduta del governo delle destre, si rafforza la possibilità di aprire una fase per uscire dai modelli di subordinazione del lavoro aprendo nuove strade di sviluppo del conflitto, della partecipazione, della democrazia e definendo percorsi alternativi alle condizioni di controllo e sottomissione imposte dalla precarietà e peggiorate ulteriormente anche dalla legge 30.

Mi pare però di poter dire che non va certo in questa direzione la discussione sul modello contrattuale che si sta aprendo in questi ultimi mesi e ad evidenziarlo sono le prime indicazioni sulle regole della contrattazione, sulle condizioni del recupero salariale e sul modello complessivo di un nuovo patto sul lavoro che la CGIL con CISL-UIL sta chiedendo ad alta voce. Credo che sia scontato per tutti che la fase storica è un'altra rispetto agli inizi degli anni novanta e un eventuale patto concertativo, peggiore sicuramente rispetto a quello del luglio ’93, rischia di aggravare ulteriormente le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. Argomento trattato più di una volta su questo giornale e però, devo anche aggiungere, che non mi sembra che la questione sia chiara a tutti e che nell'aria si aggira una strana voglia di mettere le mani sugli accordi di luglio... introducendo, per quanto riguarda il recupero salariale l’inflazione concordata e il recupero della produttività solo a livello territoriale. Da un lato l'inflazione che viene decisa a livello nazionale una volta per tutte - senza aggiustamenti - e dall'altro il recupero della produttività di settore a livello decentrato - mi viene da dire: povero CCNL. Allora perché non introdurre un meccanismo automatico per il recupero salariale che liberi le forze per la contrattazione nazionale dedicandola alla lotta alla precarietà e contro la flessibilità degli orari di lavoro.

Aumentano i profitti con le rendite, è aumentata e aumenta la speculazione finanziaria, i consumi si contraggono, le condizioni dei lavoratori e dei pensionati peggiorano, ma è possibile che siano sempre i soliti a pagare il conto. Se si vuole parlare di questione salariale, è giusto e ragionevole sostenere l'inserimento di una nuova scala mobile. Uno strumento che adegui automaticamente i salari e le pensioni all’andamento reale dei prezzi, al costo della vita.

Molte forze sindacali e politiche, tra cui la Rete 28 Aprile nella CGIL, hanno promosso una campagna per una nuova scala mobile e hanno lanciato una raccolta firma che in queste ultime settimane sta riscontrando  nei banchetti, nelle assemblee pubbliche e nelle varie iniziative che si organizzano in tutto il paese, un buon risultato sul piano della raccolta firme e anche da quello del consenso dei cittadini. Questa è una campagna che vuole entrare nella discussione sul modello contrattuale superando le logiche dell’ideologia introdotta dal neoliberismo e sviluppando una discussione su proposte concrete.

 

 

Carlo Carelli

Direttivo Nazionale CGIL

Rete 28 Aprile