Sciopero dei ferrovieri, per la sicurezza di
tutti
Grande successo dell'iniziativa «di base» -
coordinamento Rsu-Rls, Orsa, Sult e Cub - per il reintegro di Dante
FRANCESCO PICCIONI
ROMA
Se voleva verificare il grado di tenuta dei
ferrovieri di fronte alle minacce, il gruppo Fs ha ricevuto ieri la
più chiara delle risposte. Per sette ore, dalle 10 alle 17, i treni
italiani si sono fermati per lo sciopero indetto dal coordinamento
nazionale dei delegati rsu e rls, dall'Orsa (unico sindacato tra
quelli firmatari del contratto) e dai sindacati di base Sult e Cub.
Queste sigle che certo non possono vantare quantità oceaniche di
iscritti - il coordinamento dei delegati ha però all'interno
rappresentanti di quasi tutti i sindacati - hanno raccolto oltre il
90% di adesioni tra il personale viaggiante, quasi il 100% tra i
macchinisti e tra il 60 e l'80% dei ferrovieri «dell'esercizio»
(impiegati e operai delle officine o della manutenzione). In pratica
hanno viaggiato soltanto i treni «garantiti» dall'alta soglia di
«servizi minimi» imposta dalla cosiddetta Commissione di garanzia.
Un comunicato di Trenitalia, quasi surreale, parla di una
partecipazione pari al 5%. Raramente si è visto uno sciopero
«orfano» di copertura sindacale raccogliere tante adesioni; l'unico
paragone si può fare con la fermata generale del gennaio 2005,
all'indomani della strage di Crevalcore.
Ed è proprio la sicurezza del trasporto ferroviario il tema che ha
fatto muovere tutti i dipendenti. Aggravato dal licenziamento,
altamente simbolico, di Dante De Angelis, macchinista iscritto
all'Orsa, delegato rls (ovvero «alla sicurezza») eletto dalla
maggioranza assoluta dei lavoratori del suo impianto, che si era
rifiutato di guidare un eurostar equipaggiato con l'«uomo morto»
(vedi l'analisi dei docenti qui di fianco). Licenziamento che si è
andato ad aggiungere ai quattro decisi per la collaborazione
prestata da altri ferrovieri alla trasmissione Report, di RaiTre.
A nulla è servito, insomma, l'estremo tentativo fatto dall'azienda
inviando a tutti i dipendenti una mail contenente la propria
versione, «educolrata» e reticente, della vicenda che ha portato al
licenziamento di Dante.
Nella stazione Termini di Roma il tema sicurezza è entrato a pieno
titolo insieme all'eurostar delle 12,15, proveniente da Torino, uno
di quelli «garantiti». Freni bloccati, fumo e puzza di bruciato,
fuggi fuggi dei (pochi) aspiranti viaggiatori presenti sulle
banchine e intervento immediato dei vigili del fuoco. Un comunicato
degli rls locali ha fatto notare che «solo per fortuite coincidenze
non si sono verificate conseguenze disastrose; solo pochi minuti
prima il treno si sarebbe infatti trovato in galleria».
Riscontrato il successo, i promotori dello sciopero hanno indetto
una seconda assemblea nazionale per il 13 aprile, a Roma, per
decidere come portare avanti la vertenza. Verranno invitati anche i
segretari generali dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Fast) che non
hanno ritenuto - come segreterie nazionali - di incoraggiare la
partecipazione alla mobilitazione di ieri. Tocca dire comunque che
in quasi tutte le situazioni i delegati iscritti a queste sigle
hanno partecipato attivamente. Un comportamento corretto, che è
stato riconosciuto fra l'altro proprio da Dante De Angelis, che ha
voluto ringraziare «tutti i ferrovieri, le strutture sindacali di
base e territoriali, che hanno scioperato anche in assenza di
indicazione da parte dei sindacati cui sono iscritti». E che, ieri,
hanno potuto a loro volta misurare la distanza che li separa dalla
«base».
Trenitalia, a questo punto, deve trattare seriamente: sia sul
reintegro nel loro posto di lavoro di Dante e gli altri licenziati,
sia sul tema della sicurezza, a partire dall'abolizione dell'«uomo
morto». L'ultima posizione assunta dall'azienda - riassunzione sì,
ma in un'altra mansione e in un'altra società del gruppo - è solo un
maldestro modo di prender tempo, nella certezza che il tribunale del
lavoro le imporrebbe comunque il reintegro.
L'importante,in ogni caso, è che con lo sciopero di ieri i
ferrovieri abbiano mandato un segnale chiaro: «in un gruppo di
100.000 dipendenti non si può licenziare chi ha il solo torto di
indicare ai viaggiatori e alle autorità competenti il rischio che si
possano ripetere incidenti mortali come a Crevalcore e Roccasecca».
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