L'«UOMO MORTO»
Un meccanismo che distrae ipnotizzando
VEZIO RUGGIERI* - LAURA MARRUCCI**
C'è sempre un certo doloroso stupore per degli
studiosi che hanno esaminato da un punto di vista scientifico un
processo psicofisiologico e le sue potenziali trasformazioni nella
direzione della patologia e del rischio lavorativo, nel veder
confermate le proprie previsioni, previsioni peraltro in accordo
con la maggior parte della letteratura sull'argomento. Ci riferiamo
all'episodio di Crevalcore (l'incidente ferroviario dove persero la
vita 17 persone), ma più in generale al rischio di incidenti che la
stampa rileva. Le cause di un incidente possono essere molteplici ed
è necessario di volta in volta individuare il peso dei diversi
fattori causali. Però colpisce come spesso, con una incredibile
disinvoltura si parli di «errore umano» concentrando tutta la
responsabilità dell'evento sul lavoratore che avrebbe «collaborato»,
sia pur involontariamente, con un imprevedibile e macabro scherzo
del caso. Con il termine errore umano si intende in qualche modo
esorcizzare l'accaduto, ridurre le gravi responsabilità di gestione
e, paradossalmente, tranquillizzare l'opinione pubblica. Ma non è
così! Ci chiediamo se l'opinione pubblica sarebbe più tranquilla se
«l'errore umano» invece di essere imprevedibile fosse, nelle
circostanze date, in buona misura prevedibile. Ma procediamo con
ordine.
Uno dei processi psicofisici fondamentali che caratterizzano
l'attività del macchinista è l'attenzione/vigilanza. Esso è così
clamorosamente importante che in passato si affidava la conduzione
dei treni a due operatori con funzione di alternanza e di reciproco
stimolo. Il problema dell'attenzione/vigilanza è un problema
obbiettivo ineludibile, che non riguarda solo il lavoratore e che di
fatto anche l'azienda ferrovia cerca di affrontare. Essa si chiede
infatti: come è possibile tenere alta l'attenzione del conduttore ed
eliminare il rischio? Come è possibile farlo eliminando però una
parte del personale, per ragioni di economia gestionale, con
l'ausilio di una moderna (!?) tecnologia?
Ma In che consiste il supporto tecnologico che dovrebbe tener desta
l'attenzione del conducente? Un congegno/pedale è posto in cabina in
corrispondenza del piede del conduttore che deve premere sul pedale
ogni 55 sec. Se per caso il conduttore ha un calo di vigilanza, in
altri termini si «distrae» e, per distrazione «si dimentica di
premere il pedale», si verifica l'immediato arresto del treno.
Questo congegno noto come «Uomo morto» (già sperimentato fin dagli
anni '30) che sostituisce il co-conduttore vigile e stimolante o
alternante nelle funzioni di guida, è stato considerato inadeguato
dalla letteratura scientifica già dagli anni ottanta.
Ma cerchiamo di mettere a fuoco le ragioni più complesse a sostegno
della inadeguatezza del congegno «uomo morto». Il fenomeno
psicofisiologico dell'attenzione deve essere collocato all'interno
della bilancia biologica eccitazione-inibizione. La bilancia
eccitazione-inibizione è sempre presente: basti pensare al ritmo
sonno-veglia. Il sonno (in cui domina un'inibizione comportamentale)
non è un fenomeno passivo (assenza di eccitazione), ma un
complesso fenomeno attivo. La bilancia eccitazione-inibizione
in questo caso si sposta nella direzione dell'inibizione. Lo stesso
si verifica in alcune modificazioni degli stati di coscienza quali
per esempio l'ipnosi. È interessante a questo proposito rilevare che
una delle tecniche utilizzate per favorire l'induzione ipnotica,
consiste nella ripetizione di uno stimolo monotono.
Per avere un'idea di questo tipo di induzione pensiamo al cullare
della madre che per addormentare il suo bambino utilizza una
stimolazione acustico-motoria ritmica. La ripetizione monotona
induce dunque sonnolenza (inibizione) attraverso un'attività motoria
(cullare). Ma anche la ripetizione meccanica continua (immaginate la
continua ossessiva pressione ritmica del piede sul pedale) nella
cabina del macchinista può ottenere effetti analoghi. La ripetizione
monotona del gesto, crea dunque uno stato ipnoide che abbassa il
livello di vigilanza. Ma ciò che è ancora più importante rilevare è
che tale alterato stato di coscienza mantiene il gesto ripetitivo
della pressione sul pedale in forma automatica, sganciata dal
livello di vigilanza. In altri termini il conduttore continua ad
agire sul pedale in modo automatico come se fosse sveglio
mentre in realtà egli è in uno stato di sonnolenza o in uno stato
vagamente ipnoide. Invece di tenerlo sveglio, il dispositivo «uomo
morto» tende, nel tempo di un lungo percorso di guida, ad
addormentare il macchinista.
Se a questo punto egli "non vede un segnale" e crea un incidente
ferroviario per lo stato ipnoide indotto dal sistema di sicurezza,
questo errore a chi è imputabile? Al macchinista? Ci si rende conto
del rischio che si introduce nella guida del treno con questo
dispositivo? La vigilanza serena ed equilibrata del conducente è
garanzia di sicurezza dell'utenza.
* Docente di Psicofisiologia Clinica, Università degli Studi di
Roma La Sapienza
** Psicologa Clinica, Roma
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