La “Rete Regionale contro la precarietà e la L.30” promuove un Appello contro le

 

LE RICETTE DELLA GIUNTA REGIONALE PER L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE 30

IN LOMBARDIA

 

UN’ALTRA PROPOSTA È POSSIBILE:

FERMIAMO LA PRECARIETÀ DEL LAVORO E DELLA VITA

 

Le adesioni ad oggi

 

La giunta regionale della Lombardia ha presentato una proposta di legge sull’attuazione della legge 30 che intende portare all’approvazione del Consiglio entro il mese di marzo 2006.

Su un territorio come quello lombardo già fortemente segnato da condizioni di precarietà diffusa (sia per l’alto numero dei contratti atipici, sia per la precarizzazione del lavoro sinora considerato garantito) questa proposta può avere effetti devastanti.

 

La Giunta regionale della Lombardia recepisce tutti gli aspetti negativi della legge 30, adeguando la normativa regionale a sostegno dell’introduzione delle nuove tipologie di lavoro precario, ed avviando la progressiva  marginalizzazione della rete pubblica dei servizi per l’impiego delle Province.

 

La Giunta regionale punta infatti ad affermare un nuovo sistema regionale dei servizi per l’impiego nel quale agenzie private e pubbliche vengano parimenti accreditate (anche ai fini del finanziamento regionale), in una sorta di sistema liberista concorrenziale che costringerà il sistema pubblico a confrontarsi sul mercato del lavoro al pari di qualsiasi altra agenzia privata, anche sul piano dei costi.

A farne le spese sarà la possibilità di rilanciare un ruolo pubblico di programmazione nelle politiche attive per il lavoro per favorire invece un’idea secondo cui per mercato del lavoro si intende solo un’attività di ricerca e collocazione del personale per conto delle imprese utilizzatrici.

 

La proposta di legge introduce un maggiore accentramento di poteri nelle mani della Giunta, attraverso la trasformazione dell’attuale Agenzia regionale del lavoro, a scapito dei compiti programmatori del Consiglio regionale, delle Province e del coinvolgimento dei sindacati e delle forze sociali il cui ruolo viene relegato nell’ambito di una Consulta senza compiti specifici.

 

Questa proposta di legge va ostacolata nella società e respinta in aula!

 

Noi riteniamo invece che i punti qualificanti ai quali deve rispondere la nuova legislazione regionale debbano essere:

  • Il potenziamento della rete pubblica dei servizi del lavoro fondato sui Centri per l’impiego delle Province, ai quali deve fare capo la gestione pubblica della Borsa Lavoro. I Centri devono aumentare la propria capacità di penetrazione sul territorio, di coordinamento ed indirizzo, anche tramite convenzioni con Comuni, Scuole ed Università presso i quali prevedere l’apertura di nuovi sportelli.
  • I soggetti privati autorizzati per le funzioni di intermediazione di mano d’opera non devono avere finanziamenti pubblici né tantomeno vedersi affidati gli stessi compiti dei Centri pubblici.
  • Gli enti e le strutture pubbliche devono evitare (o quantomeno ridurre al minimo) l’utilizzo delle varie forme di lavoro precario e “internalizzare” con contratti di lavoro a tempo indeterminato molti di quei servizi che in questi anni hanno subito processi di esternalizzazione;
  • Per rispondere al disagio sociale prodotto dall’aumento del ricorso al lavoro precario, va istituito un fondo regionale (finanziato anche con il contributo delle imprese che somministrano/utilizzano lavoro precario) per introdurre forme di sostegno al reddito e di copertura previdenziale per i periodi di inattività lavorativa. Vanno inoltre previste facilitazioni per l’accesso al credito e ai servizi.
  • Devono essere previste forme di partecipazione reali delle forze sociali nella definizione degli obiettivi, dei programmi e delle priorità d’intervento delle politiche attive del lavoro.

 

I sottoscritti, promotori del presente appello, propongono l’avvio di un percorso unitario di mobilitazione (a partire da una presidio fuori dal Consiglio regionale il giorno in cui il provvedimento viene discusso in aula) contro la proposta di legge della Giunta regionale (che di fatto introduce la privatizzazione delle funzioni di collocamento di manodopera e che, in attuazione della legge 30, sancisce la precarietà come sistema), e per chiedere invece un forte rilancio del ruolo pubblico che deve basarsi su politiche per il lavoro ed obiettivi miranti alla riduzione della precarietà ed allo sviluppo delle tutele.

 

Non è un obiettivo impossibile, altre regioni hanno fatto in questi mesi legislazioni diverse e migliori di quella che oggi propone la giunta della Lombardia e già ci sono in consiglio regionale altre proposte di legge che vanno in questa direzione.

 

Milano, febbraio 2006

 

Per aderire all’Appello: retecontroprecarieta@tiscali.it

 

 

 

--------------------  Hanno aderito finora:

 

1.       Rete di Lilliput – nodo di Milano

2.       Marcia Mondiale delle Donne

3.       Centro Sociale Leoncavallo

4.       Franco Arrigoni – Segretario regionale della Fiom

5.       SINCOBAS

6.       PRC Regionale

7.       Gruppo Consigliare regione Lombardia PRC

8.       Tavolo Stop precarietà – SocialForumComo

9.       Verdi Regione Lombardia

10.   Coordinamento Nord Sud del Mondo

11.   Attac

12.   Confederazione COBAS

13.   Associazione Atdal

14.   Miracolo a Milano

15.   Gruppo Consigliare regione Lombardia PdCI

16.   Ass.Culturale Puntorosso – Forum Mondiale delle Alternative

17.   Ass. Alternative Europa

18.   Rivista Alternative

19.   Socialismo 2000 – Lombardia

20.   Giovani Comunisti

21.   Felice C. Besostri - avvocato

22.   Riccardo Bellofiore – economista

23.   Giovanna Verteva – economista

24.    Forum per la Difesa della Salute

25.    Ass. Todo Cambia

26.    Massimo Cortesi – Arci Lombardia

27.    Pino Vanacore – CGIL lombardia

28.    Fausto Banzi – Assessore alle politiche sociali provincia di Mantova

29.   il comitato degli iscritti della FP CGIL del Comune di Bergamo. Il Coordinatore del comitato Cavati Silvio

30.   Rete 28 Aprile Sinistra Sindacale CGIL

31.   Carlo Carelli e Eugenio Vicini della segreteria provinciale CGIL di Lodi

32.   Partito Umanista

33.   Il gruppo consiliare Prc della Provincia di Milano

34.   Dino Greco  segretario  generale CGIL Brescia

35.   Graziano Fracassi segretario CGIL Brescia

36.   Fausto Beltrami segretario Cgil Brescia

37.   Sinistra giovanile Bergamo

38.   Associazione Articolo1  Bergamo

39.   Severgnini Giuseppe – Fiom Bergamo – Comitato centrale Fiom